Un grande italianista dell’Università di Bologna, Ezio Raimondi (1925-2014), studioso del nesso fra letteratura e scienza e del ruolo della scienza come «parte progressiva della cultura italiana» nell’età dei Lumi, parlava già trent’anni fa, in riferimento a Tiraboschi, di «erudizione locale-europea» per designare un tipo di erudizione che è il contrario di quella che si intende con «provinciale» perché si sviluppa in «dialogo continuo e straordinariamente aggiornato con l’Europa e con l’Europa illuminista». Questo tipo di erudizione connota il riminese Giovanni Bianchi (1693-1775) che preferiva chiamarsi latinamente Janus Plancus ovvero Jano/Iano/Giano Planco, medico-naturalista, grecista ed epigrafista di vaglia, e i suoi migliori allievi: antiquari, orientalisti e «Giornalisti delle lettere» quali Giovanni Cristofano Amaduzzi (1740-1792), Sovraintendente della Stamperia de Propaganda Fide, naturalisti quali Giovanni Antonio Battarra (1714-1789), latinisti quali Girolamo Ferri (1713-1786), un «illustre e profondissimo conoscitore» della diplomatica, «ultimo ramo dell’antiquaria», quale Giuseppe Garampi (1725-1792), un epigrafista quale Gaetano Marini (1742-1815), prefetto degli Archivi Vaticani, un fisiologo e patologo quale Michele Rosa (1731-1812). I discepoli comprovano, nella varietà degli studi di cui sono cultori, l’universalità di dottrina del loro maestro, cui «Dio» – secondo un’efficace formula in una lettera di Muratori dell’8 aprile 1741 – aveva «dato talento per tutto». Vastità di saperi, varietà di corrispondenti – da Algarotti a Zimmermann – e capacità di irradiazione culturale sono strettamente correlate. Questo articolo ne prende in esame alcuni momenti. Giovanni Bianchi ha una biografia che si svolge tutta in un ambito territoriale piuttosto circoscritto: studi medici a Bologna, poi nella Padova di Morgagni e Vallisneri; per un ventennio nella città natale; tre anni a Siena, dal 1741 al 1744, ricoprendo la cattedra di anatomia; il resto della sua lunga vita di nuovo nella città natale, come medico nonché docente in un’accademia domestica modellata sull’esempio dell’Accademia dei Lincei di Federico Cesi (1585-1630), Lynceorum restitutor perpetuus nella sua casa riminese. Non ha mai soggiornato all’estero, non mette mai piede a Berlino o Lipsia, ma è ascritto a entrambe le accademie, conosce benissimo i meriti scientifici dei suoi sodali e ha un numero impressionante di amicizie scientifiche anche con “Oltramontani”. Alcuni nomi: Anders Celsius (1701-1744), l’astronomo e matematico cui si deve la scala termometrica centigrada, Albrecht von Haller (1708-1777), Lorenz Heister (1683-1758), François Séguier (1703-1784), Gerard van Swieten (1700-1772), Peter Christian Wagner (1703-1764), Jean. A Rimini giungeva «via acqua» da tutt’Europa un’impressionante quantità di opere scientifiche, compresi «grossi corpi» come gli «Atti di Parigi, d’Inghilterra e di Lipsia». Ed è appunto qui la chiave dell’erudizione «locale-europea» di Jano Planco e dei suoi discepoli. Oggi possiamo ricostruirla solo in base ai carteggi e agli elogi/biografie settecentesche. Occorre in altri termini collocanrsi in epoca anteriore a quella in cui l’assetto dei saperi subisce una trasformazione radicale. Oggi nessuna disciplina corrisponde all’ambito dell’eruditio, che è per definizione transdisciplinare, cultura a tutto campo quale appunto veniva appresa nel Lynceum riminese. La capacità di trascorrere da un ramo all’altro dello scibile, dalla pittura alla matematica, dalle scienze naturali all’antiquaria e a tutte quelle che nel sistema dei saperi settecentesco erano le «dipendenze» dell’antiquaria costituisce la grande eredità del magistero planchiano oggi al tempo stesso più sfocata e più preziosa. Viene specificamente trattata La questione della lingua, da Johann Rudolf Iselin (1705-1779), uno dei tanti corrispondenti inediti dell’Enlightened Ultramontane Garampi all’interrompersi della comunicazione erudita: Battarra e Jacob Christian Schäffer (1718-1790) celebre botanico e micologo in contatto con Linneo e Réaumur che scrivendo in tedesco non risulta accessibile linguisticamente a Battarra. La segnatura ideologica della battaglia a favore del latino nella comunicazione scientifica ha una sua tappa segreta nel carteggio – inedito – nella Biblioteca Gambalunghiana fra G. Bianchi e Fortunato Bartolomeo de Felice (1723-1789), il più perseguitato, forse, fra gli «spretati» passati al protestantesimo, ex professore di fisica all’Università di Napoli rifugiatosi in Svizzera. – Ruolo della cosiddetta Encyclopédie d’Yverdon, ovvero l’Encyclopédie ou Dictionnaire universel raisonné des connoissances humaines ideata da De Felice a Berna e dell’«Excerptum totius Italicae nec non Helveticae Literaturae», rivista con ben diciassette punti vendita in Germania, paese a destinazione privilegiata. – La presenza di Jano Planco nelle Epistolarum ab eruditis viris ad Alb. Hallerum scriptarum uscite dalla tipografia defeliciana. Le amicizie con i sodali dell’Accademia di Berlino. – Bianchi e Costantino Ruggeri (1714-1763), bibliotecario della Ottoboniana chiamato da Winckelmann «il più gran galant’uomo col quale la mia buona sorte mi ha unito di voglia e di sentimenti». – Ruolo di Amaduzzi, che ragguaglia Bianchi su «la pubblicazione di due volumi di Monumenti antichi inediti del Sig. Abate Winckelmann dedicati all’Em. Sig. Card. Alessandro Albani, e stampati presso il Pagliarini». – Gli «Opuscoli calogeriani». L’effetto di potenziamento esercitato dai rapporti con accademici non tedeschi e delle visite alle collezioni sia naturalistiche che antiquarie planchiane. I «Sassoni di Lissia»: lettera inedita del 6.12.1762 in cui Bianchi chiede ad Amaduzzi di dire a Winckelmann quanto è «obbligato ai suoi Sassoni di Lissia [Lipsia] per aver fatta ne’ loro Atti soventi volte onorata menzione delle cose mie, come si può vedere dall’anno 1744 de’ loro Atti fino ai tempi presenti». La presenza di Bianchi nell’Onomasticon Literarium sive nomenclator historico-criticus praestantissimorum omnis aetatis, populi, artiumque formulae scriptorum di Christoph Gottlob Sachse (1714-1806), nel Catalogus Bibliothecae Bunavianae di Johann Michael Franke e negli Zusätze zu den neuesten Reisebeschreibungen von Italien di Bernoulli. – «Eretici» e Accademie: un bilancio. L’articolo è basato su documenti inediti.

