Negli stand di Expo Build 2004, come nelle strade di Shanghai, la modernizzazione che ha investito la Cina rende sorprendentemente familiari agli occidentali i paesaggi urbani, gli oggetti e i comportamenti. Condomini multipiano che crescono come funghi, demolizioni di interi quartieri per fare posto a business district e alberghi con facciate luccicanti di vetrate a specchio; decine di centri commerciali nuovissimi e frequentatissimi, negozi di lusso che via via sostituiscono il tessuto di microcommerci della tradizione orientale, jeans all’ultima moda e telefonino di rigore appeso al collo di tutti gli adolescenti. Ritmi accelerati, traffico intenso, un mare di autobus e taxi tra i quali spuntano le Mercedes e le Buick dei ricchissimi insieme con i camion carichi di tondino che alimentano i molti cantieri: un attivismo frenetico, con un’adesione travolgente per tutto ciò che appare “nuovo” e la rimozione sistematica di ogni segno che richiama la tradizione, da cui sembra che tutti vogliano emanciparsi prima possibile. Tutto “già visto”? Le città cinesi stanno ripercorrendo quaranta anni dopo la stessa traiettoria che ha vissuto l’Europa del dopoguerra? O questa visione risente troppo della nostra sensibilità occidentale e si lascia sfuggire molti altri aspetti, per noi decisamente meno facili da percepire?

Così vicina così lontana. Altri mercati: la Cina

ANTONINI, ERNESTO
2004

Abstract

Negli stand di Expo Build 2004, come nelle strade di Shanghai, la modernizzazione che ha investito la Cina rende sorprendentemente familiari agli occidentali i paesaggi urbani, gli oggetti e i comportamenti. Condomini multipiano che crescono come funghi, demolizioni di interi quartieri per fare posto a business district e alberghi con facciate luccicanti di vetrate a specchio; decine di centri commerciali nuovissimi e frequentatissimi, negozi di lusso che via via sostituiscono il tessuto di microcommerci della tradizione orientale, jeans all’ultima moda e telefonino di rigore appeso al collo di tutti gli adolescenti. Ritmi accelerati, traffico intenso, un mare di autobus e taxi tra i quali spuntano le Mercedes e le Buick dei ricchissimi insieme con i camion carichi di tondino che alimentano i molti cantieri: un attivismo frenetico, con un’adesione travolgente per tutto ciò che appare “nuovo” e la rimozione sistematica di ogni segno che richiama la tradizione, da cui sembra che tutti vogliano emanciparsi prima possibile. Tutto “già visto”? Le città cinesi stanno ripercorrendo quaranta anni dopo la stessa traiettoria che ha vissuto l’Europa del dopoguerra? O questa visione risente troppo della nostra sensibilità occidentale e si lascia sfuggire molti altri aspetti, per noi decisamente meno facili da percepire?
2004
Antonini E.
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