rilevate le persistenti confusioni sulle terminologie beni comuni e beni collettivi, si è denunciato il rischio di visioni attualistiche tese a trovare soluzioni e sistemazioni definitive alla molteplicità delle vicende locali legate a possessi comuni e collettivi e che rischiano di appiattire il panorama storico sulle realtà ritenute emblematiche. In effetti di emblematico non c’è quasi nulla nel variegatissimo insieme di tali evoluzioni, se non appunto per alcune delle esigenze da cui nascevano. Poche tematiche come questa si rivelano adatte a porre a confronto vicende storiche anche molto remote con le situazioni e le prospettive odierne. Nei provvedimenti legislativi e nelle proposte in materia di demani degli ultimi anni, in nome di un adeguamento alle attuali esigenze di utilizzo delle risorse, sembrano alternarsi orientamenti e soluzioni di segno spesso opposto (cassazione o restaurazione), che non sempre tengono conto delle peculiarità storiche delle diverse realtà. Tuttavia non ci si può esimere dall’affrontare le differenti realtà e le persistenti questioni terminologiche, perché le definizioni generali non sono sufficienti a racchiudere e identificare le infinite varietà del fenomeno. Innanzitutto è arduo distinguere la denominazione della proprietà più comunemente intesa da quella della proprietà collettiva. Infatti solo superficialmente si può separare la prima dalla seconda chiamandola privata, principalmente perché, nei casi in cui si è avuta la delimitazione del gruppo degli spettanti è emersa una personalità giuridica distinta da quella pubblica. Poi, come si esporrà più in dettaglio, all’interno delle proprietà collettive occorre distinguere i beni che ne fanno parte anche in base all’ambito locale di disponibilità e di accesso, poiché beni comuni sono quelli di cui fruisce tutta la comunità e che il più delle volte sono indivisi, mentre beni collettivi sono quelli che spettano ad una parte riconosciuta di essa e che possono essere indivisi o ripartiti in lotti di assegnazione temporanea.

Aspetti generali e particolarità locali nell’esperienza delle Partecipanze Emiliane / R. Dondarini. - STAMPA. - 2:(2005), pp. 77-95. (Intervento presentato al convegno AVEVANO TUTTO E NULLA POSSEDEVANO La proprietà collettiva dalla produzione di beni alla produzione di servizi naturali finali, dal soddisfacimento degli interessi locali al soddisfacimento degli interessi generali tenutosi a Trento nel 6-7 novembre 2003).

Aspetti generali e particolarità locali nell’esperienza delle Partecipanze Emiliane

DONDARINI, ROLANDO
2005

Abstract

rilevate le persistenti confusioni sulle terminologie beni comuni e beni collettivi, si è denunciato il rischio di visioni attualistiche tese a trovare soluzioni e sistemazioni definitive alla molteplicità delle vicende locali legate a possessi comuni e collettivi e che rischiano di appiattire il panorama storico sulle realtà ritenute emblematiche. In effetti di emblematico non c’è quasi nulla nel variegatissimo insieme di tali evoluzioni, se non appunto per alcune delle esigenze da cui nascevano. Poche tematiche come questa si rivelano adatte a porre a confronto vicende storiche anche molto remote con le situazioni e le prospettive odierne. Nei provvedimenti legislativi e nelle proposte in materia di demani degli ultimi anni, in nome di un adeguamento alle attuali esigenze di utilizzo delle risorse, sembrano alternarsi orientamenti e soluzioni di segno spesso opposto (cassazione o restaurazione), che non sempre tengono conto delle peculiarità storiche delle diverse realtà. Tuttavia non ci si può esimere dall’affrontare le differenti realtà e le persistenti questioni terminologiche, perché le definizioni generali non sono sufficienti a racchiudere e identificare le infinite varietà del fenomeno. Innanzitutto è arduo distinguere la denominazione della proprietà più comunemente intesa da quella della proprietà collettiva. Infatti solo superficialmente si può separare la prima dalla seconda chiamandola privata, principalmente perché, nei casi in cui si è avuta la delimitazione del gruppo degli spettanti è emersa una personalità giuridica distinta da quella pubblica. Poi, come si esporrà più in dettaglio, all’interno delle proprietà collettive occorre distinguere i beni che ne fanno parte anche in base all’ambito locale di disponibilità e di accesso, poiché beni comuni sono quelli di cui fruisce tutta la comunità e che il più delle volte sono indivisi, mentre beni collettivi sono quelli che spettano ad una parte riconosciuta di essa e che possono essere indivisi o ripartiti in lotti di assegnazione temporanea.
2005
“Archivio Scialoja-Bolla, Annali di studi sulla proprietà collettiva”
77
95
Aspetti generali e particolarità locali nell’esperienza delle Partecipanze Emiliane / R. Dondarini. - STAMPA. - 2:(2005), pp. 77-95. (Intervento presentato al convegno AVEVANO TUTTO E NULLA POSSEDEVANO La proprietà collettiva dalla produzione di beni alla produzione di servizi naturali finali, dal soddisfacimento degli interessi locali al soddisfacimento degli interessi generali tenutosi a Trento nel 6-7 novembre 2003).
R. Dondarini
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