Questo scritto si inserisce nella ormai lunga serie delle ricostruzioni d’ipotesi progettuali e interpretazioni di disegni di architettura che si servono di tecniche di modellazione tridimensionale digitale; una metodologia che già all’inizio degli anni Novanta era una realtà consolidata tanto da aver prodotto varie rappresentazioni con risultati anche eccellenti, come il famoso esempio dell’abbazia di Cluny realizzato da IBM nel 1992. Il lavoro qui descritto s’inserisce in questa tradizione offrendo tuttavia una serie di novità. Innanzitutto quella del tema: non si tratta semplicemente della ricostruzione ipotetica di uno schema 2D in forma spaziale, ma la verifica di un’ipotesi fatta da uno degli autori di questo scritto, ossia l’appartenenza di un disegno palladiano fin’ora non referenziato al primo nucleo di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. La seconda novità è nell’utilizzo di una costruzione semantica del modello digitale non solo per guardare a un edificio come a un sistema conoscitivo. Nel lavoro presentato la costruzione di un sistema informativo a base semantica tridimensionale è sfruttata anche come tecnica base per fornire autorappresentatività all’applicazione messa a punto. Tramite la semantica sono mostrati, infatti, i rapporti tra l’edificio esistente e il disegno palladiano tridimensionalizzato, i caratteri e i limiti dello schema grafico dato dal disegno di Palladio RIBA XVII/15, le ipotesi ricostruttive adottate estranee al disegno stesso, le soluzioni non risolvibili in maniera univoca, con le relative possibili varianti, e infine il modo con cui l’ipotesi ricostruttiva più probabile poteva rapportarsi con il territorio circostante, all’epoca del progetto. La terza innovazione risiede nell’utilizzo di tecniche di consultazione interattive: tipicamente real-time rendering a qualità fotorealistica per la visualizzazione del modello tridimensionale, e il ricorso a varianti istantanee gestite da un sistema iconico per l’illustrazione che impiega il metodo del confronto e la lettura guidata dei caratteri del modello e dei passaggi compiuti. Si tratta di una soluzione ricca di nuove prospettive e capace di apportare nuova significativa materia alle metodologie di lettura dell’architettura che può sfociare essenzialmente in due percorsi. Il primo consiste nel proporre immagini fotorealistiche ottenibili con tecniche di rendering a illuminazione globale simulata; evidentemente un’evoluzione delle 3conquiste rinascimentali nel campo della rappresentazione e, in un certo senso, una continuazione del desiderio degli artisti e intellettuali del XV e XVI secolo di investigare il mondo e la natura attraverso il disegno. In questa direzione, in una pionieristica conferenza di presentazione di un progetto di museo elettronico palladiano nel 1996, il solito Burns ricordava come Leonardo capisse perfettamente il potere del disegno e di quello che chiamava la pittura, cioè la rappresentazione, per far vedere qualsiasi cosa, reale o immaginaria nelle sue strutture interne come nei suoi aspetti superficiali, anche senza doversi spostare, e ne citava parole famose. Il secondo percorso consta nel realizzare un lavoro realmente interpretativo, ottenuto sfruttando l’operazione di semplificazione, insita nello schematismo del “modello”, che permette di realizzare visualizzazioni che si riferiscono più a una visione interpretativa che a una ricostruzione filologica dell’oggetto realizzato e odierno. In questo senso la ricostruzione esprime la volontà di descrizione e rappresentazione di tutta una storia in forma esplicita: non solo “ri-disegno” per comprendere, ma “re-interpretazione” per comunicare. Il lavoro presentato si propone di seguire entrambe le strade senza discriminarne una, evitando così di essere sintesi finale, unica e immutabile, ma primo tassello di una discussione più ampia e complessa.

