Il contributo affronta il tema della prevenzione delle malattie non trasmissibili (MNT) nella prospettiva del diritto tributario, in particolare della c.d. fiscalità comportamentale penalizzante. Viene valorizzata sia l'ottica della teoria generale (e quindi del diritto nazionale statuale) sia quella dell'integrazione ordinamentale sovranazionale (e quindi del diritto euro-unitario). Il lavoro analizza la tradizionale giustificazione extrafiscale delle imposte correttive contro le malattie non trasmissibili, le c.d. Health Tax, e la problematizza in quanto espressione di un approccio fondato da un lato sul c.d. paternalismo giuridico, con finalità eticizzante, e dall'altro su una logica meramente fiscalista per persegue l'incremento del gettito tributario scegliendo come presupposti e basi imponibili fenomeni economico sociali di produzione e consumo largamente diffusi. Ricostruisce la ambigua dualità tra fiscalismo e paternalismo nelle tradizionali Sin Taxes (tassazione di prodotti alcolici e tabacco) ricollegandosi all'impostazione del liberalismo classico offerta originariamente John Stuart Mill, ne individua la latente permanenza nel sistema contemporaneo e ne ridiscute criticamente la plausibilità alla luce sia dell'evoluzione ordinamentale e costituzionale dello Stato democratico sociale e dei principi tributari di capacità contributiva e di uguaglianza tributaria, sia degli approdi più recenti dell'economia comportamentale e del c.d. nudging. Sviluppa un'argomentazione a favore di una fondazione giuridica non paternalistica delle Health Tax. L'argomentazione è basata sull'assunzione che le MNT, derivanti dall'assenza di cura di della propria salute da parte dei consociati, hanno un'incidenza sulla finanza pubblica dello Stato sociale che può essere qualificata come diseconomia esterna. Valorizza la necessaria integrazione che dovrebbe realizzarsi, nella disciplina di una Health Tax non paternalistica, tra prelievo tributario, finalità di correttiva o preventiva di MNT quali condotte diseconomiche, spesa pubblica, criteri di riparto dei carichi fiscali costituzionalmente legittimi. Propone alcuni criteri costruttivi dell'Health Tax - nello specifico un'accisa sul consumo di determinati beni/servizi "unhealthy" - capaci di assicurare la coerenza tra la struttura giuridica dell'imposta e la sua funzione comportamentale, funzione che viene ricostruita in modo da riassorbirla nella più ampia funzione fiscale dell'imposizione alla luce dei principi costituzionali, senza assecondare una visione oppositiva tra le due funzioni "extrafiscale" e tributaria". Alla luce di questa ricostruzione analizza infine le criticità della Sugar-sweetened Beverage Tax italiana.
Mondini, A. (2026). Tassazione e cura di sé. Prevenzione pubblica dei rischi per la salute individuale attraverso Health Taxes e fiscalità comportamentale. EUROJUS, Fascicolo speciale: Unione europea, Stati membri e malattie non trasmissibili: una riflessione interdisciplinare, 92-124.
Tassazione e cura di sé. Prevenzione pubblica dei rischi per la salute individuale attraverso Health Taxes e fiscalità comportamentale
Andrea Mondini
2026
Abstract
Il contributo affronta il tema della prevenzione delle malattie non trasmissibili (MNT) nella prospettiva del diritto tributario, in particolare della c.d. fiscalità comportamentale penalizzante. Viene valorizzata sia l'ottica della teoria generale (e quindi del diritto nazionale statuale) sia quella dell'integrazione ordinamentale sovranazionale (e quindi del diritto euro-unitario). Il lavoro analizza la tradizionale giustificazione extrafiscale delle imposte correttive contro le malattie non trasmissibili, le c.d. Health Tax, e la problematizza in quanto espressione di un approccio fondato da un lato sul c.d. paternalismo giuridico, con finalità eticizzante, e dall'altro su una logica meramente fiscalista per persegue l'incremento del gettito tributario scegliendo come presupposti e basi imponibili fenomeni economico sociali di produzione e consumo largamente diffusi. Ricostruisce la ambigua dualità tra fiscalismo e paternalismo nelle tradizionali Sin Taxes (tassazione di prodotti alcolici e tabacco) ricollegandosi all'impostazione del liberalismo classico offerta originariamente John Stuart Mill, ne individua la latente permanenza nel sistema contemporaneo e ne ridiscute criticamente la plausibilità alla luce sia dell'evoluzione ordinamentale e costituzionale dello Stato democratico sociale e dei principi tributari di capacità contributiva e di uguaglianza tributaria, sia degli approdi più recenti dell'economia comportamentale e del c.d. nudging. Sviluppa un'argomentazione a favore di una fondazione giuridica non paternalistica delle Health Tax. L'argomentazione è basata sull'assunzione che le MNT, derivanti dall'assenza di cura di della propria salute da parte dei consociati, hanno un'incidenza sulla finanza pubblica dello Stato sociale che può essere qualificata come diseconomia esterna. Valorizza la necessaria integrazione che dovrebbe realizzarsi, nella disciplina di una Health Tax non paternalistica, tra prelievo tributario, finalità di correttiva o preventiva di MNT quali condotte diseconomiche, spesa pubblica, criteri di riparto dei carichi fiscali costituzionalmente legittimi. Propone alcuni criteri costruttivi dell'Health Tax - nello specifico un'accisa sul consumo di determinati beni/servizi "unhealthy" - capaci di assicurare la coerenza tra la struttura giuridica dell'imposta e la sua funzione comportamentale, funzione che viene ricostruita in modo da riassorbirla nella più ampia funzione fiscale dell'imposizione alla luce dei principi costituzionali, senza assecondare una visione oppositiva tra le due funzioni "extrafiscale" e tributaria". Alla luce di questa ricostruzione analizza infine le criticità della Sugar-sweetened Beverage Tax italiana.| File | Dimensione | Formato | |
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