Questo contributo sostiene che un’etica antispecista richiede una fondazione ontologica capace di giustificare il rovesciamento delle pratiche ordinarie di sfruttamento degli animali non umani. Contro l’assioma umanista che lega la dignità morale al logos e all’autocoscienza, l’articolo mostra come tale criterio produca esclusioni interne alla stessa “umanità” e alimenti gerarchie. Assumendo la domanda benthamiana sulla sofferenza come punto di svolta, la discussione impiega gli strumenti derridiani di traccia e différance per descrivere l’auto-affezione come struttura generale del vivente: il sé si costituisce sempre come auto-etero-affezione, nella vulnerabilità e nell’esposizione all’altro. Su questa base viene proposta la nozione di auto-zoo-grafarsi come criterio ontologico minimo per l’inclusione etica: è degno di considerazione l’ente capace di costituirsi come sé nel mondo attraverso tracce che lo rendono esposto alla ferita, al dolore e alla perdita, al di qua della distinzione umano/animale.
Munforte, A. (2020). Per un'ontologia antispecista. LIBERAZIONI, 41, 14-25.
Per un'ontologia antispecista
Andrea MunfortePrimo
2020
Abstract
Questo contributo sostiene che un’etica antispecista richiede una fondazione ontologica capace di giustificare il rovesciamento delle pratiche ordinarie di sfruttamento degli animali non umani. Contro l’assioma umanista che lega la dignità morale al logos e all’autocoscienza, l’articolo mostra come tale criterio produca esclusioni interne alla stessa “umanità” e alimenti gerarchie. Assumendo la domanda benthamiana sulla sofferenza come punto di svolta, la discussione impiega gli strumenti derridiani di traccia e différance per descrivere l’auto-affezione come struttura generale del vivente: il sé si costituisce sempre come auto-etero-affezione, nella vulnerabilità e nell’esposizione all’altro. Su questa base viene proposta la nozione di auto-zoo-grafarsi come criterio ontologico minimo per l’inclusione etica: è degno di considerazione l’ente capace di costituirsi come sé nel mondo attraverso tracce che lo rendono esposto alla ferita, al dolore e alla perdita, al di qua della distinzione umano/animale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


