L’articolo propone una lettura della critica femminista dell’ordine liberale offerta dalla filosofa politica americana Wendy Brown nelle pagine di States of Injury. Si sottolinea che, anche se rivolge la propria critica allo Stato liberale, Brown non riduce quest’ultimo alle logiche e ai dispositivi della sovranità, ma guarda alle sue trasformazioni con un’attitudine epistemologica «postmoderna», che impone alla critica femminista di rinunciare alla donna e al suo “punto di vista” per comprendere i regimi di potere all’interno dei quali le donne sono posizionate e situate. A questa “rinuncia al soggetto” corrisponde una specifica comprensione delle dinamiche di riproduzione del potere sociale, della “reciproca implicazione” tra il potere e le sue contestazioni, alla luce della quale definire le possibilità di sottrazione e libertà che i movimenti sociali, e quelli delle donne in particolare, sono in grado di esprimere. A partire da questi presupposti, si ripercorre la critica di Brown alle rivendicazioni articolate in termini di diritti: mettendo in luce la potenza disciplinare della dimensione giuridica e burocratica dello Stato, è possibile valutare il portato trasformativo del discorso dei diritti e pensare così alcune delle sfide e delle possibilità che oggi investono la riflessione politica e i movimenti delle donne.

Sulla critica femminista dell’ordine liberale. In margine a un libro di Wendy Brown

RUDAN, PAOLA
2007

Abstract

L’articolo propone una lettura della critica femminista dell’ordine liberale offerta dalla filosofa politica americana Wendy Brown nelle pagine di States of Injury. Si sottolinea che, anche se rivolge la propria critica allo Stato liberale, Brown non riduce quest’ultimo alle logiche e ai dispositivi della sovranità, ma guarda alle sue trasformazioni con un’attitudine epistemologica «postmoderna», che impone alla critica femminista di rinunciare alla donna e al suo “punto di vista” per comprendere i regimi di potere all’interno dei quali le donne sono posizionate e situate. A questa “rinuncia al soggetto” corrisponde una specifica comprensione delle dinamiche di riproduzione del potere sociale, della “reciproca implicazione” tra il potere e le sue contestazioni, alla luce della quale definire le possibilità di sottrazione e libertà che i movimenti sociali, e quelli delle donne in particolare, sono in grado di esprimere. A partire da questi presupposti, si ripercorre la critica di Brown alle rivendicazioni articolate in termini di diritti: mettendo in luce la potenza disciplinare della dimensione giuridica e burocratica dello Stato, è possibile valutare il portato trasformativo del discorso dei diritti e pensare così alcune delle sfide e delle possibilità che oggi investono la riflessione politica e i movimenti delle donne.
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