La crescente centralità dei dati personali nei mercati digitali ha progressivamente trasformato la protezione dei dati in un elemento strutturale dell’ordinamento economico europeo. In tale contesto, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso Lindenapotheke segna un passaggio significativo, ammettendo che la violazione delle disposizioni del GDPR possa assumere rilievo anche sul piano della concorrenza sleale. Il regolamento, pur concepito primariamente come strumento di tutela di un diritto fondamentale della persona, non esaurisce la propria funzione nella dimensione individuale, ma può incidere sulle condizioni di competizione tra imprese qualora la sua inosservanza si traduca in un vantaggio competitivo indebito. Il contributo analizza la portata sistemica della pronuncia, collocandola nel più ampio rapporto evolutivo tra protezione dei dati e diritto della concorrenza. Tuttavia, l’assenza di armonizzazione della disciplina della concorrenza sleale nell’Unione europea mette in discussione l’estensione della decisione negli ordinamenti nazionali. Ci si interroga, in particolare, su quali possano essere le implicazioni nel sistema giuridico italiano. Attraverso un confronto tra il modello tedesco delle norme che disciplinano il comportamento dell’impresa nel mercato (Marktverhaltensregeln), da cui proviene il rinvio pregiudiziale della decisione, e la clausola generale di correttezza professionale di cui all’art. 2598, n. 3, c.c., si sostiene che anche nell’ordinamento italiano la violazione del GDPR possa integrare un atto di concorrenza sleale quando alteri la parità delle condizioni nel mercato.
Ferretti, F. (2026). La conformità al GDPR come regola del mercato: profili di concorrenza sleale nell’ordinamento italiano. RIVISTA DELLA REGOLAZIONE DEI MERCATI, 1, 37-56.
La conformità al GDPR come regola del mercato: profili di concorrenza sleale nell’ordinamento italiano
Federico Ferretti
2026
Abstract
La crescente centralità dei dati personali nei mercati digitali ha progressivamente trasformato la protezione dei dati in un elemento strutturale dell’ordinamento economico europeo. In tale contesto, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea nel caso Lindenapotheke segna un passaggio significativo, ammettendo che la violazione delle disposizioni del GDPR possa assumere rilievo anche sul piano della concorrenza sleale. Il regolamento, pur concepito primariamente come strumento di tutela di un diritto fondamentale della persona, non esaurisce la propria funzione nella dimensione individuale, ma può incidere sulle condizioni di competizione tra imprese qualora la sua inosservanza si traduca in un vantaggio competitivo indebito. Il contributo analizza la portata sistemica della pronuncia, collocandola nel più ampio rapporto evolutivo tra protezione dei dati e diritto della concorrenza. Tuttavia, l’assenza di armonizzazione della disciplina della concorrenza sleale nell’Unione europea mette in discussione l’estensione della decisione negli ordinamenti nazionali. Ci si interroga, in particolare, su quali possano essere le implicazioni nel sistema giuridico italiano. Attraverso un confronto tra il modello tedesco delle norme che disciplinano il comportamento dell’impresa nel mercato (Marktverhaltensregeln), da cui proviene il rinvio pregiudiziale della decisione, e la clausola generale di correttezza professionale di cui all’art. 2598, n. 3, c.c., si sostiene che anche nell’ordinamento italiano la violazione del GDPR possa integrare un atto di concorrenza sleale quando alteri la parità delle condizioni nel mercato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



