Il portico, espressione dominante della cultura architettonica bolognese, a partire dal ‘600 venne utilizzato anche fuori dalle mura, per collegare santuari sedi di pellegrinaggi: da questa esperienza nacquero due portici singolari, quello di S. Luca e quello degli Alemanni, che si configurarono originariamente come veri e propri percorsi devozionali coperti, collegando le mura cittadine ad importanti luoghi di culto. Nell’articolo viene effettuato, ai fini del restauro, un confronto tra i materiali di questi due portici, assai vicini sia come età che come concezione architettonico-costruttiva. In particolare, mediante l’esecuzione di indagini diagnostiche su campioni di laterizi, intonaci e tinte prelevati dai due monumenti, viene identificata e confrontata la tipologia dei materiali presenti ed il loro degrado. Lo studio fornisce anche un contributo alla diffusione della cosiddetta "diagnostica edilizia", che dovrebbe sempre essere momento di crescita culturale oltre che fase propedeutica ad ogni serio intervento di restauro.

La diagnostica delle antiche costruzioni come strumento tecnico-progettuale. I portici di S. Luca e degli Alemanni a Bologna

CUPPINI, GIAMPIERO;SANDROLINI, FRANCO;FRANZONI, ELISA
2004

Abstract

Il portico, espressione dominante della cultura architettonica bolognese, a partire dal ‘600 venne utilizzato anche fuori dalle mura, per collegare santuari sedi di pellegrinaggi: da questa esperienza nacquero due portici singolari, quello di S. Luca e quello degli Alemanni, che si configurarono originariamente come veri e propri percorsi devozionali coperti, collegando le mura cittadine ad importanti luoghi di culto. Nell’articolo viene effettuato, ai fini del restauro, un confronto tra i materiali di questi due portici, assai vicini sia come età che come concezione architettonico-costruttiva. In particolare, mediante l’esecuzione di indagini diagnostiche su campioni di laterizi, intonaci e tinte prelevati dai due monumenti, viene identificata e confrontata la tipologia dei materiali presenti ed il loro degrado. Lo studio fornisce anche un contributo alla diffusione della cosiddetta "diagnostica edilizia", che dovrebbe sempre essere momento di crescita culturale oltre che fase propedeutica ad ogni serio intervento di restauro.
G. Cuppini; F. Sandrolini; E. Franzoni
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