John Landis, regista famoso per cult-movies come “The Blues Brothers”, “Animal House”, “An American Werewolf in London”, nel 2004 ha proposto un documentario dalle implicazioni politiche, in linea con il rinnovato interesse e gli sviluppi che questa forma incontra nel post 11 settembre. Il film narra di una svendita di macchine usate condotta da uno scaltro slasher nell’arco di un week-end. To slash in inglese significa “tagliare con un lama affilata con un’azione rapida e decisa”. Informalmente viene utilizzato nel senso di ridurre consistentemente entità come denaro o posti di lavoro. Lo slasher di Landis è appunto colui che, con l’efficace arte della propaganda, è in grado di “abbattere” i prezzi da lui stesso gonfiati in precedenza. Insomma lo “s-venditore” per eccellenza, colui che, creando l’illusione dell’affare, è in grado di convincere potenziali clienti ad acquistare i suoi prodotti, in qualunque condizione essi siano. La prima scena del film vede l’apparizione del protagonista – lo slasher appunto, interpretato da Micheal Bennet –, seguito da una serie di presidenti americani in rapida sequenza – Nixon, Reagan, Bush Sr, Clinton e Bush jr. Trait d’union: la menzogna. Se, infatti, l’insincerità viene presentata dallo stesso protagonista come connaturata al mestiere – “My job is a slasher, being a used car salesperson, liquidator, doing these auction sales… people automatically assume whatever I say, whatever comes out of my mind, is a lie” – tutti i presidenti vengono mostrati da Landis mentre rilasciano, in filmati di repertorio, affermazioni platealmente false. Ottantacinque minuti di documentario sulla liquidazione delle macchine usate non sono che una metafora, utilizzata dal regista di Chicago per rappresentare i personaggi della politica americana e la loro azione di “propaganda” a favore della guerra in Iraq, “venduta” distogliendo l’attenzione del paese dalle sue reali necessità. Non è un caso che sia Bush Jr a chiudere la sequela iniziale dei presidenti-comparsa, con la sua nota asserzione volta a promuovere l’intervento preventivo e, più in generale, ascrivibile alla tanto chiacchierata argomentazione delle armi di distruzione di massa – “For those who say we haven’t found the banned manufacturing devices, or banned weapons, they’re wrong: we found them” – che, a distanza di nemmeno un anno e a conflitto già inoltrato, sarebbe stata smentita dallo stesso presidente.

Cinema politico – Recensioni. Vendere la guerra in Iraq: Slasher

FERRARI, FEDERICA
2005

Abstract

John Landis, regista famoso per cult-movies come “The Blues Brothers”, “Animal House”, “An American Werewolf in London”, nel 2004 ha proposto un documentario dalle implicazioni politiche, in linea con il rinnovato interesse e gli sviluppi che questa forma incontra nel post 11 settembre. Il film narra di una svendita di macchine usate condotta da uno scaltro slasher nell’arco di un week-end. To slash in inglese significa “tagliare con un lama affilata con un’azione rapida e decisa”. Informalmente viene utilizzato nel senso di ridurre consistentemente entità come denaro o posti di lavoro. Lo slasher di Landis è appunto colui che, con l’efficace arte della propaganda, è in grado di “abbattere” i prezzi da lui stesso gonfiati in precedenza. Insomma lo “s-venditore” per eccellenza, colui che, creando l’illusione dell’affare, è in grado di convincere potenziali clienti ad acquistare i suoi prodotti, in qualunque condizione essi siano. La prima scena del film vede l’apparizione del protagonista – lo slasher appunto, interpretato da Micheal Bennet –, seguito da una serie di presidenti americani in rapida sequenza – Nixon, Reagan, Bush Sr, Clinton e Bush jr. Trait d’union: la menzogna. Se, infatti, l’insincerità viene presentata dallo stesso protagonista come connaturata al mestiere – “My job is a slasher, being a used car salesperson, liquidator, doing these auction sales… people automatically assume whatever I say, whatever comes out of my mind, is a lie” – tutti i presidenti vengono mostrati da Landis mentre rilasciano, in filmati di repertorio, affermazioni platealmente false. Ottantacinque minuti di documentario sulla liquidazione delle macchine usate non sono che una metafora, utilizzata dal regista di Chicago per rappresentare i personaggi della politica americana e la loro azione di “propaganda” a favore della guerra in Iraq, “venduta” distogliendo l’attenzione del paese dalle sue reali necessità. Non è un caso che sia Bush Jr a chiudere la sequela iniziale dei presidenti-comparsa, con la sua nota asserzione volta a promuovere l’intervento preventivo e, più in generale, ascrivibile alla tanto chiacchierata argomentazione delle armi di distruzione di massa – “For those who say we haven’t found the banned manufacturing devices, or banned weapons, they’re wrong: we found them” – che, a distanza di nemmeno un anno e a conflitto già inoltrato, sarebbe stata smentita dallo stesso presidente.
Ferrari F.
File in questo prodotto:
Eventuali allegati, non sono esposti

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/106351
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact