Nel più ampio contesto della politica di Cosimo I tesa a presidiare i confini dapprima dello stato mediceo e poi granducale fondandovi nuovi insediamenti urbani, il 14 luglio 1566 fu posta la prima pietra di un nuovo centro sulla sommità del Sasso di Simone (Sestino, Arezzo), massiccio calcareo posto fra Valtiberina e Montefeltro. L’insediamento, realizzato da Leonardo di Carlo da Nipozzano con il contributo di Battista di Francesco Zani, venne sostanzialmente completato entro la metà degli anni Settanta del XVI secolo e fu inizialmente limitato ad alcune decine di case, una chiesa, una torre e alcune infrastrutture (una strada di accesso intagliata nell’acrocoro roccioso, una cisterna funzionale alla raccolta delle acque piovane). L’impervia ubicazione sommitale ad alta quota (circa 1200 m slm) in un’area ristretta, i grandi costi di manutenzione, il peggioramento climatico connesso alla Piccola Età Glaciale innescatasi in quegli stessi anni (1550-1850 circa) decretarono però un rapido fallimento di questa fondazione, che attorno al 1590 arrivò a contare un centinaio di abitanti, ridottisi a 46 nel 1627. Nel 1673 iniziò il disarmo definitivo della città, la quale, già agli inizi del XVIII secolo, appariva completamente abbandonata. Ciononostante, per quasi tutto il Settecento la fondazione urbana sulla sommità del Sasso di Simone continuò a essere rappresentata nella cartografia del periodo lorenese come esistente e abitata. Le ragioni di questo scollamento tra realtà e rappresentazione furono duplici: da un lato, la prassi di elaborare nuova cartografia (in questo caso priva però di finalità pratiche, catastali o militari) basandosi solo su carte precedenti e senza riscontri autoptici sul terreno; dall’altro, un sentimento di fascinazione e di ammirazione per un grande progetto mediceo agli esordi dell’epoca granducale, il quale portò verosimilmente alcuni cartografi ad attualizzare a tutto il XVIII secolo una città da tempo scomparsa, vagheggiandone implicitamente un recupero o una riproposizione. Tra i casi più significativi in proposito, il contributo discute le carte prodotte dall’ingegnere militare Odoardo Warren (1749), quelle elaborate da Antonio e Luigi Giachi (1771, 1773, 1780 circa, 1782) e soprattutto quelle di Ferdinando Morozzi (1778) oppure derivate da altri suoi lavori (1774).

Piastra, S. (2024). Reminiscenze di una fondazione urbana abortita. Sasso di Simone (Sestino, AR) nella cartografia granducale del XVIII secolo = Reminiscences of a failed urban foundation. Sasso di Simone (Sestino Municipality, Arezzo Province) in 18th century cartography of the Grand Duchy of Tuscany. BOLLETTINO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CARTOGRAFIA, 181, 126-138 [10.13137/2282-572X/38373].

Reminiscenze di una fondazione urbana abortita. Sasso di Simone (Sestino, AR) nella cartografia granducale del XVIII secolo = Reminiscences of a failed urban foundation. Sasso di Simone (Sestino Municipality, Arezzo Province) in 18th century cartography of the Grand Duchy of Tuscany

Stefano Piastra
2024

Abstract

Nel più ampio contesto della politica di Cosimo I tesa a presidiare i confini dapprima dello stato mediceo e poi granducale fondandovi nuovi insediamenti urbani, il 14 luglio 1566 fu posta la prima pietra di un nuovo centro sulla sommità del Sasso di Simone (Sestino, Arezzo), massiccio calcareo posto fra Valtiberina e Montefeltro. L’insediamento, realizzato da Leonardo di Carlo da Nipozzano con il contributo di Battista di Francesco Zani, venne sostanzialmente completato entro la metà degli anni Settanta del XVI secolo e fu inizialmente limitato ad alcune decine di case, una chiesa, una torre e alcune infrastrutture (una strada di accesso intagliata nell’acrocoro roccioso, una cisterna funzionale alla raccolta delle acque piovane). L’impervia ubicazione sommitale ad alta quota (circa 1200 m slm) in un’area ristretta, i grandi costi di manutenzione, il peggioramento climatico connesso alla Piccola Età Glaciale innescatasi in quegli stessi anni (1550-1850 circa) decretarono però un rapido fallimento di questa fondazione, che attorno al 1590 arrivò a contare un centinaio di abitanti, ridottisi a 46 nel 1627. Nel 1673 iniziò il disarmo definitivo della città, la quale, già agli inizi del XVIII secolo, appariva completamente abbandonata. Ciononostante, per quasi tutto il Settecento la fondazione urbana sulla sommità del Sasso di Simone continuò a essere rappresentata nella cartografia del periodo lorenese come esistente e abitata. Le ragioni di questo scollamento tra realtà e rappresentazione furono duplici: da un lato, la prassi di elaborare nuova cartografia (in questo caso priva però di finalità pratiche, catastali o militari) basandosi solo su carte precedenti e senza riscontri autoptici sul terreno; dall’altro, un sentimento di fascinazione e di ammirazione per un grande progetto mediceo agli esordi dell’epoca granducale, il quale portò verosimilmente alcuni cartografi ad attualizzare a tutto il XVIII secolo una città da tempo scomparsa, vagheggiandone implicitamente un recupero o una riproposizione. Tra i casi più significativi in proposito, il contributo discute le carte prodotte dall’ingegnere militare Odoardo Warren (1749), quelle elaborate da Antonio e Luigi Giachi (1771, 1773, 1780 circa, 1782) e soprattutto quelle di Ferdinando Morozzi (1778) oppure derivate da altri suoi lavori (1774).
2024
Piastra, S. (2024). Reminiscenze di una fondazione urbana abortita. Sasso di Simone (Sestino, AR) nella cartografia granducale del XVIII secolo = Reminiscences of a failed urban foundation. Sasso di Simone (Sestino Municipality, Arezzo Province) in 18th century cartography of the Grand Duchy of Tuscany. BOLLETTINO DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA DI CARTOGRAFIA, 181, 126-138 [10.13137/2282-572X/38373].
Piastra, Stefano
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