Il saggio ripercorre il ruolo della musica nelle esposizioni universali di fine Ottocento, con particolare attenzione all’Esposizione Emiliana di Bologna del 1888. In questo contesto la musica non fu solo intrattenimento o simbolo nazionale, ma anche occasione di confronto tra tradizioni. L’esposizione di strumenti “extraeuropei”, accostati a quelli occidentali, rifletteva al tempo stesso l’interesse per la varietà culturale e i presupposti eurocentrici che ne orientavano l’interpretazione. La Mostra Internazionale di Musica di Bologna costituì un unicum nel panorama europeo per la centralità attribuita alla musica e per la ricchezza delle collezioni, successivamente confluite nel Museo internazionale e Biblioteca della musica, che oggi ne custodisce e valorizza la memoria. Il saggio presenta alcune delle figure chiave che hanno contribuito alla formazione della collezione, illustra lo stato attuale del lavoro di catalogazione e approfondisce il rapporto tra calligrafia e musica in alcuni strumenti cinesi, che costituiscono il corpus più consistente della raccolta. L’analisi consente di far emergere le connessioni tra storia delle esposizioni, pratiche museali e ricerca etnomusicologica e organologica, offrendo nuove prospettive sulla costruzione e sulla circolazione del sapere musicale tra XIX e XX secolo.
Chiarofonte, L., Bruni, S. (In stampa/Attività in corso). «Di diverse bizzarre forme e dimensioni». Strumenti musicali “extra-europei” dall’Esposizione Emiliana (1888) al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna. ETNOGRAFIE SONORE/ SOUND ETHNOGRAPHIES, 8, 1-29.
«Di diverse bizzarre forme e dimensioni». Strumenti musicali “extra-europei” dall’Esposizione Emiliana (1888) al Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna
Lorenzo Chiarofonte;Silvia Bruni
In corso di stampa
Abstract
Il saggio ripercorre il ruolo della musica nelle esposizioni universali di fine Ottocento, con particolare attenzione all’Esposizione Emiliana di Bologna del 1888. In questo contesto la musica non fu solo intrattenimento o simbolo nazionale, ma anche occasione di confronto tra tradizioni. L’esposizione di strumenti “extraeuropei”, accostati a quelli occidentali, rifletteva al tempo stesso l’interesse per la varietà culturale e i presupposti eurocentrici che ne orientavano l’interpretazione. La Mostra Internazionale di Musica di Bologna costituì un unicum nel panorama europeo per la centralità attribuita alla musica e per la ricchezza delle collezioni, successivamente confluite nel Museo internazionale e Biblioteca della musica, che oggi ne custodisce e valorizza la memoria. Il saggio presenta alcune delle figure chiave che hanno contribuito alla formazione della collezione, illustra lo stato attuale del lavoro di catalogazione e approfondisce il rapporto tra calligrafia e musica in alcuni strumenti cinesi, che costituiscono il corpus più consistente della raccolta. L’analisi consente di far emergere le connessioni tra storia delle esposizioni, pratiche museali e ricerca etnomusicologica e organologica, offrendo nuove prospettive sulla costruzione e sulla circolazione del sapere musicale tra XIX e XX secolo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


