Secondo la tabella allegata al Libro verde del 2011 della Commissione europea sull’applicazione della normativa dell’UE sulla giustizia penale nel settore della detenzione, in Italia il 43% dei detenuti è in attesa di giudizio. La condizione detentiva è aggravata dal sovraffollamento delle carceri, che per l’Italia è calcolato secondo un indice di 153 (dove 100 rappresenta la capienza regolamentare). Per questa ragione, l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha accertato la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea che proibisce trattamenti inumani o degradanti. Inoltre, la custodia cautelare è di fatto largamente usata come esecuzione anticipata della pena, in contrasto con la presunzione d’innocenza. Questa distorsione dipende principalmente da fattori culturali, ma potrebbe essere combattuta rendendo più celere il processo penale e modificando alcune norme del codice di procedura penale. L’Autore suggerisce, tra l’altro, di ampliare il ventaglio delle misure alternative, di fornire una definizione più rigorosa della pericolosità dell’imputato e di restituire al giudice un più ampio controllo sull’applicazione e sulla durata della custodia cautelare.

Carcere e custodia cautelare

ILLUMINATI, GIULIO
2012

Abstract

Secondo la tabella allegata al Libro verde del 2011 della Commissione europea sull’applicazione della normativa dell’UE sulla giustizia penale nel settore della detenzione, in Italia il 43% dei detenuti è in attesa di giudizio. La condizione detentiva è aggravata dal sovraffollamento delle carceri, che per l’Italia è calcolato secondo un indice di 153 (dove 100 rappresenta la capienza regolamentare). Per questa ragione, l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha accertato la violazione dell’art. 3 della Convenzione europea che proibisce trattamenti inumani o degradanti. Inoltre, la custodia cautelare è di fatto largamente usata come esecuzione anticipata della pena, in contrasto con la presunzione d’innocenza. Questa distorsione dipende principalmente da fattori culturali, ma potrebbe essere combattuta rendendo più celere il processo penale e modificando alcune norme del codice di procedura penale. L’Autore suggerisce, tra l’altro, di ampliare il ventaglio delle misure alternative, di fornire una definizione più rigorosa della pericolosità dell’imputato e di restituire al giudice un più ampio controllo sull’applicazione e sulla durata della custodia cautelare.
G. ILLUMINATI
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