Il testo è la recensione del volume Architettura Disegno Modello – Verso un archivio digitale dell’opera dei maestri del XX secolo, fornendo un consistente nuovo apporto nella direzione del rapporto tra forma documentativa (il materiale di base analogico) e forma interpretativa (l’elaborazione digitale). Il testo si differenzia poi dalle esperienze esistenti per il tema affrontato - qui una rilettura dell’opera dei maestri dell’architettura italiana del XX secolo (Giovanni Michelucci, Maurizio Sacripanti, Leonardo Savioli) - e per la volontà di affrontare il complesso tema degli archivi di architettura in quanto riferimento di base per il nuovo progetto. Proprio in questa complessità sta lo snodo del lavoro che il libro presenta e quindi anche il suo svolgimento. Ciò che contraddistingue gli archivi di architettura, da un punto di vista della trasmissione del documento ai fini del suo riutilizzo, è la condizione d’impossibilità di copia identica dell’artefatto architettonico finale realizzato e la replica su basi discrete che permette una (re)interpretazione; condizione tipica, questa, di tutti i sistemi informativi di architettura letterari e/o figurativi, come ad esempio i trattati. La loro formazione richiede quindi di affrontare un duplice ordine di problematiche. La prima consiste nel fatto che la natura inerentemente tridimensionale dell’architettura limita la qualità dell’informazione documentabile e comunicabile, solitamente ridotta a una sua rappresentazione a livello iconico più basso, con l’aspettativa di riuscirne a offrirne una visione tridimensionale. La seconda nella circostanza che la semplice creazione di collezioni degli elaborati originali e delle immagini del ‘come costruito’ - anche se questi artefatti costituiscono certamente il fondamento di ogni sistema documentale dell’architettura - conduce semplicemente ad un accumulo acritico. Si tratta quindi di riuscire a organizzare e restituire sistemi documentali dalla base filologica assai fragile, di cui è necessario sia fissare la dimensione interpretativa, in quanto nuova testimonianza originale sul sistema documentale stesso, sia mantenere le frequenti relazioni con altre forme documentali complementari. In questo contesto appare un avanzamento fondamentale la possibilità di accedere a metodi di lettura-scrittura capaci di evitare la perdita del continuo e della dimensione spaziale, e in grado di creare sistemi di dati capaci di restituire nella sua pienezza l’essenza del progetto e le introspezioni possibili su di esso per trarne nuovo materiale per l’architetto. E questo è proprio il senso del lavoro esposto nel volume ben realizzato dall’editore Gangemi che - ricostituita la base filologica del materiale originario con una serie di esemplari saggi, tra cui sono d’obbligo ricordare quello fondamentale di Franco Purini su Maurizio Sacripanti e il disegno di architettura - scandaglia le dimensioni nascoste del progetto servendosi proprio di modelli 3D digitali come sistema informativo e interpretativo, attraverso esperienze che non si limitano a sostituire la tradizionale visualizzazione proiettiva con quella iconica, bensì scardinando lo schema concettuale che ha sempre considerato la figurazione come un semplice attributo e/o parte del sistema conoscitivo.

Architettura Disegno Modello – Verso un archivio digitale dell’opera dei maestri del XX secolo

GAIANI, MARCO
2011

Abstract

Il testo è la recensione del volume Architettura Disegno Modello – Verso un archivio digitale dell’opera dei maestri del XX secolo, fornendo un consistente nuovo apporto nella direzione del rapporto tra forma documentativa (il materiale di base analogico) e forma interpretativa (l’elaborazione digitale). Il testo si differenzia poi dalle esperienze esistenti per il tema affrontato - qui una rilettura dell’opera dei maestri dell’architettura italiana del XX secolo (Giovanni Michelucci, Maurizio Sacripanti, Leonardo Savioli) - e per la volontà di affrontare il complesso tema degli archivi di architettura in quanto riferimento di base per il nuovo progetto. Proprio in questa complessità sta lo snodo del lavoro che il libro presenta e quindi anche il suo svolgimento. Ciò che contraddistingue gli archivi di architettura, da un punto di vista della trasmissione del documento ai fini del suo riutilizzo, è la condizione d’impossibilità di copia identica dell’artefatto architettonico finale realizzato e la replica su basi discrete che permette una (re)interpretazione; condizione tipica, questa, di tutti i sistemi informativi di architettura letterari e/o figurativi, come ad esempio i trattati. La loro formazione richiede quindi di affrontare un duplice ordine di problematiche. La prima consiste nel fatto che la natura inerentemente tridimensionale dell’architettura limita la qualità dell’informazione documentabile e comunicabile, solitamente ridotta a una sua rappresentazione a livello iconico più basso, con l’aspettativa di riuscirne a offrirne una visione tridimensionale. La seconda nella circostanza che la semplice creazione di collezioni degli elaborati originali e delle immagini del ‘come costruito’ - anche se questi artefatti costituiscono certamente il fondamento di ogni sistema documentale dell’architettura - conduce semplicemente ad un accumulo acritico. Si tratta quindi di riuscire a organizzare e restituire sistemi documentali dalla base filologica assai fragile, di cui è necessario sia fissare la dimensione interpretativa, in quanto nuova testimonianza originale sul sistema documentale stesso, sia mantenere le frequenti relazioni con altre forme documentali complementari. In questo contesto appare un avanzamento fondamentale la possibilità di accedere a metodi di lettura-scrittura capaci di evitare la perdita del continuo e della dimensione spaziale, e in grado di creare sistemi di dati capaci di restituire nella sua pienezza l’essenza del progetto e le introspezioni possibili su di esso per trarne nuovo materiale per l’architetto. E questo è proprio il senso del lavoro esposto nel volume ben realizzato dall’editore Gangemi che - ricostituita la base filologica del materiale originario con una serie di esemplari saggi, tra cui sono d’obbligo ricordare quello fondamentale di Franco Purini su Maurizio Sacripanti e il disegno di architettura - scandaglia le dimensioni nascoste del progetto servendosi proprio di modelli 3D digitali come sistema informativo e interpretativo, attraverso esperienze che non si limitano a sostituire la tradizionale visualizzazione proiettiva con quella iconica, bensì scardinando lo schema concettuale che ha sempre considerato la figurazione come un semplice attributo e/o parte del sistema conoscitivo.
M.Gaiani
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/106964
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