L’articolo ripercorre le vicende della formazione del vasto patrimonio forestale che è oggi parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, ricostruibili, sulla base di notizie tramandate dalla tradizione e di documenti d’archivio, a partire dal secolo XI. Sebbene oggi la presenza e la pressione antropica nel territorio del Parco si possano considerare complessivamente assai ridotte, l’articolo sottolinea come la storia e le vicende della formazione di un paesaggio che sembra caratterizzarsi per la propria “naturalità” siano profondamente segnate dall’intervento dell’uomo: se sono per primi i monaci Camaldolesi a dedicare energie e risorse al mantenimento ed alla trasformazione delle foreste, a partire dalla fine del XIV secolo la loro gestione è assegnata stabilmente all’ Opera del Duomo di Firenze, che la mantiene fino al XIX secolo, quando il boemo Karl Simon viene nominato “Ispettore e Amministratore della Regia Foresta di Casentino” dal granduca Leopoldo II. La nomina di Simon inaugura nuove prospettive nella gestione del vasto territorio forestale, non soltanto in virtù dell’articolato programma selvicolturale intrapreso, ma anche per la volontà di integrare questo stesso programma con una serie di iniziative volte al miglioramento delle condizioni economiche e di vita della popolazione locale. Una secolare tradizione nella pratica selvicolturale ha consegnato all’età contemporanea un eccezionale patrimonio boschivo, la cui tutela è stata oggetto di ripetute petizioni ed interpellanze, grazie alle quali le foreste sono entrate a fare parte del Demanio dello Stato italiano già nel 1914. Nel 1959 l’Azienda Speciale per il Demanio Forestale dello Stato ha costituito in questo territorio la prima Riserva Integrale italiana, denominata di Sasso Fratino, nella foresta della Lama, cui è seguita l’istituzione, nel 1977, di quattro Riserve Naturali Biogenetiche. L’istituzione del Parco Regionale nel versante romagnolo ha quindi preceduto la perimetrazione provvisoria ed i provvedimenti di salvaguardia dell’intera area protetta, stabiliti attraverso il D.M. del 14/12/1990 e la successiva Legge Quadro sulle Aree Protette del 1991. La definitiva istituzione dell’Ente Parco risale al 1993. L’articolo prende in esame i principali contenuti progettuali e normativi (zonazione) del Piano del Parco Nazionale, risalente al 2002, rispetto alle necessità di tutela e valorizzazione di un ingente patrimonio paesaggistico-ambientale e insieme di promozione dello sviluppo ecosostenibile di un intero territorio, oggi collocato “ai margini” delle aree a maggiore sviluppo.

Fra Romagna e Toscana: un crinale condiviso. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna

ORIOLI, VALENTINA
2006

Abstract

L’articolo ripercorre le vicende della formazione del vasto patrimonio forestale che è oggi parte del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, ricostruibili, sulla base di notizie tramandate dalla tradizione e di documenti d’archivio, a partire dal secolo XI. Sebbene oggi la presenza e la pressione antropica nel territorio del Parco si possano considerare complessivamente assai ridotte, l’articolo sottolinea come la storia e le vicende della formazione di un paesaggio che sembra caratterizzarsi per la propria “naturalità” siano profondamente segnate dall’intervento dell’uomo: se sono per primi i monaci Camaldolesi a dedicare energie e risorse al mantenimento ed alla trasformazione delle foreste, a partire dalla fine del XIV secolo la loro gestione è assegnata stabilmente all’ Opera del Duomo di Firenze, che la mantiene fino al XIX secolo, quando il boemo Karl Simon viene nominato “Ispettore e Amministratore della Regia Foresta di Casentino” dal granduca Leopoldo II. La nomina di Simon inaugura nuove prospettive nella gestione del vasto territorio forestale, non soltanto in virtù dell’articolato programma selvicolturale intrapreso, ma anche per la volontà di integrare questo stesso programma con una serie di iniziative volte al miglioramento delle condizioni economiche e di vita della popolazione locale. Una secolare tradizione nella pratica selvicolturale ha consegnato all’età contemporanea un eccezionale patrimonio boschivo, la cui tutela è stata oggetto di ripetute petizioni ed interpellanze, grazie alle quali le foreste sono entrate a fare parte del Demanio dello Stato italiano già nel 1914. Nel 1959 l’Azienda Speciale per il Demanio Forestale dello Stato ha costituito in questo territorio la prima Riserva Integrale italiana, denominata di Sasso Fratino, nella foresta della Lama, cui è seguita l’istituzione, nel 1977, di quattro Riserve Naturali Biogenetiche. L’istituzione del Parco Regionale nel versante romagnolo ha quindi preceduto la perimetrazione provvisoria ed i provvedimenti di salvaguardia dell’intera area protetta, stabiliti attraverso il D.M. del 14/12/1990 e la successiva Legge Quadro sulle Aree Protette del 1991. La definitiva istituzione dell’Ente Parco risale al 1993. L’articolo prende in esame i principali contenuti progettuali e normativi (zonazione) del Piano del Parco Nazionale, risalente al 2002, rispetto alle necessità di tutela e valorizzazione di un ingente patrimonio paesaggistico-ambientale e insieme di promozione dello sviluppo ecosostenibile di un intero territorio, oggi collocato “ai margini” delle aree a maggiore sviluppo.
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