L’attenzione alla fotografia come modello, subito importante con Pietro Selvatico sin dal 1852, e come documento con Giovanni Morelli e le sue strategie di connaisseur, fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento coinvolge Adolfo Venturi, prima animatore in strutture di tutela quindi docente all’Università di Roma, ove guida dal 1901 la prima cattedra italiana di Storia dell’arte. La fotografia, negli stessi anni, attira l’attenzione di Supino, di Berenson, di Beltrami, dei Boito, di d’Andrade, di Toesca. A Bologna la sollecitano Malaguzzi Valeri in Soprintendenza, Baruffi alla Cassa di Risparmio, Alfonso Rubbiani, Guido Zucchini. C’è Igino Benvenuto Supino in Università dal gennaio 1907, è il primo professore di Storia dell’arte nell’Ateneo felsineo. Durante le precedenti esperienze museali a Pisa e a Firenze, al Museo Nazionale del Bargello, si era dimostrato molto interessato alla fotografia e ai suoi coinvolgimenti editoriali. Ogni volta che era stato possibile, nelle sue pubblicazioni Supino aveva abbandonato le forme d’incisione diretta o indiretta a favore dell’immagine fotografica, anche personalmente elaborata.

Fototeche d'arte universitarie e didattica

PIGOZZI, MARINELLA
2011

Abstract

L’attenzione alla fotografia come modello, subito importante con Pietro Selvatico sin dal 1852, e come documento con Giovanni Morelli e le sue strategie di connaisseur, fra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento coinvolge Adolfo Venturi, prima animatore in strutture di tutela quindi docente all’Università di Roma, ove guida dal 1901 la prima cattedra italiana di Storia dell’arte. La fotografia, negli stessi anni, attira l’attenzione di Supino, di Berenson, di Beltrami, dei Boito, di d’Andrade, di Toesca. A Bologna la sollecitano Malaguzzi Valeri in Soprintendenza, Baruffi alla Cassa di Risparmio, Alfonso Rubbiani, Guido Zucchini. C’è Igino Benvenuto Supino in Università dal gennaio 1907, è il primo professore di Storia dell’arte nell’Ateneo felsineo. Durante le precedenti esperienze museali a Pisa e a Firenze, al Museo Nazionale del Bargello, si era dimostrato molto interessato alla fotografia e ai suoi coinvolgimenti editoriali. Ogni volta che era stato possibile, nelle sue pubblicazioni Supino aveva abbandonato le forme d’incisione diretta o indiretta a favore dell’immagine fotografica, anche personalmente elaborata.
Lo stato dell'arte. La storia dell'Arte nell'Università italiana
55
62
M.Pigozzi
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