In Italia, tra il 1794 e il 1798, alcune donne presero energicamente parte ai dibattiti in corso sulla rigenerazione della società, con scritti o discorsi. A loro va il merito di aver saputo indicare con chiarezza la continuità tra la tirannia politica e la tirannia imposta al sesso femminile, facendo della coerenza tra i principi teorici della rivoluzione e la loro applicazione pratica, nei confronti dell’intero genere umano, il banco di prova per testare l’effettività del cambiamento in corso. I contenuti furono piuttosto variegati. Salvo qualche tema ricorrente, come la difesa dell’istruzione femminile che costituisce soprattutto il culmine dell’argomentazione di Rosa Califronia, le visioni politiche restano differenti, come lo sono in larga misura le interpretazioni sul tipo di contributo che il genere femminile può offrire alla società nuova. Ad un estremo, vi è chi, come Teresa Negri e Geltrude Sgargi, persegue l’ideale della complementarietà, esaltando il modello della mater dolorosa che, dopo aver educato i figli al coraggio, accetta il loro sacrificio per il bene della patria. All’altro estremo, c’è chi, come Annetta Vadori o Carolina Arienti Lattanzi, è convinta che si possa «maravigliosamente» equilibrare la differenza dei sessi con l’eguaglianza ontologica e assiologica degli esseri umani, rivendicando perciò la piena titolarità dei diritti, anche politici. Nel mezzo stanno varie altre posizioni, talvolta costrette a mutare nel tempo per ragioni strategiche, come spiegano le donne genovesi sulle pagine del giornale Il Difensore della Libertà; talaltra capaci di trovare appagamento in forme alternative di partecipazione alla cittadinanza, ad esempio tramite la beneficenza, come mostra Claudia Stella. Anche se diversi restano i modi di dispiegarli e risolverli, i problemi posti complessivamente in queste pagine sono quelli canonici sui quali il primo femminismo avrebbe dovuto interrogarsi, e a dir il vero in qualche caso persino incagliarsi.
Vantin, S. (2026). All’ombra della Rivoluzione francese. I diritti delle donne nell’Italia di fine Settecento. Milano-Udine : Mimesis.
All’ombra della Rivoluzione francese. I diritti delle donne nell’Italia di fine Settecento
Serena Vantin
2026
Abstract
In Italia, tra il 1794 e il 1798, alcune donne presero energicamente parte ai dibattiti in corso sulla rigenerazione della società, con scritti o discorsi. A loro va il merito di aver saputo indicare con chiarezza la continuità tra la tirannia politica e la tirannia imposta al sesso femminile, facendo della coerenza tra i principi teorici della rivoluzione e la loro applicazione pratica, nei confronti dell’intero genere umano, il banco di prova per testare l’effettività del cambiamento in corso. I contenuti furono piuttosto variegati. Salvo qualche tema ricorrente, come la difesa dell’istruzione femminile che costituisce soprattutto il culmine dell’argomentazione di Rosa Califronia, le visioni politiche restano differenti, come lo sono in larga misura le interpretazioni sul tipo di contributo che il genere femminile può offrire alla società nuova. Ad un estremo, vi è chi, come Teresa Negri e Geltrude Sgargi, persegue l’ideale della complementarietà, esaltando il modello della mater dolorosa che, dopo aver educato i figli al coraggio, accetta il loro sacrificio per il bene della patria. All’altro estremo, c’è chi, come Annetta Vadori o Carolina Arienti Lattanzi, è convinta che si possa «maravigliosamente» equilibrare la differenza dei sessi con l’eguaglianza ontologica e assiologica degli esseri umani, rivendicando perciò la piena titolarità dei diritti, anche politici. Nel mezzo stanno varie altre posizioni, talvolta costrette a mutare nel tempo per ragioni strategiche, come spiegano le donne genovesi sulle pagine del giornale Il Difensore della Libertà; talaltra capaci di trovare appagamento in forme alternative di partecipazione alla cittadinanza, ad esempio tramite la beneficenza, come mostra Claudia Stella. Anche se diversi restano i modi di dispiegarli e risolverli, i problemi posti complessivamente in queste pagine sono quelli canonici sui quali il primo femminismo avrebbe dovuto interrogarsi, e a dir il vero in qualche caso persino incagliarsi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