Villa Contarini a Piazzola sul Brenta: studi per un’ipotesi di attribuzione palladiana servendosi di modelli tridimensionali

APOLLONIO, FABRIZIO IVAN;GAIANI, MARCO
2011

Abstract

Questo scritto si inserisce nella ormai lunga serie delle ricostruzioni d’ipotesi progettuali e interpretazioni di disegni di architettura che si servono di tecniche di modellazione tridimensionale digitale; una metodologia che già all’inizio degli anni Novanta era una realtà consolidata tanto da aver prodotto varie rappresentazioni con risultati anche eccellenti, come il famoso esempio dell’abbazia di Cluny realizzato da IBM nel 1992. Il lavoro qui descritto s’inserisce in questa tradizione offrendo tuttavia una serie di novità. Innanzitutto quella del tema: non si tratta semplicemente della ricostruzione ipotetica di uno schema 2D in forma spaziale, ma la verifica di un’ipotesi fatta da uno degli autori di questo scritto, ossia l’appartenenza di un disegno palladiano fin’ora non referenziato al primo nucleo di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. La seconda novità è nell’utilizzo di una costruzione semantica del modello digitale non solo per guardare a un edificio come a un sistema conoscitivo. Nel lavoro presentato la costruzione di un sistema informativo a base semantica tridimensionale è sfruttata anche come tecnica base per fornire autorappresentatività all’applicazione messa a punto. Tramite la semantica sono mostrati, infatti, i rapporti tra l’edificio esistente e il disegno palladiano tridimensionalizzato, i caratteri e i limiti dello schema grafico dato dal disegno di Palladio RIBA XVII/15, le ipotesi ricostruttive adottate estranee al disegno stesso, le soluzioni non risolvibili in maniera univoca, con le relative possibili varianti, e infine il modo con cui l’ipotesi ricostruttiva più probabile poteva rapportarsi con il territorio circostante, all’epoca del progetto. La terza innovazione risiede nell’utilizzo di tecniche di consultazione interattive: tipicamente real-time rendering a qualità fotorealistica per la visualizzazione del modello tridimensionale, e il ricorso a varianti istantanee gestite da un sistema iconico per l’illustrazione che impiega il metodo del confronto e la lettura guidata dei caratteri del modello e dei passaggi compiuti. Si tratta di una soluzione ricca di nuove prospettive e capace di apportare nuova significativa materia alle metodologie di lettura dell’architettura che può sfociare essenzialmente in due percorsi. Il primo consiste nel proporre immagini fotorealistiche ottenibili con tecniche di rendering a illuminazione globale simulata; evidentemente un’evoluzione delle 3conquiste rinascimentali nel campo della rappresentazione e, in un certo senso, una continuazione del desiderio degli artisti e intellettuali del XV e XVI secolo di investigare il mondo e la natura attraverso il disegno. In questa direzione, in una pionieristica conferenza di presentazione di un progetto di museo elettronico palladiano nel 1996, il solito Burns ricordava come Leonardo capisse perfettamente il potere del disegno e di quello che chiamava la pittura, cioè la rappresentazione, per far vedere qualsiasi cosa, reale o immaginaria nelle sue strutture interne come nei suoi aspetti superficiali, anche senza doversi spostare, e ne citava parole famose. Il secondo percorso consta nel realizzare un lavoro realmente interpretativo, ottenuto sfruttando l’operazione di semplificazione, insita nello schematismo del “modello”, che permette di realizzare visualizzazioni che si riferiscono più a una visione interpretativa che a una ricostruzione filologica dell’oggetto realizzato e odierno. In questo senso la ricostruzione esprime la volontà di descrizione e rappresentazione di tutta una storia in forma esplicita: non solo “ri-disegno” per comprendere, ma “re-interpretazione” per comunicare. Il lavoro presentato si propone di seguire entrambe le strade senza discriminarne una, evitando così di essere sintesi finale, unica e immutabile, ma primo tassello di una discussione più ampia e complessa.
F.I.Apollonio; G.Beltramini; G.Fabbi; M.Gaiani
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/106963
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