Il contributo intende esaminare lo strumento del piano regolatore portuale (PRP), con specifico riguardo ai profili di interferenza tra le funzioni di indirizzo e di programmazione dei porti assegnate alle Autorità di sistema portuale (AdSP) e le potestà riconosciute agli enti territoriali in materia di governo del territorio. Dopo una premessa ricostruttiva del quadro normativo previgente, l’analisi si sofferma sugli elementi di novità introdotti dalla legge n. 84/1994, la quale ha delineato un nuovo assetto di competenze, incentrato su meccanismi di coordinamento tra pianificazione portuale e disciplina urbanistica. Lo studio è poi rivolto alle modifiche apportate ad opera del d.l. n. 121/2021. Tale intervento di riforma normativa, con specifico riferimento alle aree portuali e retro-portuali, ha determinato una significativa contrazione del ruolo degli enti locali, configurando il PRP come atto settoriale sovraordinato rispetto agli strumenti urbanistici di livello comunale. A supporto di tale ricostruzione, in particolare, è fatto oggetto di analisi l’indirizzo interpretativo prefigurato dal T.A.R. Veneto nella sentenza del 30 dicembre 2024. Detta pronuncia conferma la volontà di considerare il PRP quale unico strumento legittimato a disciplinare l’uso e lo sviluppo dell’ambito portuale e delle relative zone retro-portuali, in quanto preordinato alla tutela di esigenze della collettività ed al perseguimento di finalità strategiche nazionali. In tali termini (e in sintonia con il dato normativo in vigore), alle AdSP è dunque riservata, in via esclusiva, la titolarità delle funzioni pianificatorie nel relativo perimetro di competenza. Vengono, infine, evidenziati i profili di analogia con la programmazione delle infrastrutture aeroportuali, ove, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, le determinazioni assunte dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) assumono una valenza prevalente rispetto alle scelte urbanistiche locali. Ciò riflette una tendenza comune nei settori infrastrutturali strategici considerati, all’interno dei quali le esigenze di tutela dell’interesse pubblico primario giustificano un assetto tendenzialmente centralizzato, ispirato alla logica della preminenza delle istanze di efficienza operativa e sicurezza delle attività di trasporto su quelle di pianificazione urbanistica.
Romagnoli, A. (2025). Pianificazione delle aree portuali e raccordo con gli strumenti urbanistici: tra esigenze di sviluppo del territorio e tutela degli interessi pubblici alla luce dell’esperienza della programmazione delle infrastrutture aeroportuali. IL DIRITTO MARITTIMO, CXXVII(II), 178-214.
Pianificazione delle aree portuali e raccordo con gli strumenti urbanistici: tra esigenze di sviluppo del territorio e tutela degli interessi pubblici alla luce dell’esperienza della programmazione delle infrastrutture aeroportuali
Alessandra Romagnoli
2025
Abstract
Il contributo intende esaminare lo strumento del piano regolatore portuale (PRP), con specifico riguardo ai profili di interferenza tra le funzioni di indirizzo e di programmazione dei porti assegnate alle Autorità di sistema portuale (AdSP) e le potestà riconosciute agli enti territoriali in materia di governo del territorio. Dopo una premessa ricostruttiva del quadro normativo previgente, l’analisi si sofferma sugli elementi di novità introdotti dalla legge n. 84/1994, la quale ha delineato un nuovo assetto di competenze, incentrato su meccanismi di coordinamento tra pianificazione portuale e disciplina urbanistica. Lo studio è poi rivolto alle modifiche apportate ad opera del d.l. n. 121/2021. Tale intervento di riforma normativa, con specifico riferimento alle aree portuali e retro-portuali, ha determinato una significativa contrazione del ruolo degli enti locali, configurando il PRP come atto settoriale sovraordinato rispetto agli strumenti urbanistici di livello comunale. A supporto di tale ricostruzione, in particolare, è fatto oggetto di analisi l’indirizzo interpretativo prefigurato dal T.A.R. Veneto nella sentenza del 30 dicembre 2024. Detta pronuncia conferma la volontà di considerare il PRP quale unico strumento legittimato a disciplinare l’uso e lo sviluppo dell’ambito portuale e delle relative zone retro-portuali, in quanto preordinato alla tutela di esigenze della collettività ed al perseguimento di finalità strategiche nazionali. In tali termini (e in sintonia con il dato normativo in vigore), alle AdSP è dunque riservata, in via esclusiva, la titolarità delle funzioni pianificatorie nel relativo perimetro di competenza. Vengono, infine, evidenziati i profili di analogia con la programmazione delle infrastrutture aeroportuali, ove, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, le determinazioni assunte dall’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC) assumono una valenza prevalente rispetto alle scelte urbanistiche locali. Ciò riflette una tendenza comune nei settori infrastrutturali strategici considerati, all’interno dei quali le esigenze di tutela dell’interesse pubblico primario giustificano un assetto tendenzialmente centralizzato, ispirato alla logica della preminenza delle istanze di efficienza operativa e sicurezza delle attività di trasporto su quelle di pianificazione urbanistica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


