Il saggio ricostruisce la genesi e lo sviluppo della "Terra Promessa" di Giuseppe Ungaretti attraverso l'analisi di testimonianze manoscritte conservate nel Fondo Ungaretti dell'Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti" del Gabinetto Vieusseux a Firenze. I documenti d'archivio mostrano come il progetto originario fosse un pometto drammatico in tre atti intitolato "Enea", ideato nella prima metà degli anni Trenta e in seguito trasformato nei sette frammenti che compongono la raccolta. Dall'esame degli abbozzi emerge la centralità del mare come elemento simbolico: esso rappresenta al contempo stesso separazione, smarrimento, fine e vuoto - l'hebel di matrice biblica -, sino a diventare metafora della tensione irrisolta tra destino e memoria. Nei "Cori descrittivi di stati d'animo di Didone" e nel "Recitativo di Palinuro", il Mediterraneo appare come luogo dell'assenza e della perdita, mentre in "Finale" - di cui si pubblica in appendice la prima stesura autografa, sinora inedita - assume la forma del vuoto, eco dell'impossibilità dell'approdo alla "terra promessa". In sostanza, l'articolo dimostra che Ungaretti oppone la memoria (e il mito) all'esperienza umana del nulla, facendo della parola poetica l'unica promessa possibile di fronte al vuoto.
Antonelli, D. (In stampa/Attività in corso). Verso "La Terra Promessa": Ungaretti e il mare. Roma : AdI Editore.
Verso "La Terra Promessa": Ungaretti e il mare
dante antonelli
In corso di stampa
Abstract
Il saggio ricostruisce la genesi e lo sviluppo della "Terra Promessa" di Giuseppe Ungaretti attraverso l'analisi di testimonianze manoscritte conservate nel Fondo Ungaretti dell'Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti" del Gabinetto Vieusseux a Firenze. I documenti d'archivio mostrano come il progetto originario fosse un pometto drammatico in tre atti intitolato "Enea", ideato nella prima metà degli anni Trenta e in seguito trasformato nei sette frammenti che compongono la raccolta. Dall'esame degli abbozzi emerge la centralità del mare come elemento simbolico: esso rappresenta al contempo stesso separazione, smarrimento, fine e vuoto - l'hebel di matrice biblica -, sino a diventare metafora della tensione irrisolta tra destino e memoria. Nei "Cori descrittivi di stati d'animo di Didone" e nel "Recitativo di Palinuro", il Mediterraneo appare come luogo dell'assenza e della perdita, mentre in "Finale" - di cui si pubblica in appendice la prima stesura autografa, sinora inedita - assume la forma del vuoto, eco dell'impossibilità dell'approdo alla "terra promessa". In sostanza, l'articolo dimostra che Ungaretti oppone la memoria (e il mito) all'esperienza umana del nulla, facendo della parola poetica l'unica promessa possibile di fronte al vuoto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



