Il contributo intende analizzare i dieci frammenti superstiti del quinto libro del commentario all’editto provinciale di Gaio in cui il giurista antonino si occupava dei recepta, illustrando le tre clausole edittali rispettivamente dedicate al receptum arbitri (Qui arbitrium receperint ut sententiam dicant [E. 48]), al receptum nautarum, cauponum et stabulariorum (Nautae caupones stabularii ut recepta restituant [E. 49]) e al receptum argentarii (Argentariae mensae exercitores quod pro alio solvi receperint ut solvant [E. 50]). Si tratta per lo più di passi brevi o brevissimi che i compilatori utilizzano per aggiunte o precisazioni relative a testi più estesi e articolati tratti dai grandi commentari dei giuristi severiani. È dunque evidente che, come di norma, anche nella parte dedicata alla trattazione dei recepta, l’utilizzazione del commentario gaiano abbia assunto nella logica dei giustinianei una funzione non strutturale, ma meramente integrativa di trattazioni essenzialmente costruite sulla base del commentario ulpianeo e, in via sussidiaria, di quello paolino. Ciò non toglie che almeno alcuni dei frammenti giunti fino a noi presentino, sotto il profilo contenutistico, significativi motivi di interesse (si pensi ai testi studiatissimi di D. 19.2.40 e D. 4.9.5) e, su altro piano, che la ricostruzione palingenetica della trattazione gaiana possa essere almeno in parte tentata grazie alle interazioni che, proprio in relazione al modus operandi dei compilatori giustinianei, ancora si possono scorgere.
Mattioli, F. (2025). I RECEPTA NEL COMMENTARIO DI GAIO ALL’EDITTO PROVINCIALE: ASPETTI CONTENUTISTICI E PALINGENETICI. ARCHIVIO GIURIDICO FILIPPO SERAFINI, 157(4), 743-779 [10.53148/AG202504002].
I RECEPTA NEL COMMENTARIO DI GAIO ALL’EDITTO PROVINCIALE: ASPETTI CONTENUTISTICI E PALINGENETICI
Fabiana Mattioli
2025
Abstract
Il contributo intende analizzare i dieci frammenti superstiti del quinto libro del commentario all’editto provinciale di Gaio in cui il giurista antonino si occupava dei recepta, illustrando le tre clausole edittali rispettivamente dedicate al receptum arbitri (Qui arbitrium receperint ut sententiam dicant [E. 48]), al receptum nautarum, cauponum et stabulariorum (Nautae caupones stabularii ut recepta restituant [E. 49]) e al receptum argentarii (Argentariae mensae exercitores quod pro alio solvi receperint ut solvant [E. 50]). Si tratta per lo più di passi brevi o brevissimi che i compilatori utilizzano per aggiunte o precisazioni relative a testi più estesi e articolati tratti dai grandi commentari dei giuristi severiani. È dunque evidente che, come di norma, anche nella parte dedicata alla trattazione dei recepta, l’utilizzazione del commentario gaiano abbia assunto nella logica dei giustinianei una funzione non strutturale, ma meramente integrativa di trattazioni essenzialmente costruite sulla base del commentario ulpianeo e, in via sussidiaria, di quello paolino. Ciò non toglie che almeno alcuni dei frammenti giunti fino a noi presentino, sotto il profilo contenutistico, significativi motivi di interesse (si pensi ai testi studiatissimi di D. 19.2.40 e D. 4.9.5) e, su altro piano, che la ricostruzione palingenetica della trattazione gaiana possa essere almeno in parte tentata grazie alle interazioni che, proprio in relazione al modus operandi dei compilatori giustinianei, ancora si possono scorgere.| File | Dimensione | Formato | |
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