L’articolo analizza la rappresentazione mediatica del cibo e la trasformazione della gastronomia in oggetto di rimediazione, mostrando come i media ne amplifichino la visibilità ma ne indeboliscano il potere autonomo di mediazione culturale . Dopo una ricostruzione storico-iconografica del cibo come medium simbolico – dal Rinascimento al cinema italiano – il saggio evidenzia il passaggio da una funzione conviviale e identitaria a una spettacolarizzazione superficiale. La televisione e i talent show culinari producono una “cucina di secondo ordine”, subordinata alle logiche del format e della gamification. In contrasto, l’esperienza documentaria di Mario Soldati viene proposta come modello di rimediazione rispettosa, capace di restituire dignità territoriale e sapere pratico al cibo. L’autore distingue così tra un immaginario gastronomico di superficie, dominato da stereotipi e consumo culturale, e un immaginario profondo, fondato su condivisione, debito simbolico e gestione delle disproporzioni. I nuovi media, infine, oscillano tra deriva sanzionatoria e possibilità poetica, aprendo spazi inediti di narrazione gastronomica.
Basso, P. (2015). La rappresentazione, i media, l’immaginario alimentare. Torino : UTET Grandi Opere.
La rappresentazione, i media, l’immaginario alimentare
Pierluigi Basso Fossali
2015
Abstract
L’articolo analizza la rappresentazione mediatica del cibo e la trasformazione della gastronomia in oggetto di rimediazione, mostrando come i media ne amplifichino la visibilità ma ne indeboliscano il potere autonomo di mediazione culturale . Dopo una ricostruzione storico-iconografica del cibo come medium simbolico – dal Rinascimento al cinema italiano – il saggio evidenzia il passaggio da una funzione conviviale e identitaria a una spettacolarizzazione superficiale. La televisione e i talent show culinari producono una “cucina di secondo ordine”, subordinata alle logiche del format e della gamification. In contrasto, l’esperienza documentaria di Mario Soldati viene proposta come modello di rimediazione rispettosa, capace di restituire dignità territoriale e sapere pratico al cibo. L’autore distingue così tra un immaginario gastronomico di superficie, dominato da stereotipi e consumo culturale, e un immaginario profondo, fondato su condivisione, debito simbolico e gestione delle disproporzioni. I nuovi media, infine, oscillano tra deriva sanzionatoria e possibilità poetica, aprendo spazi inediti di narrazione gastronomica.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



