In merito alle integrazioni non esiste ancora una teoria del restauro unitaria, ma sono molteplici le possibilità di azioni riscontrabili, affidate al senso etico e alla soggettività dell’operatore. E’ comunque assodata l’importanza del principio di riconoscibilità, ribadito sia dal Codice deontologico del conservatore/restauratore, ARI, 1994, che dal più recente “Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei” (D.M. 25/7/2000), sul quale si deve basare qualsiasi intervento destinato a risarcire lacune. Il restauratore, per attenersi a tale principio, può ad esempio scegliere di “smorzare” i toni degli impasti colorati preparati tenendo conto della tinta e del tono delle parti ceramiche originali. Per farlo, normalmente, si affida alla propria esperienza e al proprio occhio. E’ qui che entra in gioco la possibilità di sfruttare la spettrofotometria per verificare strumentalmente un risultato, per quantificare le differenze di colore tra le porzioni originali e quelle integrate. Con l’indagine colorimetrica condotta si sono comparati gli spettri di riflettanza e le coordinate colorimetriche degli spazi CIEL*a*b* e CIEL*C*h, ricavati scegliendo aree di misura nelle zone originali ed altre in quelle restaurate, allo scopo di fornire un ipotetico range di dati numerici utili in futuro, come riferimento per esperienze analoghe, mediante la stima di differenze espresse in termini di E. Individuare un range vuole dire fornire un insieme di possibilità oggettive e riproducibili comprese tra due valori estremi, entrambi da non superare avendo intenzione di realizzare un’integrazione che risulti corretta dal punto di vista dell’etica conservativa. Le misurazioni sono state effettuate con uno spettrofotometro portatile Minolta CM 2600d impostato con la componente speculare inclusa, illuminante D65, osservatore a 10 e geometria di illuminazione e di osservazione d/8. Gli oggetti considerati, nove maioliche dipinte e una faenza ingobbiata sono stati forniti dal Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza; sono tutti integrati con polifilla, stucco di finitura a base d’acqua e colori acrilici. Le misurazioni effettuate rappresentano una prima verifica della applicabilità del metodo: si tratta quindi di un lavoro preliminare da approfondire in seguito su una campionatura più ampia.

La colorimetria applicata alla scelta del tono degli impasti per integrazioni ceramiche

VANDINI, MARIANGELA;FIORI, CESARE;
2006

Abstract

In merito alle integrazioni non esiste ancora una teoria del restauro unitaria, ma sono molteplici le possibilità di azioni riscontrabili, affidate al senso etico e alla soggettività dell’operatore. E’ comunque assodata l’importanza del principio di riconoscibilità, ribadito sia dal Codice deontologico del conservatore/restauratore, ARI, 1994, che dal più recente “Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei” (D.M. 25/7/2000), sul quale si deve basare qualsiasi intervento destinato a risarcire lacune. Il restauratore, per attenersi a tale principio, può ad esempio scegliere di “smorzare” i toni degli impasti colorati preparati tenendo conto della tinta e del tono delle parti ceramiche originali. Per farlo, normalmente, si affida alla propria esperienza e al proprio occhio. E’ qui che entra in gioco la possibilità di sfruttare la spettrofotometria per verificare strumentalmente un risultato, per quantificare le differenze di colore tra le porzioni originali e quelle integrate. Con l’indagine colorimetrica condotta si sono comparati gli spettri di riflettanza e le coordinate colorimetriche degli spazi CIEL*a*b* e CIEL*C*h, ricavati scegliendo aree di misura nelle zone originali ed altre in quelle restaurate, allo scopo di fornire un ipotetico range di dati numerici utili in futuro, come riferimento per esperienze analoghe, mediante la stima di differenze espresse in termini di E. Individuare un range vuole dire fornire un insieme di possibilità oggettive e riproducibili comprese tra due valori estremi, entrambi da non superare avendo intenzione di realizzare un’integrazione che risulti corretta dal punto di vista dell’etica conservativa. Le misurazioni sono state effettuate con uno spettrofotometro portatile Minolta CM 2600d impostato con la componente speculare inclusa, illuminante D65, osservatore a 10 e geometria di illuminazione e di osservazione d/8. Gli oggetti considerati, nove maioliche dipinte e una faenza ingobbiata sono stati forniti dal Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza; sono tutti integrati con polifilla, stucco di finitura a base d’acqua e colori acrilici. Le misurazioni effettuate rappresentano una prima verifica della applicabilità del metodo: si tratta quindi di un lavoro preliminare da approfondire in seguito su una campionatura più ampia.
Innovazioni tecnologiche per i beni culturali in Italia
101
107
M.Vandini; C.Fiori; E.Cornacchia
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