In Le Deuxième Sexe Simone de Beauvoir sviluppava una lunga riflessione sulla storia delle donne, spiegando che quest’ultima è sempre stata «fatta dagli uomini» . Sino almeno alla seconda metà del Novecento, «mai le donne hanno costituito una casta a se stante; e mai hanno cercato di avere una parte nella storia in quanto sesso femminile» . Le leggi e i costumi le hanno sempre mantenute in uno stato di minorità, ponendo impedimenti astratti e concreti contro l’esercizio delle loro libertà . Per questo, la scrittrice francese accoglieva la tesi dell’eccezionalità: le poche figure femminili di spicco di cui ancora ricordiamo i nomi hanno vissuto in «circostanze eccezionali» ; «le donne che hanno compiuto opere paragonabili a quelle degli uomini sono donne che la forza delle istituzioni sociali ha proiettato fuori di ogni differenziazione sessuale», come le regine Isabella la Cattolica, Elisabetta d’Inghilterra, Caterina di Russia . Certo, ci furono periodi in cui le condizioni storiche favorirono l’emersione di «qualche voce solitaria», come quella di Saffo, Christine de Pizan, Mary Wollstonecraft o Olympe de Gouges , ma nel complesso si tratta di personalità dotate di «una grandezza prevalentemente soggettiva», «figure esemplari piuttosto che fattori della storia» . Dunque, regine o geni femminili isolati. Ecco, secondo Beauvoir, le sole donne in grado di resistere all’oblio della storia. Questo volumetto si propone di sfidare l’inflessibilità di tale regola, cercando di dare nuova visibilità, a distanza di più di due secoli, a una polifonia di voci femminili che furono espresse pubblicamente nell’Italia di fine Settecento. Non si trattò né di sovrane né di prodigi eccezionali, bensì di donne comuni, di estrazioni differenti, che, da un lato all’altro della Penisola, imbracciarono le penne o salirono sui podi, animate dal desiderio di contribuire alla causa del grande rinnovamento sociale che pareva dispiegarsi davanti ai loro occhi.
Vantin, S. (2026). I diritti delle donne. Scritti tardosettecenteschi. Milano-Udine : Mimesis.
I diritti delle donne. Scritti tardosettecenteschi
Serena Vantin
2026
Abstract
In Le Deuxième Sexe Simone de Beauvoir sviluppava una lunga riflessione sulla storia delle donne, spiegando che quest’ultima è sempre stata «fatta dagli uomini» . Sino almeno alla seconda metà del Novecento, «mai le donne hanno costituito una casta a se stante; e mai hanno cercato di avere una parte nella storia in quanto sesso femminile» . Le leggi e i costumi le hanno sempre mantenute in uno stato di minorità, ponendo impedimenti astratti e concreti contro l’esercizio delle loro libertà . Per questo, la scrittrice francese accoglieva la tesi dell’eccezionalità: le poche figure femminili di spicco di cui ancora ricordiamo i nomi hanno vissuto in «circostanze eccezionali» ; «le donne che hanno compiuto opere paragonabili a quelle degli uomini sono donne che la forza delle istituzioni sociali ha proiettato fuori di ogni differenziazione sessuale», come le regine Isabella la Cattolica, Elisabetta d’Inghilterra, Caterina di Russia . Certo, ci furono periodi in cui le condizioni storiche favorirono l’emersione di «qualche voce solitaria», come quella di Saffo, Christine de Pizan, Mary Wollstonecraft o Olympe de Gouges , ma nel complesso si tratta di personalità dotate di «una grandezza prevalentemente soggettiva», «figure esemplari piuttosto che fattori della storia» . Dunque, regine o geni femminili isolati. Ecco, secondo Beauvoir, le sole donne in grado di resistere all’oblio della storia. Questo volumetto si propone di sfidare l’inflessibilità di tale regola, cercando di dare nuova visibilità, a distanza di più di due secoli, a una polifonia di voci femminili che furono espresse pubblicamente nell’Italia di fine Settecento. Non si trattò né di sovrane né di prodigi eccezionali, bensì di donne comuni, di estrazioni differenti, che, da un lato all’altro della Penisola, imbracciarono le penne o salirono sui podi, animate dal desiderio di contribuire alla causa del grande rinnovamento sociale che pareva dispiegarsi davanti ai loro occhi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


