Viviamo ormai una realtà dove tutto è presente: la Tv, internet, i quotidiani, il sistema dei media trasformano ciò che è lontano in vicino e ciò che è vicino in lontano. Le merci e gli scambi sono sempre più di portata transnazionale, iPod, Nike o Starbucks spopolano a livello planetario indifferentemente dal contesto culturale in cui si vanno ad inserire; voli aerei, telefonate, e-mail, spostamenti di capitali da un paese all’altro, aziende che delocalizzano, outsourcing, prodotti disegnati in Usa o Ue e fabbricati in Cina (per poi tornare in occidente), format di trasmissioni televisive identici in tutto il mondo producono un processo di omogeneizzazione culturale che si può generalmente definire come globalizzazione. La caratteristica peculiare della globalizzazione contemporanea (distinguendola da modelli che appartengono al passato, come quello riscontrabile nell’opera di espansione territoriale e commerciale dell’impero romano) è data dall’esasperata accelerazione delle istanze economiche su quelle sociali, accelerazione favorita da un’evoluzione tecnologica mai verificatasi prima nella storia. Una tecnologia che ha permesso ed accelerato il processo d’integrazione economica già in atto secondo dinamiche che hanno fatto avanzare la globalizzazione capitalista del mondo occidentale sotto forma di una “triadizzazione” – Stati Uniti, Europa Occidentale e Giappone – dell’economia. Il modello italiano di sviluppo economico presenta dinamiche peculiari e mette in luce percorsi che richiedono una rivisitazione degli strumenti interpretativi propri dell’analisi economica tradizionale. Il forte legame tra piccole imprese, territorio e ambiente socioculturale ha trovato la sua sistematizzazione negli studi intrapresi attorno ai distretti industriali. In questo saggio vengono quindi analizzati i sistemi produttivi locali e il sempre più attuale tema dello sviluppo sostenibile, una forma di sviluppo che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle risorse naturali. L’obiettivo è quello di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, in regime di equilibrio ambientale. Tale scopo è raggiungibile attraverso una attenta opera di governance locale dello sviluppo e di promozione territoriale: categorie che hanno assunto sempre di più maggior rilievo per l’importanza decisiva della componente territoriale. A tal proposito negli ultimi tempi si sono diffuse esperienze e sperimentazioni per rendere operativi i principi alla base dei concetti di sviluppo sostenibile e di qualità dello sviluppo economico territoriale. Un insieme molto efficace di strumenti è costituito dalle Integrated product policy (Ipp), che si fondano sul life cycle thinking: le politiche integrate di prodotto sono costituite da molteplici ed eterogenei interventi rivolti sia alla singola impresa che a filiere produttive nei diversi momenti cruciali del ciclo di realizzazione del manufatto industriale: progettazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento. La logica della chiusura dei cicli all’interno di sistemi e aree produttive implica passare da processi lineari a processi tendenzialmente chiusi, peculiari dell’ecologia industriale; le cui strategie, oltre alle stesse logiche di chiusura dei cicli, sono fondate sulla progettazione sistemica di processi di simbiosi industriale. Sviluppare queste forme di simbiosi sollecita puntuali analisi degli input e degli output produttivi dei diversi processi produttivi con l’obiettivo di riutilizzare materie di scarto di un processo come risorse per altre produzioni presenti in un’area industriale. Aree produttive organizzate su queste basi richiedono inevitabilmente forme molto evolute di governo e gestione dei servizi: si tratta di progettare veri e propri parchi ecoindustriali. Questa tipologia rappresenta un concreto esempio di progettazione ambientale compatibile del...

La progettazione di nuovi servizi d’area per la competitività e la qualificazione dei sistemi industriali

DEGLI ESPOSTI, PIERGIORGIO;CAVALLO, MARINO
2011

Abstract

Viviamo ormai una realtà dove tutto è presente: la Tv, internet, i quotidiani, il sistema dei media trasformano ciò che è lontano in vicino e ciò che è vicino in lontano. Le merci e gli scambi sono sempre più di portata transnazionale, iPod, Nike o Starbucks spopolano a livello planetario indifferentemente dal contesto culturale in cui si vanno ad inserire; voli aerei, telefonate, e-mail, spostamenti di capitali da un paese all’altro, aziende che delocalizzano, outsourcing, prodotti disegnati in Usa o Ue e fabbricati in Cina (per poi tornare in occidente), format di trasmissioni televisive identici in tutto il mondo producono un processo di omogeneizzazione culturale che si può generalmente definire come globalizzazione. La caratteristica peculiare della globalizzazione contemporanea (distinguendola da modelli che appartengono al passato, come quello riscontrabile nell’opera di espansione territoriale e commerciale dell’impero romano) è data dall’esasperata accelerazione delle istanze economiche su quelle sociali, accelerazione favorita da un’evoluzione tecnologica mai verificatasi prima nella storia. Una tecnologia che ha permesso ed accelerato il processo d’integrazione economica già in atto secondo dinamiche che hanno fatto avanzare la globalizzazione capitalista del mondo occidentale sotto forma di una “triadizzazione” – Stati Uniti, Europa Occidentale e Giappone – dell’economia. Il modello italiano di sviluppo economico presenta dinamiche peculiari e mette in luce percorsi che richiedono una rivisitazione degli strumenti interpretativi propri dell’analisi economica tradizionale. Il forte legame tra piccole imprese, territorio e ambiente socioculturale ha trovato la sua sistematizzazione negli studi intrapresi attorno ai distretti industriali. In questo saggio vengono quindi analizzati i sistemi produttivi locali e il sempre più attuale tema dello sviluppo sostenibile, una forma di sviluppo che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle risorse naturali. L’obiettivo è quello di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, in regime di equilibrio ambientale. Tale scopo è raggiungibile attraverso una attenta opera di governance locale dello sviluppo e di promozione territoriale: categorie che hanno assunto sempre di più maggior rilievo per l’importanza decisiva della componente territoriale. A tal proposito negli ultimi tempi si sono diffuse esperienze e sperimentazioni per rendere operativi i principi alla base dei concetti di sviluppo sostenibile e di qualità dello sviluppo economico territoriale. Un insieme molto efficace di strumenti è costituito dalle Integrated product policy (Ipp), che si fondano sul life cycle thinking: le politiche integrate di prodotto sono costituite da molteplici ed eterogenei interventi rivolti sia alla singola impresa che a filiere produttive nei diversi momenti cruciali del ciclo di realizzazione del manufatto industriale: progettazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento. La logica della chiusura dei cicli all’interno di sistemi e aree produttive implica passare da processi lineari a processi tendenzialmente chiusi, peculiari dell’ecologia industriale; le cui strategie, oltre alle stesse logiche di chiusura dei cicli, sono fondate sulla progettazione sistemica di processi di simbiosi industriale. Sviluppare queste forme di simbiosi sollecita puntuali analisi degli input e degli output produttivi dei diversi processi produttivi con l’obiettivo di riutilizzare materie di scarto di un processo come risorse per altre produzioni presenti in un’area industriale. Aree produttive organizzate su queste basi richiedono inevitabilmente forme molto evolute di governo e gestione dei servizi: si tratta di progettare veri e propri parchi ecoindustriali. Questa tipologia rappresenta un concreto esempio di progettazione ambientale compatibile del...
P. Degli Esposti; M. Cavallo
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