Il tema del contributo è la sottovalutazione della voce e del vocalico negli studi sul Novecento teatrale, i quali troppo spesso hanno privilegiato il verbale e il non-verbale e la loro dialettica nell'indagare le esperienze teatrali contemporanee. Mentr'invece il vocalico, come dimensione diversa sia dal verbale che dal non-verbale, e distinta quindi anche dall'orale, è di decisiva importanza per penetrare a fondo nelle proposte più avanzate e innovative che la scena contemporanea ci abbia proposto e ci proponga. In realtà la voce, non in quanto parola o linguaggio, cioè entità semantica, ma in quanto suono ed espressione corporea, cioè entità vocalica al di qua e al di là del significato, è stata una delle risorse più avanzate delle rivoluzioni teatrali novecentesche, ai fini del superamento della rappresentazione verso un teatro dell'azione efficace. Voce come grido, balbettio, sussurro, gemito, borbottio, onomatopea, melismo, canto. Voce come strumento musicale in dialogo con le sonorità strumentali e corporee. Su questa base e in questo quadro, il contributo si sofferma in particolare sulle proposte di Etienne Decroux riguardanti il "Mimo vocale" e sulla ricerca poetico-vocalica di Antonin Artaud, che partendo dalle elaborazioni surrealiste degli anni Venti, e passando per la grande stagione del Primo Teatro della Crudeltà degli anni Trenta, sfocia nelle elaborazioni estreme ma rigorose del Secondo Teatro della Crudeltà (anni Quaranta), concernenti le glossolalie, la "scrittura vocale" , come scrittura ad alta voce, la lettura della poesia come fonetizzazione-sonorizzazione etc.
DE MARINIS, M. (2010). Geroglifici del soffio: poesia-attore-voce fra Artaud e Decroux nel Novecento teatrale. CULTURE TEATRALI, 20, 11-38.
Geroglifici del soffio: poesia-attore-voce fra Artaud e Decroux nel Novecento teatrale
DE MARINIS, MARCO
2010
Abstract
Il tema del contributo è la sottovalutazione della voce e del vocalico negli studi sul Novecento teatrale, i quali troppo spesso hanno privilegiato il verbale e il non-verbale e la loro dialettica nell'indagare le esperienze teatrali contemporanee. Mentr'invece il vocalico, come dimensione diversa sia dal verbale che dal non-verbale, e distinta quindi anche dall'orale, è di decisiva importanza per penetrare a fondo nelle proposte più avanzate e innovative che la scena contemporanea ci abbia proposto e ci proponga. In realtà la voce, non in quanto parola o linguaggio, cioè entità semantica, ma in quanto suono ed espressione corporea, cioè entità vocalica al di qua e al di là del significato, è stata una delle risorse più avanzate delle rivoluzioni teatrali novecentesche, ai fini del superamento della rappresentazione verso un teatro dell'azione efficace. Voce come grido, balbettio, sussurro, gemito, borbottio, onomatopea, melismo, canto. Voce come strumento musicale in dialogo con le sonorità strumentali e corporee. Su questa base e in questo quadro, il contributo si sofferma in particolare sulle proposte di Etienne Decroux riguardanti il "Mimo vocale" e sulla ricerca poetico-vocalica di Antonin Artaud, che partendo dalle elaborazioni surrealiste degli anni Venti, e passando per la grande stagione del Primo Teatro della Crudeltà degli anni Trenta, sfocia nelle elaborazioni estreme ma rigorose del Secondo Teatro della Crudeltà (anni Quaranta), concernenti le glossolalie, la "scrittura vocale" , come scrittura ad alta voce, la lettura della poesia come fonetizzazione-sonorizzazione etc.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.