Genova Voltri, area industriale. Al secondo piano di un capannone si trova l’archivio della Fondazione Renzo Piano. Non si tratta delle sale iconiche che siamo abituati a vedere sulle riviste e nei video: la classroom dalle pareti lignee cariche di disegni o la grande sala dei modelli. No, quelle si trovano nella sede di Punta Nave, alle pendici del Renzo Piano Building Workshop. A Voltri, invece, è custodito il vero cuore operativo della memoria progettuale di Renzo Piano. Qui, lontano dagli spazi di rappresentanza, si conserva e si organizza un patrimonio eterogeneo fatto di disegni, fotografie, modelli, libri, riviste, documenti e appunti che costituiscono la materia prima del sapere architettonico di Piano. Fondata nel 2004, la Fondazione Renzo Piano ha raccolto una duplice sfida. Da un lato, configurarsi come dispositivo di trasmissione della metodologia progettuale di Piano, un “archivio vivo” capace di dialogare con il mondo esterno. Dall’altro, assumere il ruolo primario di supporto della pratica progettuale dell’architetto, conservandone tracce, materiali preparatori e frammenti generativi, fondamentali per la produzione architettonica. Archiviare, in questo contesto, non significa soltanto conservare, ma alimentare un processo del sapere, di sedimentazione e di rielaborazione. Le “cartoline del passato” custodite a Voltri, come le definisce Piano, sono elementi di un mosaico conoscitivo in continua costruzione: suggestioni, riferimenti e soluzioni tecniche che, ricorrendo nel tempo, rivelano un vocabolario e una grammatica progettuali coerenti. Questo contributo propone un’analisi di materiali d’archivio selezionati conservati presso al Fondazione Renzo Piano a Voltri nel tentativo di rivelare una metodologia basata sulla costante interazione tra memoria e progetto, tra raccolta di esperienze e loro riformulazione in nuovi contesti. Tramite esempi mirati — dalle letture annotate presenti nella biblioteca personale dell’architetto, alle raccolte di immagini selezionate e reimpiegate nei propri testi, fino alla consultazione delle proposte realizzate precedentemente per risolvere nuovi problemi progettuali — l’articolo dimostra come l’archivio, lungi dall’essere un deposito statico, sia un motore attivo per la generazione di nuove architetture. Sulla base di queste considerazioni, la Fondazione Renzo Piano viene rappresentata come una vera e propria macchina del sapere: un congegno in cui il lavoro dell’architetto si alimenta di un flusso continuo di ritorno ai propri archivi, confermando come, nel metodo di Piano, il passato non sia mai un’eredità immobile, ma una risorsa attiva per l’invenzione architettonica.

Grassetti, A. (2026). The Archive of the Renzo Piano Foundation. A Design Machine. VESPER, 14, 208-209.

The Archive of the Renzo Piano Foundation. A Design Machine

Alberto Grassetti
2026

Abstract

Genova Voltri, area industriale. Al secondo piano di un capannone si trova l’archivio della Fondazione Renzo Piano. Non si tratta delle sale iconiche che siamo abituati a vedere sulle riviste e nei video: la classroom dalle pareti lignee cariche di disegni o la grande sala dei modelli. No, quelle si trovano nella sede di Punta Nave, alle pendici del Renzo Piano Building Workshop. A Voltri, invece, è custodito il vero cuore operativo della memoria progettuale di Renzo Piano. Qui, lontano dagli spazi di rappresentanza, si conserva e si organizza un patrimonio eterogeneo fatto di disegni, fotografie, modelli, libri, riviste, documenti e appunti che costituiscono la materia prima del sapere architettonico di Piano. Fondata nel 2004, la Fondazione Renzo Piano ha raccolto una duplice sfida. Da un lato, configurarsi come dispositivo di trasmissione della metodologia progettuale di Piano, un “archivio vivo” capace di dialogare con il mondo esterno. Dall’altro, assumere il ruolo primario di supporto della pratica progettuale dell’architetto, conservandone tracce, materiali preparatori e frammenti generativi, fondamentali per la produzione architettonica. Archiviare, in questo contesto, non significa soltanto conservare, ma alimentare un processo del sapere, di sedimentazione e di rielaborazione. Le “cartoline del passato” custodite a Voltri, come le definisce Piano, sono elementi di un mosaico conoscitivo in continua costruzione: suggestioni, riferimenti e soluzioni tecniche che, ricorrendo nel tempo, rivelano un vocabolario e una grammatica progettuali coerenti. Questo contributo propone un’analisi di materiali d’archivio selezionati conservati presso al Fondazione Renzo Piano a Voltri nel tentativo di rivelare una metodologia basata sulla costante interazione tra memoria e progetto, tra raccolta di esperienze e loro riformulazione in nuovi contesti. Tramite esempi mirati — dalle letture annotate presenti nella biblioteca personale dell’architetto, alle raccolte di immagini selezionate e reimpiegate nei propri testi, fino alla consultazione delle proposte realizzate precedentemente per risolvere nuovi problemi progettuali — l’articolo dimostra come l’archivio, lungi dall’essere un deposito statico, sia un motore attivo per la generazione di nuove architetture. Sulla base di queste considerazioni, la Fondazione Renzo Piano viene rappresentata come una vera e propria macchina del sapere: un congegno in cui il lavoro dell’architetto si alimenta di un flusso continuo di ritorno ai propri archivi, confermando come, nel metodo di Piano, il passato non sia mai un’eredità immobile, ma una risorsa attiva per l’invenzione architettonica.
2026
Grassetti, A. (2026). The Archive of the Renzo Piano Foundation. A Design Machine. VESPER, 14, 208-209.
Grassetti, Alberto
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1068390
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