Le Linee di indirizzo per l'accoglienza nei servizi residenziali sottolineano l'importanza di creare una “rete istituzionale di corresponsabilità” a sostegno di minori e nuclei accolti in comunità, ossia un'équipe integrata e multidisciplinare in cui i diversi attori formali (servizi sociali, sanitari ed educativi) riflettano e co-progettino in una direzione comune. La logica della rete, tuttavia, non si esaurisce nel coordinamento interistituzionale, ma si estende alle risorse non formali, includendo familiari, amici e altre figure significative, per promuovere interventi personalizzati. Strumenti chiave sono il Progetto Quadro (PQ) e il Progetto Educativo Individualizzato (PEI), orientati a una costruzione partecipata tra comunità, servizio sociale, famiglia e altri attori coinvolti. Se per le comunità per minori diversi studi hanno evidenziato l'importanza della collaborazione interistituzionale e del supporto sociale per interventi efficaci, per le comunità genitori-figli (CGF) le ricerche restano limitate. Questo contributo esplora la dimensione e la composizione delle reti istituzionali e informali attivate nelle CGF italiane, con particolare attenzione al rapporto col servizio sociale e alla loro influenza sugli esiti delle famiglie. Lo studio si basa su una ricerca nazionale condotta in 31 CGF di 9 regioni. La raccolta dati è avvenuta tramite un database quantitativo costruito ad hoc, compilato dalle équipe con informazioni e documenti d'archivio sui percorsi e gli esiti di 790 nuclei. Gli esiti sono stati misurati su tre livelli: tipologia di progetto in uscita (es. autonomia, trasferimento, fuga, ecc.), miglioramento delle competenze genitoriali e della situazione dei figli rispetto alle problematiche in ingresso. I risultati mostrano che a supporto delle famiglie accolte viene attivata un'ampia varietà di attori istituzionali, che però non sempre lavorano in modo sinergico: in diversi casi, ad esempio, una limitata co-partecipazione al PQ. Al contrario, la rete informale non viene sempre considerata come parte dell'intervento, tanto che per 4 famiglie su 10 non è stata attivata alcuna risorsa. In relazione agli esiti, la qualità dell'intervento non appare solo legata all'ampiezza della rete attivata, ma alla capacità di lavorare in modo relazionale, collaborativo e continuativo. La presentazione offrirà una serie di indicatori di efficacia per leggere il rapporto tra comunità e servizio sociale e per valutare gli interventi proposti in modo più consapevole, supportando le decisioni di inserimento e le pratiche di co-progettazione.
Palareti, L., Monti, C., Olezzi, G. (2026). Quando la rete funziona (e quando no): uno sguardo nazionale alle relazioni tra comunità genitore-figlio, servizi e risorse informali.
Quando la rete funziona (e quando no): uno sguardo nazionale alle relazioni tra comunità genitore-figlio, servizi e risorse informali
laura palareti;chiara monti
;giorgia olezzi
2026
Abstract
Le Linee di indirizzo per l'accoglienza nei servizi residenziali sottolineano l'importanza di creare una “rete istituzionale di corresponsabilità” a sostegno di minori e nuclei accolti in comunità, ossia un'équipe integrata e multidisciplinare in cui i diversi attori formali (servizi sociali, sanitari ed educativi) riflettano e co-progettino in una direzione comune. La logica della rete, tuttavia, non si esaurisce nel coordinamento interistituzionale, ma si estende alle risorse non formali, includendo familiari, amici e altre figure significative, per promuovere interventi personalizzati. Strumenti chiave sono il Progetto Quadro (PQ) e il Progetto Educativo Individualizzato (PEI), orientati a una costruzione partecipata tra comunità, servizio sociale, famiglia e altri attori coinvolti. Se per le comunità per minori diversi studi hanno evidenziato l'importanza della collaborazione interistituzionale e del supporto sociale per interventi efficaci, per le comunità genitori-figli (CGF) le ricerche restano limitate. Questo contributo esplora la dimensione e la composizione delle reti istituzionali e informali attivate nelle CGF italiane, con particolare attenzione al rapporto col servizio sociale e alla loro influenza sugli esiti delle famiglie. Lo studio si basa su una ricerca nazionale condotta in 31 CGF di 9 regioni. La raccolta dati è avvenuta tramite un database quantitativo costruito ad hoc, compilato dalle équipe con informazioni e documenti d'archivio sui percorsi e gli esiti di 790 nuclei. Gli esiti sono stati misurati su tre livelli: tipologia di progetto in uscita (es. autonomia, trasferimento, fuga, ecc.), miglioramento delle competenze genitoriali e della situazione dei figli rispetto alle problematiche in ingresso. I risultati mostrano che a supporto delle famiglie accolte viene attivata un'ampia varietà di attori istituzionali, che però non sempre lavorano in modo sinergico: in diversi casi, ad esempio, una limitata co-partecipazione al PQ. Al contrario, la rete informale non viene sempre considerata come parte dell'intervento, tanto che per 4 famiglie su 10 non è stata attivata alcuna risorsa. In relazione agli esiti, la qualità dell'intervento non appare solo legata all'ampiezza della rete attivata, ma alla capacità di lavorare in modo relazionale, collaborativo e continuativo. La presentazione offrirà una serie di indicatori di efficacia per leggere il rapporto tra comunità e servizio sociale e per valutare gli interventi proposti in modo più consapevole, supportando le decisioni di inserimento e le pratiche di co-progettazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



