Il virus del mosaico dell’erba medica (AMV), unica specie conosciuta del genere Alfamovirus (Bromoviridae), è noto in tutto il mondo per l’elevata polifagia. Lo spettro di piante ospiti naturali è, infatti, assai ampio: almeno 600 specie distribuite in 50 famiglie botaniche, principalmente Fabaceae (Leguminose), Solanaceae e Lamiaceae (Labiate). AMV infetta molte piante coltivate come foraggere (erba medica, sulla, trifoglio, ecc.), ortensi (patata, peperone, fagiolo, pisello, lattuga, sedano, ecc.), ornamentali (viburno, ortensia, pelargonio, ecc.) ed officinali (lavanda e lavandino, erba cedrina, menta, basilico, ecc.), a cui si aggiungono numerose specie spontanee che costituiscono un immenso serbatoio di conservazione del virus nell’ambiente. Dal punto di vista epidemiologico, questo virus trova negli afidi (oltre venti specie) i principali vettori naturali, ma la grande diffusione di AMV è diretta conseguenza della possibilità di infettare il polline ed il seme di molte specie vegetali, con percentuali anche alquanto elevate. Come si nota nella Tabella 1, in alcune leguminose, come nel genere Medicago, esse sono molto variabili, soprattutto in funzione della varietà di erba medica interessata e del ceppo di AMV coinvolto; è stato anche notato che l’infettività nei semi persiste per oltre 5 anni. Dalla Letteratura non risulta alcuno studio riguardante la trasmissione di AMV nel seme di basilico (Ocimum basilicum), specie aromatica fra le più importanti dal punto di vista economico in Italia ed in particolare in Liguria, ove costituisce uno dei “fiori all’occhiello” della produzione agricola tipica. Ogni anno però, anche se con percentuali d’infezione abbastanza basse, i coltivatori di basilico liguri notano all’interno degli impianti alcune piantine con i caratteristici sintomi fogliari di tipo “calico” (mosaico biancasto e/o giallo oro) indotti da AMV. Trattandosi di pochi esemplari, essi si limitano ad allontanare tempestivamente gli individui infetti per evitare la diffusione del virus tramite le popolazioni di afidi. Ne consegue che, da quanto ci risulta, non è mai stata verificata sperimentalmente l’origine della presenza di AMV nelle coltivazioni di basilico (e non solo della Liguria), quindi neppure la possibilità che il virus in questa aromatica possa localizzarsi nel seme, così come avviene in altri ospiti naturali. Quella che presentiamo costituisce la prima ricerca condotta su seme raccolto da piante-madri di basilico infette da AMV. Prova sperimentale Fasi della prova sperimentale condotta nel biennio 2010-2011 in serra condizionata ed ombreggiata, all’interno di gabbie a prova di insetto: 2010 - inoculazione meccanica di piante virus-esenti di O. basilicum “Gigante genovese” con AMV-L. stoechas. 2011 - raccolta dei semi dalle piante-madri di basilico sintomatiche e risultate infette da AMV-L. stoechas (mediante saggi PAS-ELISA e RT-PCR) - lavaggio e semina degli stessi in cassetta alveolare ricolma di torba Germinabilità ottenuta: 26,42% - osservazione visiva delle piantine durante la crescita 2011 - lavaggio e semina di semi commerciali di O. basilicum “Gigante genovese” (c.s.) Germinabilità ottenuta: 66.99% - osservazione visiva delle piantine durante la crescita Tre delle piantine nate dal seme raccolto nel 2011 da O. basilicum infetto con AMV-L. stoechas hanno mostrato i sintomi tipici di mosaico giallo e/o biancastro. La presenza di AMV-L. stoechas in queste tre piantine è stata verificata mediante l’applicazione delle tecniche PAS-ELISA, RT-PCR ed inoculazioni meccaniche del succo prelevato da porzioni di foglie con sintomi su piante indicatrici, fra cui Vigna sinensis che ha manifestato ampie lesioni locali di colore rosso. La percentuale di infezione di AMV nel seme di basilico è risultata dello 0,54%. Queste indagini, seppure preliminari, dimostrano chiaramente e per la prima volta, come anche nel basilico avvenga la trasmissione per seme di AMV.

