L'assetto della Forlì moderna è basata su due fondamentali interventi: la ricollocazione dell'edificio della stazione, con il disegno del nuovo viale antistante, e la sistemazione del piazzale Casalini, oggi piazzale della Vittoria. Siamo negli anni del regime fascista: Mussolini vuole affermare e pubblicizzare le proprie capacità pianificatorie e realizzative al fine di consolidare il proprio consenso politico. Forlì, nella sua condizione di "città del Duce", è il luogo in cui si concretizzano gli interventi di trasformazione urbana che meglio contribuiscono all'amplificaizone del mito del padre fondatore del regime, all'insegna di una vera e propria celebrazione delle origini a scala nazionale. Il corso Vittorio Emanuele (oggi Corso della Repubblica) assurge al ruolo di nuova polarità urbana, alternativa moderna e politicamente corretta a piazza Saffi, che in misura antitetica è espressione della storia passata, di memorie democratiche e di tradizioni religiose e laiche. L'intenzione dell'editore Aldo Garzanti di istituire nella sua città natale una Fondazione, centro di ospitalità, intitolato ai suoi genitori, per letterati, artisti e scienziati italiani, viene favorevolmente accolta dal Comune di Forlì che nel 1953 concede a tal fine un'area prospiciente il corso Vittorio Emanuele. Garzanti affida il progetto all'architetto milanese Gio Ponti, cui è legato da tempo da collaborazioni editoriali. L'idea progettuale di Ponti consiste essenzialmente nella definzione di due ambiti: uno sul corso Vittorio Emanuele, di carattere pubblico, pensato per accogliere la città e le sue attività, l'altro di carattere privato, più intimo, in cui sono ospitati gli artisti. L'architettura degli edifici ne accompagna ed esalta il carattere: altezze ridotte e spazi piacevoli di sosta e di incontro per le attività pubbliche, solennità e grande visibilità esterna per la Fondazione, ma allo stesso tempo ricerca di separazione e intimità.

Il corso della Repubblica a Forlì: una strada per la città moderna

BRAVO, LUISA
2007

Abstract

L'assetto della Forlì moderna è basata su due fondamentali interventi: la ricollocazione dell'edificio della stazione, con il disegno del nuovo viale antistante, e la sistemazione del piazzale Casalini, oggi piazzale della Vittoria. Siamo negli anni del regime fascista: Mussolini vuole affermare e pubblicizzare le proprie capacità pianificatorie e realizzative al fine di consolidare il proprio consenso politico. Forlì, nella sua condizione di "città del Duce", è il luogo in cui si concretizzano gli interventi di trasformazione urbana che meglio contribuiscono all'amplificaizone del mito del padre fondatore del regime, all'insegna di una vera e propria celebrazione delle origini a scala nazionale. Il corso Vittorio Emanuele (oggi Corso della Repubblica) assurge al ruolo di nuova polarità urbana, alternativa moderna e politicamente corretta a piazza Saffi, che in misura antitetica è espressione della storia passata, di memorie democratiche e di tradizioni religiose e laiche. L'intenzione dell'editore Aldo Garzanti di istituire nella sua città natale una Fondazione, centro di ospitalità, intitolato ai suoi genitori, per letterati, artisti e scienziati italiani, viene favorevolmente accolta dal Comune di Forlì che nel 1953 concede a tal fine un'area prospiciente il corso Vittorio Emanuele. Garzanti affida il progetto all'architetto milanese Gio Ponti, cui è legato da tempo da collaborazioni editoriali. L'idea progettuale di Ponti consiste essenzialmente nella definzione di due ambiti: uno sul corso Vittorio Emanuele, di carattere pubblico, pensato per accogliere la città e le sue attività, l'altro di carattere privato, più intimo, in cui sono ospitati gli artisti. L'architettura degli edifici ne accompagna ed esalta il carattere: altezze ridotte e spazi piacevoli di sosta e di incontro per le attività pubbliche, solennità e grande visibilità esterna per la Fondazione, ma allo stesso tempo ricerca di separazione e intimità.
L. Bravo
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