Giovanni Bianchi e la sua scuola. Prospezioni e prospettive / Giulia Cantarutti. - STAMPA. - 3:(2013), pp. 458-483.

Giovanni Bianchi e la sua scuola. Prospezioni e prospettive

CANTARUTTI, GIULIA
2013

Abstract

Un grande italianista dell’Università di Bologna, Ezio Raimondi (1925-2014), studioso del nesso fra letteratura e scienza e del ruolo della scienza come «parte progressiva della cultura italiana» nell’età dei Lumi, parlava già trent’anni fa, in riferimento a Tiraboschi, di «erudizione locale-europea» per designare un tipo di erudizione che è il contrario di quella che si intende con «provinciale» perché si sviluppa in «dialogo continuo e straordinariamente aggiornato con l’Europa e con l’Europa illuminista». Questo tipo di erudizione connota il riminese Giovanni Bianchi (1693-1775) che preferiva chiamarsi latinamente Janus Plancus ovvero Jano/Iano/Giano Planco, medico-naturalista, grecista ed epigrafista di vaglia, e i suoi migliori allievi: antiquari, orientalisti e «Giornalisti delle lettere» quali Giovanni Cristofano Amaduzzi (1740-1792), Sovraintendente della Stamperia de Propaganda Fide, naturalisti quali Giovanni Antonio Battarra (1714-1789), latinisti quali Girolamo Ferri (1713-1786), un «illustre e profondissimo conoscitore» della diplomatica, «ultimo ramo dell’antiquaria», quale Giuseppe Garampi (1725-1792), un epigrafista quale Gaetano Marini (1742-1815), prefetto degli Archivi Vaticani, un fisiologo e patologo quale Michele Rosa (1731-1812). I discepoli comprovano, nella varietà degli studi di cui sono cultori, l’universalità di dottrina del loro maestro, cui «Dio» – secondo un’efficace formula in una lettera di Muratori dell’8 aprile 1741 – aveva «dato talento per tutto». Vastità di saperi, varietà di corrispondenti – da Algarotti a Zimmermann – e capacità di irradiazione culturale sono strettamente correlate. Questo articolo ne prende in esame alcuni momenti. Giovanni Bianchi ha una biografia che si svolge tutta in un ambito territoriale piuttosto circoscritto: studi medici a Bologna, poi nella Padova di Morgagni e Vallisneri; per un ventennio nella città natale; tre anni a Siena, dal 1741 al 1744, ricoprendo la cattedra di anatomia; il resto della sua lunga vita di nuovo nella città natale, come medico nonché docente in un’accademia domestica modellata sull’esempio dell’Accademia dei Lincei di Federico Cesi (1585-1630), Lynceorum restitutor perpetuus nella sua casa riminese. Non ha mai soggiornato all’estero, non mette mai piede a Berlino o Lipsia, ma è ascritto a entrambe le accademie, conosce benissimo i meriti scientifici dei suoi sodali e ha un numero impressionante di amicizie scientifiche anche con “Oltramontani”. Alcuni nomi: Anders Celsius (1701-1744), l’astronomo e matematico cui si deve la scala termometrica centigrada, Albrecht von Haller (1708-1777), Lorenz Heister (1683-1758), François Séguier (1703-1784), Gerard van Swieten (1700-1772), Peter Christian Wagner (1703-1764), Jean. A Rimini giungeva «via acqua» da tutt’Europa un’impressionante quantità di opere scientifiche, compresi «grossi corpi» come gli «Atti di Parigi, d’Inghilterra e di Lipsia». Ed è appunto qui la chiave dell’erudizione «locale-europea» di Jano Planco e dei suoi discepoli. Oggi possiamo ricostruirla solo in base ai carteggi e agli elogi/biografie settecentesche. Occorre in altri termini collocanrsi in epoca anteriore a quella in cui l’assetto dei saperi subisce una trasformazione radicale. Oggi