Da qualche tempo, la politica commerciale cinese sulle esportazioni è oggetto della massima attenzione nel sistema dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Negli ultimi anni, infatti, Pechino ha iniziato ad introdurre dazi e restrizioni quantitative all’esportazione per una nutrita serie di materiali, in particolare anche per le cosiddette “terre rare” (rare earth elements), un gruppo di elementi chimici indispensabili alla produzione industriale di alta tecnologia. Ciò ha destato forti preoccupazioni soprattutto negli operatori economici delle potenze industrializzate –segnatamente, Stati Uniti e Unione europea- poichè detti operatori ormai da tempo fanno affidamento proprio sulle risorse originarie di Pechino per approvvigionarsi delle materie prime indispensabili al loro ciclo produttivo. La possibilità, sino a pochi anni fa, di potersi rifornire, a prezzi vantaggiosi, presso i produttori cinesi, certo non ha incentivato l’apertura di nuovi siti estrattivi. Inoltre, le pesanti condizioni di lavoro tipiche delle attività di estrazione o di prima lavorazione dei materiali, unitamente all’introduzione di severe normative, a livello interno, sul rispetto dell’ambiente hanno sovente determinato la riduzione degli impianti di estrazione o di lavorazione esistenti nei Paesi più ricchi, con la conseguenza che i produttori europei e statunitensi ora faticano a reperire da fonti alternative i materiali che non riescono più ad ottenere dagli operatori asiatici. Alle difficoltà di approvvigionamento si aggiunge poi la maggiore concorrenza alla quale i prodotti americani ed europei sono suscettibili di essere sottoposti da parte dell’industria di trasformazione cinese, che non ha problemi di accesso alle materie prime e, grazie alle restrizioni alle esportazioni, può acquistare dette materie anche ad un prezzo molto contenuto, proprio mentre queste ultime, venendo a scarseggiare sui mercati stranieri, conoscono inevitabilmente un aumento del loro costo sul piano internazionale. Alla luce anche degli impegni assunti da Pechino nel Protocollo di adesione all’OMC, la recente politica cinese sulle esportazioni ha sollevato sempre maggiori perplessità riguardo la sua compatibilità con le regole del sistema di liberalizzazione degli scambi. Così, Stati Uniti ed Unione europea hanno avviato un contenzioso dinanzi al meccanismo ginevrino del sistema di risoluzione delle controversie, affiancati dal Messico. Tale Paese, infatti, che si definisce in via di sviluppo, pur facendo parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha un forte settore dell’acciaio, significativamente penalizzato dalle restrizioni di Pechino, insieme a quello chimico e all’industria dell’alluminio. Ben di buon grado, quindi, il Messico ha colto l’opportunità di partecipare al reclamo delle due grandi potenze economiche, data l’alta complessità del sistema amministrativo e normativo cinese da affrontare nella causa, ed il conseguente molto ampio e dispendioso lavoro giuridico necessario per affrontare adeguatamente la disputa dinanzi al meccanismo di risoluzione delle controversie dell’OMC. Dopo il fallimento delle consultazioni, il reclamo contro la Cina, relativo alle restrizioni alle esportazioni di bauxite, coke, fluorite, magnesio, manganese, carburo di silicio, silicio metallico, fosforo giallo e zinco, ha portato alla redazione di un importante report da parte del Panel appositamente istituito, report che è stato fatto circolare, secondo quanto previsto dall’Intesa OMC sulla risoluzione delle controversie (Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes, DSU), il 5 luglio 2011. La rilevanza del report in oggetto risiede in molteplici ragioni. Innanzitutto, per la prima volta, un organo giudicante dell’OMC si è trovato a dover interpretare le parti del Protocollo di adesione della Cina concernenti gli impegni sui dazi alle esportazioni, come pure l’art. XI, par. 2, lett. a) GATT 1994, re...

