Nel corso degli anni Venti, sulla scena letteraria giapponese si affaccia una nuova generazione di scrittrici. Si tratta di personalità molto diverse, che hanno saputo spaziare con eguale maestria dall’autobiografia, alla poesia, alla fiction. Tuttavia la critica già al loro esordio le ha frettolosamente raggruppate sotto l’etichetta di joryusakka e ne ha relegato le opere ai margini delle correnti principali della letteratura, coniando per esse il termine di joryubungaku. Questo tentativo di classificazione sommaria rappresenta una claustrofobica forzatura perché il joryubungaku non è mai stato una scuola letteraria e le scrittrici indicate come sue esponenti non hanno mai condiviso né una tradizione, né un progetto. Si può dire addirittura che solo il sesso le accomuna, anzi finisce per determinare un giudizio di valore sulla loro produzione, considerata dall’inizio popolare ed esteticamente inferiore. L’interpretazione data alle loro opere, frutto del tentativo da parte della cultura ufficiale di contrastare quella che viene recepita come una potenziale minaccia ai valori e alla struttura della famiglia patriarcale, per anni ha impedito un’analisi critica approfondita in grado di evidenziare la singolarità e l’eventuale maturazione di ogni autore. Il presente intervento intende sottolineare come la figura di Hayashi Fumiko, una delle scrittrici più amate dell’epoca, sia in questo senso emblematica. Ha saputo sfruttare i canali riservati alla diffusione del joryubungaku, cioè le riviste femminili, e, puntando sulla lettura in chiave autobiografica dei suoi romanzi, si è proposta al pubblico come personaggio, più che come scrittore. L’incredibile popolarità raggiunta ne ha fatto un punto di riferimento per la sua generazione, per le scelte di vita e per la scrittura, innovativa nei temi e nella forma. Eppure se la fama in fine le schiuderà le porte del bundan, sarà soltanto perché le sue ultime opere saranno considerate più “virili”. L’etichetta di joryūsakka ha continuato a condizionare fino ad anni molto recenti l’approccio critico alle sue opere, impedendo una corretta valutazione del ruolo da lei avuto nella rinascita della letteratura al femminile.

Alle origini della letteratura femminile moderna: Hayashi Fumiko

SCROLAVEZZA, PAOLA
2004

Abstract

Nel corso degli anni Venti, sulla scena letteraria giapponese si affaccia una nuova generazione di scrittrici. Si tratta di personalità molto diverse, che hanno saputo spaziare con eguale maestria dall’autobiografia, alla poesia, alla fiction. Tuttavia la critica già al loro esordio le ha frettolosamente raggruppate sotto l’etichetta di joryusakka e ne ha relegato le opere ai margini delle correnti principali della letteratura, coniando per esse il termine di joryubungaku. Questo tentativo di classificazione sommaria rappresenta una claustrofobica forzatura perché il joryubungaku non è mai stato una scuola letteraria e le scrittrici indicate come sue esponenti non hanno mai condiviso né una tradizione, né un progetto. Si può dire addirittura che solo il sesso le accomuna, anzi finisce per determinare un giudizio di valore sulla loro produzione, considerata dall’inizio popolare ed esteticamente inferiore. L’interpretazione data alle loro opere, frutto del tentativo da parte della cultura ufficiale di contrastare quella che viene recepita come una potenziale minaccia ai valori e alla struttura della famiglia patriarcale, per anni ha impedito un’analisi critica approfondita in grado di evidenziare la singolarità e l’eventuale maturazione di ogni autore. Il presente intervento intende sottolineare come la figura di Hayashi Fumiko, una delle scrittrici più amate dell’epoca, sia in questo senso emblematica. Ha saputo sfruttare i canali riservati alla diffusione del joryubungaku, cioè le riviste femminili, e, puntando sulla lettura in chiave autobiografica dei suoi romanzi, si è proposta al pubblico come personaggio, più che come scrittore. L’incredibile popolarità raggiunta ne ha fatto un punto di riferimento per la sua generazione, per le scelte di vita e per la scrittura, innovativa nei temi e nella forma. Eppure se la fama in fine le schiuderà le porte del bundan, sarà soltanto perché le sue ultime opere saranno considerate più “virili”. L’etichetta di joryūsakka ha continuato a condizionare fino ad anni molto recenti l’approccio critico alle sue opere, impedendo una corretta valutazione del ruolo da lei avuto nella rinascita della letteratura al femminile.
Atti del XXVII Convegno di Studi sul Giappone (Aistugia, Arcavacata di Rende, 18-20 settembre 2003)
355
364
P. Scrolavezza
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