A 50 anni dalla fondazione del FRELIMO il nucleo fondamentale della classe dirigente del partito è passato attraverso varie fasi, ciascuna segnata da diversi progetti e pratiche di sviluppo politico-economico e da diversi modelli di democrazia, dalla gestione delle aree liberate durante la lotta di liberazione all'attuale posizione dominante all'interno del sistema politico pluripartitico. L'ipotesi di questo saggio è che queste diverse "stagioni" possono e devono essere analizzate alla luce del grado di inclusione favorito dalle politiche di sviluppo intraprese e dal modello di cittadinanza che scaturisce dal sistema politico generale. Senza pretesa di esaustività, questo saggio intende analizzare il punto a cui è giunto il percorso della democrazia in Mozambico, collocandolo nella storia del Paese. Il dibattito più interessante in questi giorni è forse quello lanciato dalla "provocazione" di Hanlon e Mosse sulle potenzialità nazionaliste e soprattutto sviluppiste di come l'attuale dirigenza guidata da Guebuza sembri impiegare i proventi del clientelismo e della corruzione, reinvestendoli in imprese nazionali concorrenziali nel mercato mondiale e non più a fini puramente personali. Un'élite sviluppista che, nel nuovo sistema capitalista, riproporrebbe un approccio della modernizzazione tipico degli anni del socialismo. Certamente il FRELIMO si presenta oggi ben saldo al potere e indirizzato ad un forte controllo istituzionale sulla crescita economica. Ma i dubbi rimangono. La disparità sempre maggiore e più "visibile" nelle forme di conflitto tra i pochi che godono dei dividendi della crescita economica e i tanti che rimangono poveri o divengono sempre più marginalizzati in primo luogo, e le riforme politiche e i programmi di sviluppo avviati dagli anni '90 che considerano le società rurali praticamente solo attraverso il caleidoscopio delle regole consuetudinarie e delle strutture "tradizionali" in secondo luogo, non sembrano deporre a favore di una cittadinanza veramente inclusiva. La stagione delle riforme, spesso appoggiate dalla comunità internazionale e dal mondo della cooperazione, ha dipinto in Mozambico l'opera compiuta di una cittadinanza sostanzialmente diseguale, nel solco fedele di una scuola, quella coloniale, contestata, combattuta, ma sopravvissuta in alcuni dei suoi tratti importanti.

50 anni di FRELIMO. Le diverse stagioni della democrazia in Mozambico

TORNIMBENI, CORRADO
2012

Abstract

A 50 anni dalla fondazione del FRELIMO il nucleo fondamentale della classe dirigente del partito è passato attraverso varie fasi, ciascuna segnata da diversi progetti e pratiche di sviluppo politico-economico e da diversi modelli di democrazia, dalla gestione delle aree liberate durante la lotta di liberazione all'attuale posizione dominante all'interno del sistema politico pluripartitico. L'ipotesi di questo saggio è che queste diverse "stagioni" possono e devono essere analizzate alla luce del grado di inclusione favorito dalle politiche di sviluppo intraprese e dal modello di cittadinanza che scaturisce dal sistema politico generale. Senza pretesa di esaustività, questo saggio intende analizzare il punto a cui è giunto il percorso della democrazia in Mozambico, collocandolo nella storia del Paese. Il dibattito più interessante in questi giorni è forse quello lanciato dalla "provocazione" di Hanlon e Mosse sulle potenzialità nazionaliste e soprattutto sviluppiste di come l'attuale dirigenza guidata da Guebuza sembri impiegare i proventi del clientelismo e della corruzione, reinvestendoli in imprese nazionali concorrenziali nel mercato mondiale e non più a fini puramente personali. Un'élite sviluppista che, nel nuovo sistema capitalista, riproporrebbe un approccio della modernizzazione tipico degli anni del socialismo. Certamente il FRELIMO si presenta oggi ben saldo al potere e indirizzato ad un forte controllo istituzionale sulla crescita economica. Ma i dubbi rimangono. La disparità sempre maggiore e più "visibile" nelle forme di conflitto tra i pochi che godono dei dividendi della crescita economica e i tanti che rimangono poveri o divengono sempre più marginalizzati in primo luogo, e le riforme politiche e i programmi di sviluppo avviati dagli anni '90 che considerano le società rurali praticamente solo attraverso il caleidoscopio delle regole consuetudinarie e delle strutture "tradizionali" in secondo luogo, non sembrano deporre a favore di una cittadinanza veramente inclusiva. La stagione delle riforme, spesso appoggiate dalla comunità internazionale e dal mondo della cooperazione, ha dipinto in Mozambico l'opera compiuta di una cittadinanza sostanzialmente diseguale, nel solco fedele di una scuola, quella coloniale, contestata, combattuta, ma sopravvissuta in alcuni dei suoi tratti importanti.
C. Tornimbeni
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/129822
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