Il diritto all’abitare attraversa oggi una fase di crisi profonda alimentata dall’evoluzione del contesto economico-sociale. Si tratta di un diritto intrinsecamente dinamico, definito dalla dottrina un «diritto in movimento», le cui modalità di garanzia mutano e si ridefiniscono in ragione della stretta inerenza ai bisogni di chi lo rivendica e del contesto storico-sociale in cui trova attuazione. La crescente stratificazione del fenomeno abitativo investe oggi anche quella fascia grigia di popolazione che, pur disponendo di un reddito medio-basso, si trova esclusa tanto dall’accesso all’edilizia residenziale pubblica quanto dal mercato delle locazioni a lungo termine, reso sempre più inaccessibile dalle trasformazioni del mercato immobiliare e dalla diffusione delle locazioni brevi. In questo contesto, il presente contributo si propone di analizzare le risposte istituzionali a tali trasformazioni: punto di osservazione privilegiato è dunque quello regionale e locale, dove negli ultimi anni si è concentrata la capacità di innovazione in materia abitativa (si pensi alle leggi dell’Emilia-Romagna e della Toscana in materia di locazioni brevi e le esperienze delle c.d. Agenzie sociali per l’affitto). Tale prospettiva non è però autosufficiente. Le iniziative territoriali, per quanto significative, si sviluppano entro margini che sono determinati altrove: dalle risorse rese disponibili a livello centrale, dalla ripartizione delle competenze e dagli indirizzi che lo Stato assume, o omette di assumere, in materia di politiche abitative.
Arghittu, A. (2026). Diritto all’abitare e trasformazioni socio-economiche: la dimensione costituzionale dell’intervento regionale e locale. OSSERVATORIO COSTITUZIONALE, 5, 6-36.
Diritto all’abitare e trasformazioni socio-economiche: la dimensione costituzionale dell’intervento regionale e locale
Andrea Arghittu
2026
Abstract
Il diritto all’abitare attraversa oggi una fase di crisi profonda alimentata dall’evoluzione del contesto economico-sociale. Si tratta di un diritto intrinsecamente dinamico, definito dalla dottrina un «diritto in movimento», le cui modalità di garanzia mutano e si ridefiniscono in ragione della stretta inerenza ai bisogni di chi lo rivendica e del contesto storico-sociale in cui trova attuazione. La crescente stratificazione del fenomeno abitativo investe oggi anche quella fascia grigia di popolazione che, pur disponendo di un reddito medio-basso, si trova esclusa tanto dall’accesso all’edilizia residenziale pubblica quanto dal mercato delle locazioni a lungo termine, reso sempre più inaccessibile dalle trasformazioni del mercato immobiliare e dalla diffusione delle locazioni brevi. In questo contesto, il presente contributo si propone di analizzare le risposte istituzionali a tali trasformazioni: punto di osservazione privilegiato è dunque quello regionale e locale, dove negli ultimi anni si è concentrata la capacità di innovazione in materia abitativa (si pensi alle leggi dell’Emilia-Romagna e della Toscana in materia di locazioni brevi e le esperienze delle c.d. Agenzie sociali per l’affitto). Tale prospettiva non è però autosufficiente. Le iniziative territoriali, per quanto significative, si sviluppano entro margini che sono determinati altrove: dalle risorse rese disponibili a livello centrale, dalla ripartizione delle competenze e dagli indirizzi che lo Stato assume, o omette di assumere, in materia di politiche abitative.| File | Dimensione | Formato | |
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