L’armonizzazione dei sistemi di istruzione universitaria in ambito europeo ha conosciuto un forte impulso sul finire degli anni novanta, con l’avvio del cosiddetto “Processo di Bologna”. La riforma 3+2 si prefiggeva di conseguire anche alcuni obiettivi specifici di “convergenza con l’Europa” non espressamente esposti nella Dichiarazione di Bologna, tra cui il porre rimedio ai seguenti tratti negativi ed endemici del sistema universitario italiano: lo scarso numero di laureati; l’elevata incidenza di abbandono degli studi universitari; la forte discrepanza tra durata effettiva degli studi e numero di anni previsto dagli ordinamenti didattici. La riforma ha senz’altro indotto un maggior numero di giovani (e meno giovani) ad intraprendere gli studi universitari. Tuttavia, il processo di riforma e la dinamica del sistema universitario sono risultati lenti e vischiosi, e gli effetti della riforma tardano ad evidenziarsi – specie sul piano delle caratteristiche dei laureati, che sono il “prodotto” finale dei processi formativi universitari – anche perché tali effetti si mescolano in un susseguirsi di nuovi interventi normativi. Questo fatto è determinante per comprendere i limiti nella disponibilità e nella natura dei dati disponibili sui laureati e per evitare di trarre conclusioni affrettate, anche se, apparentemente, il periodo di osservazione è di durata quasi decennale. Obiettivo della prima parte di questo lavoro è fornire un’estesa descrizione dell’evoluzione di uno specifico prodotto del sistema universitario italiano, ossia i laureati. Tale descrizione è articolata anzitutto in termini di tipo di corso di studi e dunque di composizione dell’insieme dei laureati per tipo di laurea. La composizione per tipo di laurea viene approfondita rispetto ad alcune caratteristiche: l’area disciplinare; le origini sociali e scolastiche, la regolarità degli studi, la caratterizzazione dell’esperienza universitaria, specie per quanto concerne lo studio all’estero e le esperienze lavorative durante gli studi, e la soddisfazione per gli studi compiuti. La seconda parte del lavoro fornisce alcune indicazioni circa gli effetti della riforma “3+2” sui laureati (caratteristiche, prestazioni, percorsi di studio, collocazione sul mercato del lavoro). Particolare enfasi viene posta sul ritardo alla laurea date le caratteristiche degli studenti, di contesto e di ateneo e sull’uso di un modello di “propensity score” multivariato sul ritardo.

Caratteristiche dei laureati prima e dopo le riforme

CAMILLO, FURIO;GASPERONI, Giancarlo;
2011

Abstract

L’armonizzazione dei sistemi di istruzione universitaria in ambito europeo ha conosciuto un forte impulso sul finire degli anni novanta, con l’avvio del cosiddetto “Processo di Bologna”. La riforma 3+2 si prefiggeva di conseguire anche alcuni obiettivi specifici di “convergenza con l’Europa” non espressamente esposti nella Dichiarazione di Bologna, tra cui il porre rimedio ai seguenti tratti negativi ed endemici del sistema universitario italiano: lo scarso numero di laureati; l’elevata incidenza di abbandono degli studi universitari; la forte discrepanza tra durata effettiva degli studi e numero di anni previsto dagli ordinamenti didattici. La riforma ha senz’altro indotto un maggior numero di giovani (e meno giovani) ad intraprendere gli studi universitari. Tuttavia, il processo di riforma e la dinamica del sistema universitario sono risultati lenti e vischiosi, e gli effetti della riforma tardano ad evidenziarsi – specie sul piano delle caratteristiche dei laureati, che sono il “prodotto” finale dei processi formativi universitari – anche perché tali effetti si mescolano in un susseguirsi di nuovi interventi normativi. Questo fatto è determinante per comprendere i limiti nella disponibilità e nella natura dei dati disponibili sui laureati e per evitare di trarre conclusioni affrettate, anche se, apparentemente, il periodo di osservazione è di durata quasi decennale. Obiettivo della prima parte di questo lavoro è fornire un’estesa descrizione dell’evoluzione di uno specifico prodotto del sistema universitario italiano, ossia i laureati. Tale descrizione è articolata anzitutto in termini di tipo di corso di studi e dunque di composizione dell’insieme dei laureati per tipo di laurea. La composizione per tipo di laurea viene approfondita rispetto ad alcune caratteristiche: l’area disciplinare; le origini sociali e scolastiche, la regolarità degli studi, la caratterizzazione dell’esperienza universitaria, specie per quanto concerne lo studio all’estero e le esperienze lavorative durante gli studi, e la soddisfazione per gli studi compiuti. La seconda parte del lavoro fornisce alcune indicazioni circa gli effetti della riforma “3+2” sui laureati (caratteristiche, prestazioni, percorsi di studio, collocazione sul mercato del lavoro). Particolare enfasi viene posta sul ritardo alla laurea date le caratteristiche degli studenti, di contesto e di ateneo e sull’uso di un modello di “propensity score” multivariato sul ritardo.
XII Profilo dei laureati italiani. L’istruzione universitaria nell’ultimo decennio. All’esordio della European Higher Education Area
245
289
Camillo F.; Gasperoni G.; Calmand J.
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