L’incontro del 20 gennaio 2003 tra il Ministro dell’Istruzione italiano, Letizia Moratti, e il Ministro dell’Educazione greco, Petros Efthymiou, che ha inaugurato il progetto di un Centro Europeo di Studi Classici, rappresenta un importante banco di prova dell’identità europea. Un’identità plurale, all’insegna del motto “in varietate concordia”, ma un’identità che non può ignorare il patrimonio linguistico-culturale unitario di tale pluralità: il latino di Cicerone, ma anche dei clerici vagantes, la filosofia di Socrate, la logica di Aristotele, la presenza di un pensiero giuridico autonomo (distinto in particolare dalla sfera religiosa), l’idea di democrazia, l’appello all’interiorità di S. Agostino, il metodo scientifico, gli archetipi del tragico. Ma se i classici costituiscono indubbiamente la nostra arché (la nostra origine), potranno costituire anche il nostro telos (il nostro fine)? Nell’era della tecnologia e del trionfo delle leggi di mercato essi sembrerebbero inattuali, ma una scuola come luogo esclusivo della modernità non può reggere alle sfide del futuro. La scuola, l’Università, le associazioni culturali sono chiamate quindi a ritrovare nel paradigma cumulativo della memoria storica gli elementi per rivitalizzare quella tradizione e farne l’elemento fondante di un nuovo umanesimo scientifico, capace di contrastare i conformismi del presente e le mode dell’ora. Compito del Convegno è delineare il nuovo volto della cultura classica nella formazione del cittadino europeo

Classici perché, classici per chi

DIONIGI, IVANO
2006

Abstract

L’incontro del 20 gennaio 2003 tra il Ministro dell’Istruzione italiano, Letizia Moratti, e il Ministro dell’Educazione greco, Petros Efthymiou, che ha inaugurato il progetto di un Centro Europeo di Studi Classici, rappresenta un importante banco di prova dell’identità europea. Un’identità plurale, all’insegna del motto “in varietate concordia”, ma un’identità che non può ignorare il patrimonio linguistico-culturale unitario di tale pluralità: il latino di Cicerone, ma anche dei clerici vagantes, la filosofia di Socrate, la logica di Aristotele, la presenza di un pensiero giuridico autonomo (distinto in particolare dalla sfera religiosa), l’idea di democrazia, l’appello all’interiorità di S. Agostino, il metodo scientifico, gli archetipi del tragico. Ma se i classici costituiscono indubbiamente la nostra arché (la nostra origine), potranno costituire anche il nostro telos (il nostro fine)? Nell’era della tecnologia e del trionfo delle leggi di mercato essi sembrerebbero inattuali, ma una scuola come luogo esclusivo della modernità non può reggere alle sfide del futuro. La scuola, l’Università, le associazioni culturali sono chiamate quindi a ritrovare nel paradigma cumulativo della memoria storica gli elementi per rivitalizzare quella tradizione e farne l’elemento fondante di un nuovo umanesimo scientifico, capace di contrastare i conformismi del presente e le mode dell’ora. Compito del Convegno è delineare il nuovo volto della cultura classica nella formazione del cittadino europeo
Essere e divenire del “Classico”. La classicità come identità plurale della nuova Europa
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I. Dionigi
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