L’azione di cura educativa, in qualsiasi fascia d’età venga realizzata, deve essere fortemente incentrata sui bisogni del destinatario. Alcuni bisogni formativi, spesso condivisi, a volte evidenti, altre volte interpretati, tendono a modificarsi con l’evolvere della società. Particolare attenzione dunque, deve essere posta al “cambiamento” e agli effetti che produce sulle attese, sulle necessità e sulle competenze emergenti nel contesto della società di appartenenza. Il modo con cui abbiamo costruito l’attuale società ha attenuato, o addirittura eliminato, il naturale bisogno di muoversi (Dahlgren, & Szczepanski, 1998) o, quanto meno, ha condizionato negativamente la possibilità di avere spazi e tempi per coltivare il necessario contatto con l’ambiente naturale. La densificazione e la cementificazione dell’ambiente urbano ha favorito la scomparsa di aree verdi per giocare e imparare, al loro posto sono sorti parchi cittadini molto artificiali e poco naturali (Dunnett et al, 2002; Herrington et al, 1998). Nella stagione autunnale o invernale, piuttosto che vestirsi adeguatamente e ricercare il contatto con l’ambiente naturale, si tende a trascorrere interi pomeriggi nei centri commerciali tra acquisti e spuntini fast-food. La cultura della sedentarietà è totale, diffusa in tutte le fasce d’età della popolazione con ripercussioni negative sullo stato di salute di bambini e adulti. Tale scenario è aggravato dalla tendenza dei genitori a limitare la libertà dei propri figli molto di più rispetto alle precedenti generazioni, e modellare per essi una vita dove l’attività all’aperto assume importanza secondaria. In tale contesto la possibilità di accesso dei bambini a spazi aperti e/o naturali decresce rapidamente (Kahn, 2002; Rivkin, 2000), non solo dal punto di vista degli spazi ma anche rispetto al tempo dedicato alle attività all’aperto. La vita quotidiana dei bambini, in sintesi, è sempre più caratterizzata da attività programmate, con poco tempo per esplorare o giocare liberamente all’aperto (Rosenfeld, 2001; Davis, 1999), e spesso il gioco viene occupato dai video games che aumentano i motivi per restare in casa invece di uscire.

L'outdoor Education nella scuola dell'infanzia

CECILIANI, ANDREA
2011

Abstract

L’azione di cura educativa, in qualsiasi fascia d’età venga realizzata, deve essere fortemente incentrata sui bisogni del destinatario. Alcuni bisogni formativi, spesso condivisi, a volte evidenti, altre volte interpretati, tendono a modificarsi con l’evolvere della società. Particolare attenzione dunque, deve essere posta al “cambiamento” e agli effetti che produce sulle attese, sulle necessità e sulle competenze emergenti nel contesto della società di appartenenza. Il modo con cui abbiamo costruito l’attuale società ha attenuato, o addirittura eliminato, il naturale bisogno di muoversi (Dahlgren, & Szczepanski, 1998) o, quanto meno, ha condizionato negativamente la possibilità di avere spazi e tempi per coltivare il necessario contatto con l’ambiente naturale. La densificazione e la cementificazione dell’ambiente urbano ha favorito la scomparsa di aree verdi per giocare e imparare, al loro posto sono sorti parchi cittadini molto artificiali e poco naturali (Dunnett et al, 2002; Herrington et al, 1998). Nella stagione autunnale o invernale, piuttosto che vestirsi adeguatamente e ricercare il contatto con l’ambiente naturale, si tende a trascorrere interi pomeriggi nei centri commerciali tra acquisti e spuntini fast-food. La cultura della sedentarietà è totale, diffusa in tutte le fasce d’età della popolazione con ripercussioni negative sullo stato di salute di bambini e adulti. Tale scenario è aggravato dalla tendenza dei genitori a limitare la libertà dei propri figli molto di più rispetto alle precedenti generazioni, e modellare per essi una vita dove l’attività all’aperto assume importanza secondaria. In tale contesto la possibilità di accesso dei bambini a spazi aperti e/o naturali decresce rapidamente (Kahn, 2002; Rivkin, 2000), non solo dal punto di vista degli spazi ma anche rispetto al tempo dedicato alle attività all’aperto. La vita quotidiana dei bambini, in sintesi, è sempre più caratterizzata da attività programmate, con poco tempo per esplorare o giocare liberamente all’aperto (Rosenfeld, 2001; Davis, 1999), e spesso il gioco viene occupato dai video games che aumentano i motivi per restare in casa invece di uscire.
Ceciliani A.
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