La postfazione analizza l’autoetnografia di malattia come pratica epistemologica e politica capace di mettere in crisi la tradizionale separazione tra corpo vissuto e saperi biomedici. A partire dal volume La dialettica del mio corpo disabile di Alessandra Strano, il testo mostra come il corpo sofferente emerga non solo come luogo di sintomi e diagnosi, ma come soggetto attivo di conoscenza, resistenza e negoziazione con i dispositivi medici. Attraverso il dialogo con l’antropologia medica e la letteratura sulle narrazioni di malattia, la postfazione evidenzia il valore epistemico della testimonianza incarnata, la performatività del dolore nella ridefinizione identitaria e il carattere intrinsecamente sociale e culturale dell’esperienza patologica. L’autoetnografia viene inoltre interpretata come strumento critico di decostruzione delle categorie diagnostiche e delle asimmetrie di potere che attraversano il discorso biomedico, configurandosi come forma di agentività e di decolonizzazione epistemica. Infine, il contributo riflette sulle implicazioni transdisciplinari di tali pratiche narrative, sottolineando la loro rilevanza per lo sviluppo di una medicina narrativa e partecipativa, capace di riconoscere il sapere incarnato dei soggetti sofferenti e di ampliare i confini della relazione di cura oltre il solo ambito clinico.
Quaranta, I. (2025). Il corpo come archivio di contro-sapere: riflessioni epistemologiche sulle autoetnografie di malattia. Firenze : Editpress.
Il corpo come archivio di contro-sapere: riflessioni epistemologiche sulle autoetnografie di malattia
Ivo Quaranta
2025
Abstract
La postfazione analizza l’autoetnografia di malattia come pratica epistemologica e politica capace di mettere in crisi la tradizionale separazione tra corpo vissuto e saperi biomedici. A partire dal volume La dialettica del mio corpo disabile di Alessandra Strano, il testo mostra come il corpo sofferente emerga non solo come luogo di sintomi e diagnosi, ma come soggetto attivo di conoscenza, resistenza e negoziazione con i dispositivi medici. Attraverso il dialogo con l’antropologia medica e la letteratura sulle narrazioni di malattia, la postfazione evidenzia il valore epistemico della testimonianza incarnata, la performatività del dolore nella ridefinizione identitaria e il carattere intrinsecamente sociale e culturale dell’esperienza patologica. L’autoetnografia viene inoltre interpretata come strumento critico di decostruzione delle categorie diagnostiche e delle asimmetrie di potere che attraversano il discorso biomedico, configurandosi come forma di agentività e di decolonizzazione epistemica. Infine, il contributo riflette sulle implicazioni transdisciplinari di tali pratiche narrative, sottolineando la loro rilevanza per lo sviluppo di una medicina narrativa e partecipativa, capace di riconoscere il sapere incarnato dei soggetti sofferenti e di ampliare i confini della relazione di cura oltre il solo ambito clinico.| File | Dimensione | Formato | |
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