TRASMISSIONE PER SEME DI AMV IN BASILICO

BELLARDI, MARIA GRAZIA;CAVICCHI, LISA;
2011

Abstract

Il virus del mosaico dell’erba medica (AMV), unica specie conosciuta del genere Alfamovirus (Bromoviridae), è noto in tutto il mondo per l’elevata polifagia. Lo spettro di piante ospiti naturali è, infatti, assai ampio: almeno 600 specie distribuite in 50 famiglie botaniche, principalmente Fabaceae (Leguminose), Solanaceae e Lamiaceae (Labiate). AMV infetta molte piante coltivate come foraggere (erba medica, sulla, trifoglio, ecc.), ortensi (patata, peperone, fagiolo, pisello, lattuga, sedano, ecc.), ornamentali (viburno, ortensia, pelargonio, ecc.) ed officinali (lavanda e lavandino, erba cedrina, menta, basilico, ecc.), a cui si aggiungono numerose specie spontanee che costituiscono un immenso serbatoio di conservazione del virus nell’ambiente. Dal punto di vista epidemiologico, questo virus trova negli afidi (oltre venti specie) i principali vettori naturali, ma la grande diffusione di AMV è diretta conseguenza della possibilità di infettare il polline ed il seme di molte specie vegetali, con percentuali anche alquanto elevate. Come si nota nella Tabella 1, in alcune leguminose, come nel genere Medicago, esse sono molto variabili, soprattutto in funzione della varietà di erba medica interessata e del ceppo di AMV coinvolto; è stato anche notato che l’infettività nei semi persiste per oltre 5 anni. Dalla Letteratura non risulta alcuno studio riguardante la trasmissione di AMV nel seme di basilico (Ocimum basilicum), specie aromatica fra le più importanti dal punto di vista economico in Italia ed in particolare in Liguria, ove costituisce uno dei “fiori all’occhiello” della produzione agricola tipica. Ogni anno però, anche se con percentuali d’infezione abbastanza basse, i coltivatori di basilico liguri notano all’interno degli impianti alcune piantine con i caratteristici sintomi fogliari di tipo “calico” (mosaico biancasto e/o giallo oro) indotti da AMV. Trattandosi di pochi esemplari, essi si limitano ad allontanare tempestivamente gli individui infetti per evitare la diffusione del virus tramite le popolazioni di afidi. Ne consegue che, da quanto ci risulta, non è mai stata verificata sperimentalmente l’origine della presenza di AMV nelle coltivazioni di basilico (e non solo della Liguria), quindi neppure la possibilità che il virus in questa aromatica possa localizzarsi nel seme, così come avviene in altri ospiti naturali. Quella che presentiamo costituisce la prima ricerca condotta su seme raccolto da piante-madri di basilico infette da AMV. Prova sperimentale Fasi della prova sperimentale condotta nel biennio 2010-2011 in serra condizionata ed ombreggiata, all’interno di gabbie a prova di insetto: 2010 - inoculazione meccanica di piante virus-esenti di O. basilicum “Gigante genovese” con AMV-L. stoechas. 2011 - raccolta dei semi dalle piante-madri di basilico sintomatiche e risultate infette da AMV-L. stoechas (mediante saggi PAS-ELISA e RT-PCR) - lavaggio e semina degli stessi in cassetta alveolare ricolma di torba Germinabilità ottenuta: 26,42% - osservazione visiva delle piantine durante la crescita 2011 - lavaggio e semina di semi commerciali di O. basilicum “Gigante genovese” (c.s.) Germinabilità ottenuta: 66.99% - osservazione visiva delle piantine durante la crescita Tre delle piantine nate dal seme raccolto nel 2011 da O. basilicum infetto con AMV-L. stoechas hanno mostrato i sintomi tipici di mosaico giallo e/o biancastro. La presenza di AMV-L. stoechas in queste tre piantine è stata verificata mediante l’applicazione delle tecniche PAS-ELISA, RT-PCR ed inoculazioni meccaniche del succo prelevato da porzioni di foglie con sintomi su piante indicatrici, fra cui Vigna sinensis che ha manifestato ampie lesioni locali di colore rosso. La percentuale di infezione di AMV nel seme di basilico è risultata dello 0,54%. Queste indagini, seppure preliminari, dimostrano chiaramente e per la prima volta, come anche nel basilico avvenga la trasmissione per seme di AMV.
M.G. BELLARDI; L. CAVICCHI; G. ZAMA; G. PARRELLA I3
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/107604
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