Nelle comunità genitori-figli (CGF), l'ingresso delle madri avviene spesso sulla base di una motivazione prevalentemente estrinseca, legata al desiderio di evitare la separazione dal figlio più che a una scelta consapevole di cambiamento. La costruzione di un'alleanza con la madre e il suo coinvolgimento nel percorso divengono allora parte essenziale del lavoro del servizio sociale e della comunità. Accogliendo l'intero nucleo familiare, le CGF offrono un contesto particolarmente favorevole all'attuazione di pratiche family-centred, fondate sull'idea che la famiglia debba essere partner nella definizione degli obiettivi e delle strategie di intervento, condividendo responsabilità e potere decisionale con i professionisti. Sebbene gli studi sulle CGF siano ancora limitati, le ricerche condotte nei servizi residenziali per minori mostrano come il coinvolgimento dei genitori nella vita quotidiana e nella progettazione educativa sia associato a esiti positivi per i bambini e a migliori relazioni familiari al momento dell'uscita. Il presente contributo esplora come e con quali differenze le CGF italiane coinvolgano le madri accolte nei processi decisionali, quali fattori favoriscano o ostacolino la partecipazione e in che misura questa influisca sugli esiti delle famiglie alla dimissione. Lo studio si basa su una ricerca nazionale condotta in 31 CGF appartenenti a 9 regioni, con approccio mixed-methods. La raccolta dati ha previsto: (1) un questionario rivolto ai coordinatori/trici delle CGF per indagare aspetti organizzativo-metodologici; (2) un database quantitativo su caratteristiche, percorsi ed esiti di 790 nuclei mamma-bambino/i dimessi nell'arco di sei anni (2017-2022). Dall'analisi sono emersi quattro diversi livelli di partecipazione genitoriale. Meno della metà delle madri è stata coinvolta pienamente nel progetto, ma proprio questi percorsi hanno mostrato esiti più positivi (autonomia abitativa, miglioramento delle competenze genitoriali e delle problematiche presentate dai figli all'ingresso). Alcuni fattori individuali (origine straniera, disabilità intellettiva, gravidanza non desiderata) tendevano a ridurre il coinvolgimento, mentre la presenza di un'équipe qualificata e interdisciplinare agiva come fattore di promozione. In conclusione, la co-residenza madre-bambino non garantisce di per sé l'adozione di pratiche family-centred. La presentazione offrirà alcune strategie operative che le équipe possono adottare per favorire il coinvolgimento genitoriale, con particolare attenzione ai profili più vulnerabili, e fornirà spunti di riflessione e indicatori di qualità dell'intervento residenziale che gli assistenti sociali possono considerare in sede di inserimento in CGF, al fine ultimo di prevenire ulteriori forme di esclusione.
Olezzi, G., Monti, C., Palareti, L. (2026). La partecipazione materna nelle Comunità per Genitori e Figli: differenze, sfide ed esiti a livello nazionale.
La partecipazione materna nelle Comunità per Genitori e Figli: differenze, sfide ed esiti a livello nazionale
Giorgia Olezzi;Chiara Monti
;Laura Palareti
2026
Abstract
Nelle comunità genitori-figli (CGF), l'ingresso delle madri avviene spesso sulla base di una motivazione prevalentemente estrinseca, legata al desiderio di evitare la separazione dal figlio più che a una scelta consapevole di cambiamento. La costruzione di un'alleanza con la madre e il suo coinvolgimento nel percorso divengono allora parte essenziale del lavoro del servizio sociale e della comunità. Accogliendo l'intero nucleo familiare, le CGF offrono un contesto particolarmente favorevole all'attuazione di pratiche family-centred, fondate sull'idea che la famiglia debba essere partner nella definizione degli obiettivi e delle strategie di intervento, condividendo responsabilità e potere decisionale con i professionisti. Sebbene gli studi sulle CGF siano ancora limitati, le ricerche condotte nei servizi residenziali per minori mostrano come il coinvolgimento dei genitori nella vita quotidiana e nella progettazione educativa sia associato a esiti positivi per i bambini e a migliori relazioni familiari al momento dell'uscita. Il presente contributo esplora come e con quali differenze le CGF italiane coinvolgano le madri accolte nei processi decisionali, quali fattori favoriscano o ostacolino la partecipazione e in che misura questa influisca sugli esiti delle famiglie alla dimissione. Lo studio si basa su una ricerca nazionale condotta in 31 CGF appartenenti a 9 regioni, con approccio mixed-methods. La raccolta dati ha previsto: (1) un questionario rivolto ai coordinatori/trici delle CGF per indagare aspetti organizzativo-metodologici; (2) un database quantitativo su caratteristiche, percorsi ed esiti di 790 nuclei mamma-bambino/i dimessi nell'arco di sei anni (2017-2022). Dall'analisi sono emersi quattro diversi livelli di partecipazione genitoriale. Meno della metà delle madri è stata coinvolta pienamente nel progetto, ma proprio questi percorsi hanno mostrato esiti più positivi (autonomia abitativa, miglioramento delle competenze genitoriali e delle problematiche presentate dai figli all'ingresso). Alcuni fattori individuali (origine straniera, disabilità intellettiva, gravidanza non desiderata) tendevano a ridurre il coinvolgimento, mentre la presenza di un'équipe qualificata e interdisciplinare agiva come fattore di promozione. In conclusione, la co-residenza madre-bambino non garantisce di per sé l'adozione di pratiche family-centred. La presentazione offrirà alcune strategie operative che le équipe possono adottare per favorire il coinvolgimento genitoriale, con particolare attenzione ai profili più vulnerabili, e fornirà spunti di riflessione e indicatori di qualità dell'intervento residenziale che gli assistenti sociali possono considerare in sede di inserimento in CGF, al fine ultimo di prevenire ulteriori forme di esclusione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



