Il saggio analizza il costo della non cura come dimensione economica, sociale e organizzativa dell’inazione sanitaria, assumendo la salute mentale come caso applicato. La tesi centrale sostiene che la mancata o tardiva presa in carico dei disturbi mentali produca costi che vanno oltre la spesa sanitaria diretta, trasferendosi su famiglie, caregiver, scuola, lavoro, imprese e welfare. Il costo della non cura include quindi non solo perdita di produttività, assenteismo, presenteismo e maggiore ricorso a prestazioni sociali, ma anche sofferenza individuale, perdita di autonomia, riduzione della qualità della vita e degli anni vissuti in buona salute.Il contributo discute le principali evidenze disponibili, chiarendone i limiti metodologici e distinguendo tra letteratura scientifica, rapporti istituzionali e stime commissionate. Nel caso italiano, le stime disponibili indicano una sproporzione tra i costi sociali ed economici attribuiti ai disturbi mentali e le risorse pubbliche destinate ai servizi di salute mentale. Tale sproporzione non riguarda solo l’assistenza, ma anche ricerca e innovazione: gli investimenti in ricerca e sviluppo, le sperimentazioni cliniche e le categorie statistiche utilizzate da istituzioni regolatorie e soggetti industriali tendono a rendere la salute mentale meno visibile rispetto ad altre aree terapeutiche.Il saggio interpreta questa distanza come effetto di una sottoprioritizzazione istituzionale della salute mentale, alimentata da fattori culturali, scientifici, regolatori e industriali. Ne derivano implicazioni per le politiche sanitarie: rendere trasparente il rapporto tra burden di malattia, risorse allocate, copertura dei servizi e priorità di ricerca e utilizzare il costo della non cura come criterio per valutare la coerenza delle scelte allocative.
Lavalle, T., Ugolini, C. (2026). Il costo della non cura: la salute mentale tra priorità occulte e scelte allocative. POLITICHE SANITARIE, 27(3), 71-79 [10.1706/4771.47893].
Il costo della non cura: la salute mentale tra priorità occulte e scelte allocative
Lavalle, Tiziana;Ugolini, Cristina
2026
Abstract
Il saggio analizza il costo della non cura come dimensione economica, sociale e organizzativa dell’inazione sanitaria, assumendo la salute mentale come caso applicato. La tesi centrale sostiene che la mancata o tardiva presa in carico dei disturbi mentali produca costi che vanno oltre la spesa sanitaria diretta, trasferendosi su famiglie, caregiver, scuola, lavoro, imprese e welfare. Il costo della non cura include quindi non solo perdita di produttività, assenteismo, presenteismo e maggiore ricorso a prestazioni sociali, ma anche sofferenza individuale, perdita di autonomia, riduzione della qualità della vita e degli anni vissuti in buona salute.Il contributo discute le principali evidenze disponibili, chiarendone i limiti metodologici e distinguendo tra letteratura scientifica, rapporti istituzionali e stime commissionate. Nel caso italiano, le stime disponibili indicano una sproporzione tra i costi sociali ed economici attribuiti ai disturbi mentali e le risorse pubbliche destinate ai servizi di salute mentale. Tale sproporzione non riguarda solo l’assistenza, ma anche ricerca e innovazione: gli investimenti in ricerca e sviluppo, le sperimentazioni cliniche e le categorie statistiche utilizzate da istituzioni regolatorie e soggetti industriali tendono a rendere la salute mentale meno visibile rispetto ad altre aree terapeutiche.Il saggio interpreta questa distanza come effetto di una sottoprioritizzazione istituzionale della salute mentale, alimentata da fattori culturali, scientifici, regolatori e industriali. Ne derivano implicazioni per le politiche sanitarie: rendere trasparente il rapporto tra burden di malattia, risorse allocate, copertura dei servizi e priorità di ricerca e utilizzare il costo della non cura come criterio per valutare la coerenza delle scelte allocative.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



