Nel romanzo L’Impulso Lidia Yuknavitch intreccia una costellazione di storie attorno alla tesi secondo cui «la memoria è la prova che l’immaginazione è un luogo reale»—come afferma una delle creature subacquee presenti nel romanzo. Attingendo a materiali d’archivio e a studi storici che ricostruiscono le molteplici temporalità attraverso cui si sviluppa la narrazione, Yuknavitch compone un racconto sospeso tra reale e immaginario. Al centro del testo prende vita l’idea che la genealogia stessa non sia altro che una forma di fiction: così la memoria diventa un atto immaginativo, un processo narrativo che manipola gli eventi del passato e rimodella la speculazione sul futuro. La scrittura di Yuknavitch verrà analizzata alla luce delle più recenti teorie queer e decoloniali che mirano a riflettere criticamente sullo spazio dell’archivio attraverso interventi creativi e pratiche di fabulazione. Questi approcci intessono nuove possibilità narrative che emergono dallo spazio della parola impossibile. Attraverso l’analisi delle strategie adottate dall’autrice e della portata delle prospettive decoloniali proposte nel romanzo, la riflessione farà emergere le connessioni tra il testo e i processi intra-attivi che esso mette in scena attraverso la creazione di un grande archivio speculativo che prende forma attraverso i movimenti dell’oceano. Tali metamorfosi danno origine a personaggi che risuonano come voci collettive e ibride, fondendosi in un movimento unitario che intesse passato, presente e futuro delle creature che abitano il pianeta.
Preite, A. (2026). Archivi speculativi e portali su flussi di co-divenire postumani: L’Impulso di Lidia Yuknavitch. Napoli : Orthotes Editrice.
Archivi speculativi e portali su flussi di co-divenire postumani: L’Impulso di Lidia Yuknavitch
Arianna Preite
2026
Abstract
Nel romanzo L’Impulso Lidia Yuknavitch intreccia una costellazione di storie attorno alla tesi secondo cui «la memoria è la prova che l’immaginazione è un luogo reale»—come afferma una delle creature subacquee presenti nel romanzo. Attingendo a materiali d’archivio e a studi storici che ricostruiscono le molteplici temporalità attraverso cui si sviluppa la narrazione, Yuknavitch compone un racconto sospeso tra reale e immaginario. Al centro del testo prende vita l’idea che la genealogia stessa non sia altro che una forma di fiction: così la memoria diventa un atto immaginativo, un processo narrativo che manipola gli eventi del passato e rimodella la speculazione sul futuro. La scrittura di Yuknavitch verrà analizzata alla luce delle più recenti teorie queer e decoloniali che mirano a riflettere criticamente sullo spazio dell’archivio attraverso interventi creativi e pratiche di fabulazione. Questi approcci intessono nuove possibilità narrative che emergono dallo spazio della parola impossibile. Attraverso l’analisi delle strategie adottate dall’autrice e della portata delle prospettive decoloniali proposte nel romanzo, la riflessione farà emergere le connessioni tra il testo e i processi intra-attivi che esso mette in scena attraverso la creazione di un grande archivio speculativo che prende forma attraverso i movimenti dell’oceano. Tali metamorfosi danno origine a personaggi che risuonano come voci collettive e ibride, fondendosi in un movimento unitario che intesse passato, presente e futuro delle creature che abitano il pianeta.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


