Il buto, nato in Giappone alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, giunge in Europa alla fine degli anni Settanta. Nel 1978, infatti, il Festival d’Automne di Parigi accoglie Carlotta Ikeda e Ko Murobushi con L’ultimo Eden e Yoko Ashikawa con Ma. Lo spazio-tempo del Giappone, creato da Tatsumi Hijikata (che, invece, non varcherà mai i confini del proprio Paese). Nel 1980 il Festival di Nancy ospita Kazuo Ohno in Omaggio per Argentina, oltre a Sankai Juku e Min Tanaka. A partire dal proprio primo apparire il lavoro di questi artisti arrivati da lontano suscita nel pubblico europeo un particolare interesse. È soltanto l'inizio di uno dei tanti processi di avvicinamento e di intersezione tra cultura orientale e cultura occidentale che hanno connotato così diffusamente il secondo Novecento, un processo, in questo caso, che tocca e coinvolge intimamente il numero sempre crescente degli spettatori che cercano le occasioni di assistere a creazioni rientranti sotto il cappello di questa etichetta, ma soprattutto quello degli allievi, danzatori professionisti o amatoriali, che si avvicinano a una pratica percepita come capace di incidere sulla vita stessa delle persone, oltre che sull'arte.

Il butō: declinazioni europee

CERVELLATI, ELENA
2012

Abstract

Il buto, nato in Giappone alla fine degli anni Cinquanta del Novecento, giunge in Europa alla fine degli anni Settanta. Nel 1978, infatti, il Festival d’Automne di Parigi accoglie Carlotta Ikeda e Ko Murobushi con L’ultimo Eden e Yoko Ashikawa con Ma. Lo spazio-tempo del Giappone, creato da Tatsumi Hijikata (che, invece, non varcherà mai i confini del proprio Paese). Nel 1980 il Festival di Nancy ospita Kazuo Ohno in Omaggio per Argentina, oltre a Sankai Juku e Min Tanaka. A partire dal proprio primo apparire il lavoro di questi artisti arrivati da lontano suscita nel pubblico europeo un particolare interesse. È soltanto l'inizio di uno dei tanti processi di avvicinamento e di intersezione tra cultura orientale e cultura occidentale che hanno connotato così diffusamente il secondo Novecento, un processo, in questo caso, che tocca e coinvolge intimamente il numero sempre crescente degli spettatori che cercano le occasioni di assistere a creazioni rientranti sotto il cappello di questa etichetta, ma soprattutto quello degli allievi, danzatori professionisti o amatoriali, che si avvicinano a una pratica percepita come capace di incidere sulla vita stessa delle persone, oltre che sull'arte.
E. Cervellati
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/111139
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