Lo studio indaga come persone affrontino la malattia oncologica e il limite che essa rende presente e visibile attraverso diverse risorse, umane e simboliche. Sono state raccolte le storie di venti persone, fra i 23 e gli 82 anni, attraverso interviste dialogiche condotte a casa o in ospedale; le trascrizioni sono state analizzate con un approccio qualitativo che ha fatto emergere quattro grandi temi. Anzitutto, la diagnosi di cancro incrina l’immagine di sé: la vita di prima sembra crollare e si sperimentano “morti parziali”, da cui può germogliare un nuovo senso di agentività e un modo diverso di stare nel presente. In secondo luogo, le relazioni si rivelano decisive: familiari, amici e medici, quando riescono a costruire un’alleanza empatica, diventano argini potenti contro il “dolore totale”, mentre la solitudine resta la paura più grande. La terza linea riguarda la spiritualità, declinata in forme plurali e simboliche che aiutano a ricomporre l’esperienza quando le parole mancano. Infine, la sofferenza tocca insieme corpo, psiche, legami e visione del mondo, a conferma che la cura, per essere davvero efficace, deve integrare competenze cliniche, sostegno psicologico e accompagnamento umano fin dalle prime fasi del percorso. L’incontro con la finitudine non è un destino esclusivamente individuale: è un processo collettivo di ricerca di senso che chiede alla medicina e alla società di riconoscere la dimensione relazionale e olistica della malattia.
Castellaccio, E. (2024). Finitudine e malattia: rappresentazioni e pratiche di senso nell’esperienza oncologica. STUDI TANATOLOGICI, 3, 77-77 [10.17454/studtan03.04].
Finitudine e malattia: rappresentazioni e pratiche di senso nell’esperienza oncologica
Castellaccio, Elisa
2024
Abstract
Lo studio indaga come persone affrontino la malattia oncologica e il limite che essa rende presente e visibile attraverso diverse risorse, umane e simboliche. Sono state raccolte le storie di venti persone, fra i 23 e gli 82 anni, attraverso interviste dialogiche condotte a casa o in ospedale; le trascrizioni sono state analizzate con un approccio qualitativo che ha fatto emergere quattro grandi temi. Anzitutto, la diagnosi di cancro incrina l’immagine di sé: la vita di prima sembra crollare e si sperimentano “morti parziali”, da cui può germogliare un nuovo senso di agentività e un modo diverso di stare nel presente. In secondo luogo, le relazioni si rivelano decisive: familiari, amici e medici, quando riescono a costruire un’alleanza empatica, diventano argini potenti contro il “dolore totale”, mentre la solitudine resta la paura più grande. La terza linea riguarda la spiritualità, declinata in forme plurali e simboliche che aiutano a ricomporre l’esperienza quando le parole mancano. Infine, la sofferenza tocca insieme corpo, psiche, legami e visione del mondo, a conferma che la cura, per essere davvero efficace, deve integrare competenze cliniche, sostegno psicologico e accompagnamento umano fin dalle prime fasi del percorso. L’incontro con la finitudine non è un destino esclusivamente individuale: è un processo collettivo di ricerca di senso che chiede alla medicina e alla società di riconoscere la dimensione relazionale e olistica della malattia.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



