Il volume propone una rifondazione semiotica del design a partire dalla nozione di presenza dell’oggetto, assumendo come punto di partenza la banalità apparente delle cose domestiche per mostrarne la densità significativa. Attraverso il confronto tra scultura e oggetto domestico, l’autrice delinea due regimi percettivi e due modalità di relazione al mondo, distinguendo contemplazione ed uso, aura e pratica. Il quadro teorico integra l’eredità greimasiana dei valori con le riflessioni sul redesign, superando l’opposizione forma/funzione a favore di una pluralità di funzioni e investimenti assiologici. Il design è così pensato non solo come progetto, ma come movimento iterativo di rimediazione e trasformazione che iscrive gli oggetti in una dinamica enunciazionale. Particolare attenzione è riservata alla scena domestica come spazio di orchestrazione di attanti, pratiche e forme di vita. L’analisi delle sedie e dei mobili quotidiani consente di interrogare la creatività non come pura innovazione tecnica, ma come differenza sensibile e simbolica riconosciuta socialmente. La novità viene ridefinita come valore relativo e polemico, capace di catturare l’attenzione e di graduare il tempo storico. L’opera mostra come il piano dell’espressione degli oggetti contribuisca alla costruzione dei valori culturali, articolando il rapporto tra sensibile e intellegibile. Ne emerge una concezione del design come pratica semiotica che espande i valori nella vita quotidiana, distinguendosi dall’arte pur dialogando con essa.
Basso, P. (2017). Prefazione. Pisa : ETS.
Prefazione
Pierluigi Basso Fossali
2017
Abstract
Il volume propone una rifondazione semiotica del design a partire dalla nozione di presenza dell’oggetto, assumendo come punto di partenza la banalità apparente delle cose domestiche per mostrarne la densità significativa. Attraverso il confronto tra scultura e oggetto domestico, l’autrice delinea due regimi percettivi e due modalità di relazione al mondo, distinguendo contemplazione ed uso, aura e pratica. Il quadro teorico integra l’eredità greimasiana dei valori con le riflessioni sul redesign, superando l’opposizione forma/funzione a favore di una pluralità di funzioni e investimenti assiologici. Il design è così pensato non solo come progetto, ma come movimento iterativo di rimediazione e trasformazione che iscrive gli oggetti in una dinamica enunciazionale. Particolare attenzione è riservata alla scena domestica come spazio di orchestrazione di attanti, pratiche e forme di vita. L’analisi delle sedie e dei mobili quotidiani consente di interrogare la creatività non come pura innovazione tecnica, ma come differenza sensibile e simbolica riconosciuta socialmente. La novità viene ridefinita come valore relativo e polemico, capace di catturare l’attenzione e di graduare il tempo storico. L’opera mostra come il piano dell’espressione degli oggetti contribuisca alla costruzione dei valori culturali, articolando il rapporto tra sensibile e intellegibile. Ne emerge una concezione del design come pratica semiotica che espande i valori nella vita quotidiana, distinguendosi dall’arte pur dialogando con essa.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



