Questo saggio analizza il modo in cui Lila Quintero Weaver, nel suo graphic novel Darkroom: A Memoir in Black and White, sfrutta le differenze ontologiche che separano la fotografia dal fumetto al fine di ricostruire e problematizzare l’esperienza migratoria della propria famiglia, che negli anni Sessanta lascia l’Argentina per trasferirsi a Marion, in Alabama. In molte delle pagine che compongono il fumetto, le vignette sono strutturate in modo tale da rievocare e imitare graficamente fotografie inserite in un album familiare. Ben presto queste fotografie ri-mediate attraverso il tratto a matita dell’autrice si mescolano con altre foto, quelle dei documenti ufficiali, necessari all’emigrazione, ma anche quelle presenti sulle riviste patinate, simboli dell’American Way of Life e delle spinte all’assimilazione a cui la famiglia è sottoposta. Questi scatti domestici vengono, inoltre, giustapposti a immagini appartenenti all’archivio pubblico, tra cui quelle che ritraggono gli eventi di Selma e che ricordano al lettore il complesso momento storico in cui la famiglia dell’autrice si trova a dover migrare. In particolare, questo saggio vuole dimostrare come, attraverso la ri-mediazione di fotografie, il fumetto crei spazi di contatto tra storie private (la migrazione della famiglia Quintero) e storia (il Movimento per i diritti civili). Si vuole altresì riflettere sul ruolo del visivo nel costruire/rinsaldare gerarchie, domestiche (attraverso l’album di famiglia) e sociali (la linea del colore). Infine, oltre ad osservare il potere delle immagini di creare relazioni, identità e forme di riconoscimento, il saggio si interroga sui biases e le caratteristiche ontologiche del fumetto e della fotografia.
Arioli, M. (2026). Camere oscure e memorie migranti in Darkroom: A Memoir in Black and White di Lila Quintero Weaver. OLTREOCEANO, 24, 72-85 [10.4000/15rd6].
Camere oscure e memorie migranti in Darkroom: A Memoir in Black and White di Lila Quintero Weaver
Mattia Arioli
2026
Abstract
Questo saggio analizza il modo in cui Lila Quintero Weaver, nel suo graphic novel Darkroom: A Memoir in Black and White, sfrutta le differenze ontologiche che separano la fotografia dal fumetto al fine di ricostruire e problematizzare l’esperienza migratoria della propria famiglia, che negli anni Sessanta lascia l’Argentina per trasferirsi a Marion, in Alabama. In molte delle pagine che compongono il fumetto, le vignette sono strutturate in modo tale da rievocare e imitare graficamente fotografie inserite in un album familiare. Ben presto queste fotografie ri-mediate attraverso il tratto a matita dell’autrice si mescolano con altre foto, quelle dei documenti ufficiali, necessari all’emigrazione, ma anche quelle presenti sulle riviste patinate, simboli dell’American Way of Life e delle spinte all’assimilazione a cui la famiglia è sottoposta. Questi scatti domestici vengono, inoltre, giustapposti a immagini appartenenti all’archivio pubblico, tra cui quelle che ritraggono gli eventi di Selma e che ricordano al lettore il complesso momento storico in cui la famiglia dell’autrice si trova a dover migrare. In particolare, questo saggio vuole dimostrare come, attraverso la ri-mediazione di fotografie, il fumetto crei spazi di contatto tra storie private (la migrazione della famiglia Quintero) e storia (il Movimento per i diritti civili). Si vuole altresì riflettere sul ruolo del visivo nel costruire/rinsaldare gerarchie, domestiche (attraverso l’album di famiglia) e sociali (la linea del colore). Infine, oltre ad osservare il potere delle immagini di creare relazioni, identità e forme di riconoscimento, il saggio si interroga sui biases e le caratteristiche ontologiche del fumetto e della fotografia.| File | Dimensione | Formato | |
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