La politica cinese sulle esportazioni dinanzi al sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC: il report del Panel nel caso China – Raw Materials

BARONCINI, ELISA
2011

Abstract

Da qualche tempo, la politica commerciale cinese sulle esportazioni è oggetto della massima attenzione nel sistema dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Negli ultimi anni, infatti, Pechino ha iniziato ad introdurre dazi e restrizioni quantitative all’esportazione per una nutrita serie di materiali, in particolare anche per le cosiddette “terre rare” (rare earth elements), un gruppo di elementi chimici indispensabili alla produzione industriale di alta tecnologia. Ciò ha destato forti preoccupazioni soprattutto negli operatori economici delle potenze industrializzate –segnatamente, Stati Uniti e Unione europea- poichè detti operatori ormai da tempo fanno affidamento proprio sulle risorse originarie di Pechino per approvvigionarsi delle materie prime indispensabili al loro ciclo produttivo. La possibilità, sino a pochi anni fa, di potersi rifornire, a prezzi vantaggiosi, presso i produttori cinesi, certo non ha incentivato l’apertura di nuovi siti estrattivi. Inoltre, le pesanti condizioni di lavoro tipiche delle attività di estrazione o di prima lavorazione dei materiali, unitamente all’introduzione di severe normative, a livello interno, sul rispetto dell’ambiente hanno sovente determinato la riduzione degli impianti di estrazione o di lavorazione esistenti nei Paesi più ricchi, con la conseguenza che i produttori europei e statunitensi ora faticano a reperire da fonti alternative i materiali che non riescono più ad ottenere dagli operatori asiatici. Alle difficoltà di approvvigionamento si aggiunge poi la maggiore concorrenza alla quale i prodotti americani ed europei sono suscettibili di essere sottoposti da parte dell’industria di trasformazione cinese, che non ha problemi di accesso alle materie prime e, grazie alle restrizioni alle esportazioni, può acquistare dette materie anche ad un prezzo molto contenuto, proprio mentre queste ultime, venendo a scarseggiare sui mercati stranieri, conoscono inevitabilmente un aumento del loro costo sul piano internazionale. Alla luce anche degli impegni assunti da Pechino nel Protocollo di adesione all’OMC, la recente politica cinese sulle esportazioni ha sollevato sempre maggiori perplessità riguardo la sua compatibilità con le regole del sistema di liberalizzazione degli scambi. Così, Stati Uniti ed Unione europea hanno avviato un contenzioso dinanzi al meccanismo ginevrino del sistema di risoluzione delle controversie, affiancati dal Messico. Tale Paese, infatti, che si definisce in via di sviluppo, pur facendo parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), ha un forte settore dell’acciaio, significativamente penalizzato dalle restrizioni di Pechino, insieme a quello chimico e all’industria dell’alluminio. Ben di buon grado, quindi, il Messico ha colto l’opportunità di partecipare al reclamo delle due grandi potenze economiche, data l’alta complessità del sistema amministrativo e normativo cinese da affrontare nella causa, ed il conseguente molto ampio e dispendioso lavoro giuridico necessario per affrontare adeguatamente la disputa dinanzi al meccanismo di risoluzione delle controversie dell’OMC. Dopo il fallimento delle consultazioni, il reclamo contro la Cina, relativo alle restrizioni alle esportazioni di bauxite, coke, fluorite, magnesio, manganese, carburo di silicio, silicio metallico, fosforo giallo e zinco, ha portato alla redazione di un importante report da parte del Panel appositamente istituito, report che è stato fatto circolare, secondo quanto previsto dall’Intesa OMC sulla risoluzione delle controversie (Understanding on Rules and Procedures Governing the Settlement of Disputes, DSU), il 5 luglio 2011. La rilevanza del report in oggetto risiede in molteplici ragioni. Innanzitutto, per la prima volta, un organo giudicante dell’OMC si è trovato a dover interpretare le parti del Protocollo di adesione della Cina concernenti gli impegni sui dazi alle esportazioni, come pure l’art. XI, par. 2, lett. a) GATT 1994, re...
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