Il saggio si propone di restituire il percorso di riflessione critica intorno al Prometeo incatenato che nella primavera del 2012 ha sostanziato il processo di messa in scena della tragedia presso il Teatro Greco di Siracusa, curata dallo stesso Claudio Longhi per conto dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (debutto: Siracusa, 11 maggio). Entro un paradigma ermeneutico nietzschiano fondato sul principio dell’inattualità “critica” del classico, l’allestimento del Prometeo di cui nel saggio si riferisce punta a indagare il ruolo svolto dallo sguardo nell’orchestrazione della tragedia (legando questa analisi ad una riflessione sull’antropologia e sull’estetica del guardare nella civiltà ellenica), così come a render ragione del trattamento cui la funzione tempo è sottoposta nell’opera alla luce del rivolgimento teologico inscenato da Eschilo nella sua drammaturgia. Sulla base di un simile approccio, il Prometeo appare così come un crudele ritratto di un mondo in crisi sospeso tra due catastrofi (l’una appena trascorsa, l’altra minacciosamente incombente all’orizzonte); un mondo – lacerato tra la nostalgia del cerchio e la condanna della retta – che dalla sua remota distanza ci consegna un’immagine ad un tempo lucida e straniata del nostro presente “in bilico”.

Sul Prometeo incatenato. Tragedia dello sguardo e anatomie del tempo: considerazioni di regia

LONGHI, CLAUDIO
2014

Abstract

Il saggio si propone di restituire il percorso di riflessione critica intorno al Prometeo incatenato che nella primavera del 2012 ha sostanziato il processo di messa in scena della tragedia presso il Teatro Greco di Siracusa, curata dallo stesso Claudio Longhi per conto dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico (debutto: Siracusa, 11 maggio). Entro un paradigma ermeneutico nietzschiano fondato sul principio dell’inattualità “critica” del classico, l’allestimento del Prometeo di cui nel saggio si riferisce punta a indagare il ruolo svolto dallo sguardo nell’orchestrazione della tragedia (legando questa analisi ad una riflessione sull’antropologia e sull’estetica del guardare nella civiltà ellenica), così come a render ragione del trattamento cui la funzione tempo è sottoposta nell’opera alla luce del rivolgimento teologico inscenato da Eschilo nella sua drammaturgia. Sulla base di un simile approccio, il Prometeo appare così come un crudele ritratto di un mondo in crisi sospeso tra due catastrofi (l’una appena trascorsa, l’altra minacciosamente incombente all’orizzonte); un mondo – lacerato tra la nostalgia del cerchio e la condanna della retta – che dalla sua remota distanza ci consegna un’immagine ad un tempo lucida e straniata del nostro presente “in bilico”.
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