Il testo esplora la nozione di appropriazione nell’ambito alimentare come modello critico per comprendere il rapporto umano con il vivente e con il territorio. L’atto di nutrirsi viene messo in tensione con le questioni etiche contemporanee — antispecismo, dignità dell’intelligenza non umana, sfruttamento delle risorse — mostrando come ogni ingestione implichi una forma di usufrutto e trasformazione reciproca. L’appropriazione si distingue tanto dal consumo quanto dalla semplice trasmissione di informazioni, perché comporta un lavoro bilaterale che modifica sia il soggetto sia ciò di cui si appropria. Le compensazioni simboliche (giardino, commensalità, metafore gastronomiche) rivelano l’impossibilità di neutralizzare completamente il sacrificio dell’alterità. La degustazione, apparentemente estetizzata, maschera invece una tensione indiziaria e mnestica che coinvolge l’identità sensibile dell’altro. Il testo propone infine una ecologia dell’appropriazione che unisce metabolizzazione e valorizzazione dell’alterità, ponendo l’uomo come mediatore responsabile piuttosto che come terminale del processo.
Basso, P. (2020). Appropriazione. Milano : La nave di Teseo.
Appropriazione
Pierluigi Basso Fossali
2020
Abstract
Il testo esplora la nozione di appropriazione nell’ambito alimentare come modello critico per comprendere il rapporto umano con il vivente e con il territorio. L’atto di nutrirsi viene messo in tensione con le questioni etiche contemporanee — antispecismo, dignità dell’intelligenza non umana, sfruttamento delle risorse — mostrando come ogni ingestione implichi una forma di usufrutto e trasformazione reciproca. L’appropriazione si distingue tanto dal consumo quanto dalla semplice trasmissione di informazioni, perché comporta un lavoro bilaterale che modifica sia il soggetto sia ciò di cui si appropria. Le compensazioni simboliche (giardino, commensalità, metafore gastronomiche) rivelano l’impossibilità di neutralizzare completamente il sacrificio dell’alterità. La degustazione, apparentemente estetizzata, maschera invece una tensione indiziaria e mnestica che coinvolge l’identità sensibile dell’altro. Il testo propone infine una ecologia dell’appropriazione che unisce metabolizzazione e valorizzazione dell’alterità, ponendo l’uomo come mediatore responsabile piuttosto che come terminale del processo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


