Gran parte della collina che dall’Arno sale sino a Porta San Giorgio, in Firenze, è occupata dal Giardino Bardini, un vero gioiello d’arte e cultura restaurato di recente dopo 40 anni di abbandono, ed aperto al pubblico il 2.10.2005. Sono 4 ha di belvedere sulla città medicea, fulcro di un percorso verde (greenway) che mette in comunicazione un sistema di giardini presenti nell’Oltrarno. Infatti, dal Giardino Bardini si passa, attraverso il Forte Belvedere, direttamente all’adiacente Giardino di Boboli e da qui si prosegue fino a Porta Romana per poi entrare nel Giardino delle Scuderie Reali da cui, attraverso un’uscita nel quartiere della Pace, si arriva al V.le Machiavelli. Quello che per prima cosa stupisce è la scoscesità del terreno: la particolare morfologia del luogo ne ha determinato la nascita e la conservazione come area scoperta, un tempo unicamente agricola in quanto insicura per la costruzione di edifici, poi, col passare dei secoli, sempre più impreziosita dalla creazione di piccoli giardini, diversi in tipologia e funzionalità. Tutto ha inizio con la Famiglia dei Mozzi, a cui si deve, nel duecento, la creazione del primo impianto di orti-frutteti terrazzati e murati (hortus conclusus), acquistato, nel 1309, dal Comune di Firenze. Devono passare più di due secoli prima che la Famiglia dei Mozzi rientri in possesso di almeno una parte dell’antico possedimento, quella ad est, trasformandone però sensibilmente l’impianto iniziale. Seguono periodi bui per la Famiglia dei Mozzi ma, il 18 febbraio 1913, Stefano Bardini, nuovo ed eclettico proprietario, mette in moto un meccanismo di rinnovo e modernizzazione della proprietà con la creazione, fra l’altro, di un grande viale carrozzabile che fa scomparire la parte finale della scalinata barocca, a testimonianza di come il desiderio di funzionalità possa andare a discapito delle memorie storiche. All’estinzione dei Bardini, il Giardino passa alla città di Firenze e, dopo decenni di riabbandono, viene infine recuperato . Come spesso accade per Giardini e Palazzi di elevato rilievo culturale, la bellezza ed il fascino di chi li vista oggi, sono il frutto di appassionate rielaborazioni, ognuna siglata dalle diverse storie delle differenti Famiglie che vi hanno vissuto, e del modificarsi dei gusti e degli stili delle varie epoche. La visita ha inizio dal piccolo “giardino di rose noisettiane e bourboniane”, da cui si procede per il viale carrabile che giunge allo “stemma Mozzi”. Proseguendo per il viale bordato da conche di limoni, si arriva alla “nicchia delle Erme” ed al “pergolato delle rose” e quindi si scende con una rampa di scale sui cui parapetti sono adagiate due statue in muratura che rappresentano Vertumno e Pomona in costumi campestri, divinità tutelari di orti e giardini. Risalendo la rampa di scale, si apre maestoso il Giardino Barocco dominato dall’affascinante scenografia della sua scalinata, delimitata a ovest dal così detto “Muro Fontana”. Dal terrazzo del Belvedere si passa nel “bosco all’inglese” dominato, nella parte superiore, dal prato delle azalee con il “canale del Drago”, bordato da felci, ellebori e varie piante da ombra. Qui si incontrano diversi elementi scultorei, come il gruppo di Cerere e Bacco e la Fontana di Venere, che domina il prato antistante la Villa. Si prosegue a nord verso la Limonaia oppure, verso sud, percorrendo la serpentiera dei vialetti della parte bassa del bosco inglese per ritrovarsi al punto di partenza, in Via de’ Bardi.

Giardino Bardini

BELLARDI, MARIA GRAZIA
2011

Abstract

Gran parte della collina che dall’Arno sale sino a Porta San Giorgio, in Firenze, è occupata dal Giardino Bardini, un vero gioiello d’arte e cultura restaurato di recente dopo 40 anni di abbandono, ed aperto al pubblico il 2.10.2005. Sono 4 ha di belvedere sulla città medicea, fulcro di un percorso verde (greenway) che mette in comunicazione un sistema di giardini presenti nell’Oltrarno. Infatti, dal Giardino Bardini si passa, attraverso il Forte Belvedere, direttamente all’adiacente Giardino di Boboli e da qui si prosegue fino a Porta Romana per poi entrare nel Giardino delle Scuderie Reali da cui, attraverso un’uscita nel quartiere della Pace, si arriva al V.le Machiavelli. Quello che per prima cosa stupisce è la scoscesità del terreno: la particolare morfologia del luogo ne ha determinato la nascita e la conservazione come area scoperta, un tempo unicamente agricola in quanto insicura per la costruzione di edifici, poi, col passare dei secoli, sempre più impreziosita dalla creazione di piccoli giardini, diversi in tipologia e funzionalità. Tutto ha inizio con la Famiglia dei Mozzi, a cui si deve, nel duecento, la creazione del primo impianto di orti-frutteti terrazzati e murati (hortus conclusus), acquistato, nel 1309, dal Comune di Firenze. Devono passare più di due secoli prima che la Famiglia dei Mozzi rientri in possesso di almeno una parte dell’antico possedimento, quella ad est, trasformandone però sensibilmente l’impianto iniziale. Seguono periodi bui per la Famiglia dei Mozzi ma, il 18 febbraio 1913, Stefano Bardini, nuovo ed eclettico proprietario, mette in moto un meccanismo di rinnovo e modernizzazione della proprietà con la creazione, fra l’altro, di un grande viale carrozzabile che fa scomparire la parte finale della scalinata barocca, a testimonianza di come il desiderio di funzionalità possa andare a discapito delle memorie storiche. All’estinzione dei Bardini, il Giardino passa alla città di Firenze e, dopo decenni di riabbandono, viene infine recuperato . Come spesso accade per Giardini e Palazzi di elevato rilievo culturale, la bellezza ed il fascino di chi li vista oggi, sono il frutto di appassionate rielaborazioni, ognuna siglata dalle diverse storie delle differenti Famiglie che vi hanno vissuto, e del modificarsi dei gusti e degli stili delle varie epoche. La visita ha inizio dal piccolo “giardino di rose noisettiane e bourboniane”, da cui si procede per il viale carrabile che giunge allo “stemma Mozzi”. Proseguendo per il viale bordato da conche di limoni, si arriva alla “nicchia delle Erme” ed al “pergolato delle rose” e quindi si scende con una rampa di scale sui cui parapetti sono adagiate due statue in muratura che rappresentano Vertumno e Pomona in costumi campestri, divinità tutelari di orti e giardini. Risalendo la rampa di scale, si apre maestoso il Giardino Barocco dominato dall’affascinante scenografia della sua scalinata, delimitata a ovest dal così detto “Muro Fontana”. Dal terrazzo del Belvedere si passa nel “bosco all’inglese” dominato, nella parte superiore, dal prato delle azalee con il “canale del Drago”, bordato da felci, ellebori e varie piante da ombra. Qui si incontrano diversi elementi scultorei, come il gruppo di Cerere e Bacco e la Fontana di Venere, che domina il prato antistante la Villa. Si prosegue a nord verso la Limonaia oppure, verso sud, percorrendo la serpentiera dei vialetti della parte bassa del bosco inglese per ritrovarsi al punto di partenza, in Via de’ Bardi.
M.G.Bellardi
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11585/105614
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