nessuna disciplina corrisponde all’ambito dell’eruditio, che è per definizione transdisciplinare, cultura a tutto campo quale appunto veniva appresa nel Lynceum riminese. La capacità di trascorrere da un ramo all’altro dello scibile, dalla pittura alla matematica, dalle scienze naturali all’antiquaria e a tutte quelle che nel sistema dei saperi settecentesco erano le «dipendenze» dell’antiquaria costituisce la grande eredità del magistero planchiano oggi al tempo stesso più sfocata e più preziosa. Viene specificamente trattata La questione della lingua, da Johann Rudolf Iselin (1705-1779), uno dei tanti corrispondenti inediti dell’Enlightened Ultramontane Garampi all’interrompersi della comunicazione erudita: Battarra e Jacob Christian Schäffer (1718-1790) celebre botanico e micologo in contatto con Linneo e Réaumur che scrivendo in tedesco non risulta accessibile linguisticamente a Battarra. La segnatura ideologica della battaglia a favore del latino nella comunicazione scientifica ha una sua tappa segreta nel carteggio – inedito – nella Biblioteca Gambalunghiana fra G. Bianchi e Fortunato Bartolomeo de Felice (1723-1789), il più perseguitato, forse, fra gli «spretati» passati al protestantesimo, ex professore di fisica all’Università di Napoli rifugiatosi in Svizzera. – Ruolo della cosiddetta Encyclopédie d’Yverdon, ovvero l’Encyclopédie ou Dictionnaire universel raisonné des connoissances humaines ideata da De Felice a Berna e dell’«Excerptum totius Italicae nec non Helveticae Literaturae», rivista con ben diciassette punti vendita in Germania, paese a destinazione privilegiata. – La presenza di Jano Planco nelle Epistolarum ab eruditis viris ad Alb. Hallerum scriptarum uscite dalla tipografia defeliciana. Le amicizie con i sodali dell’Accademia di Berlino. – Bianchi e Costantino Ruggeri (1714-1763), bibliotecario della Ottoboniana chiamato da Winckelmann «il più gran galant’uomo col quale la mia buona sorte mi ha unito di voglia e di sentimenti». – Ruolo di Amaduzzi, che ragguaglia Bianchi su «la pubblicazione di due volumi di Monumenti antichi inediti del Sig. Abate Winckelmann dedicati all’Em. Sig. Card. Alessandro Albani, e stampati presso il Pagliarini». – Gli «Opuscoli calogeriani». L’effetto di potenziamento esercitato dai rapporti con accademici non tedeschi e delle visite alle collezioni sia naturalistiche che antiquarie planchiane. I «Sassoni di Lissia»: lettera inedita del 6.12.1762 in cui Bianchi chiede ad Amaduzzi di dire a Winckelmann quanto è «obbligato ai suoi Sassoni di Lissia [Lipsia] per aver fatta ne’ loro Atti soventi volte onorata menzione delle cose mie, come si può vedere dall’anno 1744 de’ loro Atti fino ai tempi presenti». La presenza di Bianchi nell’Onomasticon Literarium sive nomenclator historico-criticus praestantissimorum omnis aetatis, populi, artiumque formulae scriptorum di Christoph Gottlob Sachse (1714-1806), nel Catalogus Bibliothecae Bunavianae di Johann Michael Franke e negli Zusätze zu den neuesten Reisebeschreibungen von Italien di Bernoulli. – «Eretici» e Accademie: un bilancio. L’articolo è basato su documenti inediti.
2013
Storia della chiesa riminese. Vol. III, dal concilio di Trento all’età napoleonica
458
483
Giovanni Bianchi e la sua scuola. Prospezioni e prospettive / Giulia Cantarutti. - STAMPA. - 3:(2013), pp. 458-483.
Giulia Cantarutti
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/400198
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