L’articolo analizza la segregazione formativa e professionale di genere in Italia, con focus su Bologna e sull’ambito educativo. I dati mostrano un paradosso: le donne sono più istruite ma meno occupate, meno retribuite e più esposte al part-time involontario. Persistono forti squilibri nei percorsi universitari e nelle carriere accademiche, non spiegabili da differenze di merito o produttività. Particolare rilievo assume la forte femminilizzazione delle Scienze dell’educazione e la marginalità maschile nel settore. Una ricerca qualitativa su educatori e minori stranieri non accompagnati evidenzia asimmetrie di genere e fragilità nell’identità professionale. Emergono dinamiche di “maternalizzazione” del ruolo educativo che favoriscono processi di de-professionalizzazione e svalutazione del lavoro. L’articolo evidenzia la necessità di ripensare il valore dell’educazione come pratica professionale autonoma, superando stereotipi di genere e valorizzando competenze pedagogiche specifiche.
Lorenzini, S. (2026). Oltre il materno. Genere e legittimazione della professionalità educativa di operatrici nelle comunità per Minori Stranieri Non Accompagnati. Esiti da una ricerca nella città di Bologna = Beyond the maternal. Gender and legitimation of educational professionalism of women workers in communities for Unaccompanied Foreign Minors. The outcomes of a study conducted in Bologna. WOMEN & EDUCATION, 4(7 (giugno)), 113-118 [10.7346/-we-IV-07-26_20].
Oltre il materno. Genere e legittimazione della professionalità educativa di operatrici nelle comunità per Minori Stranieri Non Accompagnati. Esiti da una ricerca nella città di Bologna = Beyond the maternal. Gender and legitimation of educational professionalism of women workers in communities for Unaccompanied Foreign Minors. The outcomes of a study conducted in Bologna
Stefania Lorenzini
2026
Abstract
L’articolo analizza la segregazione formativa e professionale di genere in Italia, con focus su Bologna e sull’ambito educativo. I dati mostrano un paradosso: le donne sono più istruite ma meno occupate, meno retribuite e più esposte al part-time involontario. Persistono forti squilibri nei percorsi universitari e nelle carriere accademiche, non spiegabili da differenze di merito o produttività. Particolare rilievo assume la forte femminilizzazione delle Scienze dell’educazione e la marginalità maschile nel settore. Una ricerca qualitativa su educatori e minori stranieri non accompagnati evidenzia asimmetrie di genere e fragilità nell’identità professionale. Emergono dinamiche di “maternalizzazione” del ruolo educativo che favoriscono processi di de-professionalizzazione e svalutazione del lavoro. L’articolo evidenzia la necessità di ripensare il valore dell’educazione come pratica professionale autonoma, superando stereotipi di genere e valorizzando competenze pedagogiche specifiche.| File | Dimensione | Formato | |
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