Il saggio presenta un progetto di artivismo nato dalla collaborazione di tre dipartimenti dell’Università di Bologna e la compagnia teatrale Cantieri Meticci, costruito a partire dalla rilettura di un testo cosmogonico indigeno: Th’owxiya: the Hungry Feast Dish di Joseph A. Dandurand della Kwantlen First Nation. Il progetto ha intrecciato laboratori partecipativi e performance pubblica per esplorare come cosmogonie orali native, trasformate in letteratura per imposizione coloniale, possano ancora oggi fungere da dispositivi pedagogici in culture disomogenee e distanti dall’ambiente originario di elaborazione. Il percorso ha portato ad una riscrittura collettiva che mette in risalto le storie dei bambini “rubati” delle scuole residenziali, traducendo il mito in pratiche di cura e costruzione di comunità nell’oggi. Attraverso anche la rilettura della figura del trickster e l’uso di pupazzi e videodisegni, lingue e genealogie diverse si sono incontrate per spostare lo sguardo, interrompere le logiche di divoramento/assimilazione e sperimentare forme di appartenenza non omologanti. Il contributo propone “reciprocità” come concetto guida e controcampo dell’estrattivismo: viene così elaborata un’ecologia sociale basata sullo scambio e sulla restituzione, mettendo in scena metamorfosi non punitive ma relazionali tra umano, animale e ambiente. La messa in scena finale, avvenuta il 20 novembre 2025, è stata concepita come primo momento di restituzione in quello che resta un processo in divenire, dove l’oralità rigenera il testo nel corpo sociale e apre alla “giustizia poetica” per nuove possibilità educative e civiche nei territori.

Lamberti, E. (2025). METTERE IN SCENA LA RECIPROCITÀ: STORIE DI TOPI, LUNE, CORVI E BAMBINI RUBATI. ECHO, N. 7 (2025), 220-229.

METTERE IN SCENA LA RECIPROCITÀ: STORIE DI TOPI, LUNE, CORVI E BAMBINI RUBATI

lamberti
Co-primo
2025

Abstract

Il saggio presenta un progetto di artivismo nato dalla collaborazione di tre dipartimenti dell’Università di Bologna e la compagnia teatrale Cantieri Meticci, costruito a partire dalla rilettura di un testo cosmogonico indigeno: Th’owxiya: the Hungry Feast Dish di Joseph A. Dandurand della Kwantlen First Nation. Il progetto ha intrecciato laboratori partecipativi e performance pubblica per esplorare come cosmogonie orali native, trasformate in letteratura per imposizione coloniale, possano ancora oggi fungere da dispositivi pedagogici in culture disomogenee e distanti dall’ambiente originario di elaborazione. Il percorso ha portato ad una riscrittura collettiva che mette in risalto le storie dei bambini “rubati” delle scuole residenziali, traducendo il mito in pratiche di cura e costruzione di comunità nell’oggi. Attraverso anche la rilettura della figura del trickster e l’uso di pupazzi e videodisegni, lingue e genealogie diverse si sono incontrate per spostare lo sguardo, interrompere le logiche di divoramento/assimilazione e sperimentare forme di appartenenza non omologanti. Il contributo propone “reciprocità” come concetto guida e controcampo dell’estrattivismo: viene così elaborata un’ecologia sociale basata sullo scambio e sulla restituzione, mettendo in scena metamorfosi non punitive ma relazionali tra umano, animale e ambiente. La messa in scena finale, avvenuta il 20 novembre 2025, è stata concepita come primo momento di restituzione in quello che resta un processo in divenire, dove l’oralità rigenera il testo nel corpo sociale e apre alla “giustizia poetica” per nuove possibilità educative e civiche nei territori.
2025
Lamberti, E. (2025). METTERE IN SCENA LA RECIPROCITÀ: STORIE DI TOPI, LUNE, CORVI E BAMBINI RUBATI. ECHO, N. 7 (2025), 220-229.
Lamberti, Elena
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1047720
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