L’incontro con il medico costituisce un luogo di cura. Nella sua ovvietà, questa caratteristica istituzionale consegna al medico una responsabilità educativa a volte vista, molto più spesso non vista ma comunque operante. La visita medica, infatti, non è solo un evidente luogo di cura sanitaria, è anche un luogo di cura educativa (Zannini, 2008, 2023): il medico non solo diagnostica e prescrive ma insegna al malato a prendersi cura di sé, mostra l’importanza del prendersi cura di sé, accompagna il prendersi cura di sé, proietta o meno agency sul paziente, dosa il suo scaffolding, mostra il suo orientamento a, e orienta il paziente verso valori culturali come la salute, gli standard di normalità (Ranzani, 2023, 2025a), i modelli e le pratiche culturalmente consacrate (e.g., forme di allattamento, pratiche di svezzamento, gestione del lutto, cfr. Caronia et al., 2023; Caronia, Ranzani, 2024; Ranzani, 2024, 2025b). Inoltre, il medico ratifica, valida, sanziona, istruisce (nel senso tecnico del dare istruzioni), prescrive ossia mette in atto tutta la gamma di azioni linguistiche che caratterizzano il fare educazione. La dimensione educativa del lavoro del medico è sempre stata lì, più o meno efficace ma sempre in opera. Tuttavia, solo recentemente essa è stata tematizzata come specifico ambito di riflessione e ricerca pedagogica (cfr. Bobbo, 2020; Caronia, 2021; Caronia, Ranzani, 2021, 2025b; Caronia et al., 2023; Zannini, 2008, 2023). Nel caso dei minori stranieri non accompagnati, la dimensione educativa del lavoro del medico è probabilmente ancora più visibile. Le prossime pagine sono dedicate ad una riflessione sulle concezioni del Sé in gioco nella pratica medica quando essa coinvolge più persone legittimate a far valere i propri diritti epistemici e deontici relativi ai propri dominii di esperienza e competenza: il medico, il paziente e il suo accompagnatore. In queste circostanze, che le visite mediche ai minori stranieri rappresentano ed evidenziano in modo particolarmente perspicuo (Garfinkel, Wieder, 1992), emergono ed interagiscono due concezioni diverse del Sé: da un lato un’ idea di Sé relazionale, distribuito tra diversi attori sociali, dall’altro una idea di Sé come monade individuale, una concezione quest’ultima che costituisce il pilastro portante di quella che a tutti gli effetti possiamo considerare la dottrina della “cura centrata sul paziente”.

Caronia, L. (2025). Le pratiche di cura e il dogma dell’approccio centrato sul paziente: il caso dei minori stranieri non accompagnati. Una introduzione. Padova : Libreria Universitaria.

Le pratiche di cura e il dogma dell’approccio centrato sul paziente: il caso dei minori stranieri non accompagnati. Una introduzione

L. Caronia
2025

Abstract

L’incontro con il medico costituisce un luogo di cura. Nella sua ovvietà, questa caratteristica istituzionale consegna al medico una responsabilità educativa a volte vista, molto più spesso non vista ma comunque operante. La visita medica, infatti, non è solo un evidente luogo di cura sanitaria, è anche un luogo di cura educativa (Zannini, 2008, 2023): il medico non solo diagnostica e prescrive ma insegna al malato a prendersi cura di sé, mostra l’importanza del prendersi cura di sé, accompagna il prendersi cura di sé, proietta o meno agency sul paziente, dosa il suo scaffolding, mostra il suo orientamento a, e orienta il paziente verso valori culturali come la salute, gli standard di normalità (Ranzani, 2023, 2025a), i modelli e le pratiche culturalmente consacrate (e.g., forme di allattamento, pratiche di svezzamento, gestione del lutto, cfr. Caronia et al., 2023; Caronia, Ranzani, 2024; Ranzani, 2024, 2025b). Inoltre, il medico ratifica, valida, sanziona, istruisce (nel senso tecnico del dare istruzioni), prescrive ossia mette in atto tutta la gamma di azioni linguistiche che caratterizzano il fare educazione. La dimensione educativa del lavoro del medico è sempre stata lì, più o meno efficace ma sempre in opera. Tuttavia, solo recentemente essa è stata tematizzata come specifico ambito di riflessione e ricerca pedagogica (cfr. Bobbo, 2020; Caronia, 2021; Caronia, Ranzani, 2021, 2025b; Caronia et al., 2023; Zannini, 2008, 2023). Nel caso dei minori stranieri non accompagnati, la dimensione educativa del lavoro del medico è probabilmente ancora più visibile. Le prossime pagine sono dedicate ad una riflessione sulle concezioni del Sé in gioco nella pratica medica quando essa coinvolge più persone legittimate a far valere i propri diritti epistemici e deontici relativi ai propri dominii di esperienza e competenza: il medico, il paziente e il suo accompagnatore. In queste circostanze, che le visite mediche ai minori stranieri rappresentano ed evidenziano in modo particolarmente perspicuo (Garfinkel, Wieder, 1992), emergono ed interagiscono due concezioni diverse del Sé: da un lato un’ idea di Sé relazionale, distribuito tra diversi attori sociali, dall’altro una idea di Sé come monade individuale, una concezione quest’ultima che costituisce il pilastro portante di quella che a tutti gli effetti possiamo considerare la dottrina della “cura centrata sul paziente”.
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Educare curando. La collaborazione interprofessionale nelle cure sanitarie tra educazione e comunicazione
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Caronia, L. (2025). Le pratiche di cura e il dogma dell’approccio centrato sul paziente: il caso dei minori stranieri non accompagnati. Una introduzione. Padova : Libreria Universitaria.
Caronia, L.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11585/1042450
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